Siamo davanti ad una vera "coltura miracolosa" o all'ennesimo "hype", diffuso in internet ogniqualvolta che una grossa azienda cerca di attirare degli investitori? Come diceva il grande divulgatore scientifico Carl Sagan, "Affermazioni forti richiedono prove forti", ciò che il sito della multinazionale promotrice non fornisce. Come in altre occasioni, proponiamo ai lettori un'analisi dei dati disponibili, con l'intento di sfatare pubblicità ingannevoli a tutela degli imprenditori agricoli.


La scheda botanica

Il cavolo d'Abissinia (Brassica carinata), detto anche senape abissina, appartiene alla famiglia delle Brassicaceae ed è quindi un parente della colza (Brassica napus), della senape indiana (Brassica juncea), della rapa comune (Brassica rapa), dei friarielli (Brassica ruvo) e di tutte le varietà di Brassica olereacea, come: i cavoli, i cavolini di Bruxelles, i cavolfiori e i broccoli.

La Brassica carinata si può coltivare come sovescio invernale, quindi non interferisce con le colture cerealicole ad uso alimentare. Se trinciata e incorporata al terreno durante il momento della fioritura, quando la sua concentrazione di glucosinolati è massima, ha un potere biofumigante per il controllo dei nematodi.
 
Invece, quando la sua maturazione è portata a termine la biomassa residua non avrà effetto biofumigante, ma incorporerà carbonio e restituirà nutrienti al terreno, riducendo le emissioni ad effetto climalterante. In 3 tonnellate/ettaro di granella raccolta vi è circa il 36,8% di olio; si tratta di un rendimento inferiore a quello della colza e del lino, ma con maggiori concentrazioni di acido erucico, che rende l'olio non commestibile ma molto adatto ad usi industriali, come la fabbricazione di tensioattivi e nylon 13.13 (Rif. [i] e Tabella 1). Il pannello residuo dell'estrazione è tossico per il suo contenuto di glicosinolati e tracce di acido erucico, per cui il suo utilizzo più immediato è come fungicida e nematocida (Rif. [ii] e articolo menzionato prima). Va segnalato però che il tenore e la qualità delle proteine del pannello di cavolo abissino sono potenzialmente interessanti per l'impiego nei mangimi. Perciò una parte della ricerca internazionale si è concentrata sull'eliminazione delle componenti tossiche o sullo sviluppo di cultivar a bassa tossicità. L'estrazione dell'olio mediante solventi, al posto della tradizionale spremitura meccanica, si è rivelata efficace per ottenere un pannello atossico (Rif. [iii]).

Tabella: Profili dei grassi di alcune oleaginose
Tabella 1: Profili dei grassi di alcune oleaginose
(Fonte foto: tesi dottor Michele Minardo (Rif. [i] già citato))
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L'interesse per questa coltura in Europa non è nuovo. Già nel 1997 un consorzio di ricerca - del quale era membro l'Enea - ricevette dall'Ue 1.156.000 euro per un progetto di ricerca da 2.166.000 euro il cui scopo era valutare la resa di biodiesel in ambiente Mediterraneo semi-arido. All'estero l'interesse della ricerca si divide fra la produzione di biodiesel e l'utilizzo della pianta per la fitodepurazione di suoli inquinati da metalli pesanti (Rif. [iv]). Secondo uno studio condotto in Italia, la produzione di biodiesel di cavolo abissino diventa più sostenibile di quella di colza a condizione che il pannello venga impiegato come biofumigante. In questa ipotesi, l'intera filiera avrebbe un effetto di "carbon sink" equivalente: -55,5 g eq. CO2/MJ di biodiesel nel caso della Brassica carinata, contro i +16 g eq. CO2/MJ di biodiesel della colza (Rif. [v]).

Nonostante la coltura di Brassica carinata nei terreni marginali del nostro paese (Rif. [vi] e [vii]) e la maggiore sostenibilità del biodiesel ricavabile da questa pianta siano state dimostrate da studi scientifici, la classe politica italiana ha fatto poco o niente per incentivare la sua produzione. L'Eni, addirittura, ha preferito continuare ad importare l'insostenibile olio di palma, malgrado abbia ricevuto una condanna dall'autorità Antitrust con la quale è stata intimata a pagare una multa di 5 milioni di euro. Nell'Ue la colza continua ad essere la regina delle colture energetiche oleaginose (Rif. [viii]) con il 50% della produzione di biodiesel (dati Fediol) concentrata in Francia (1.107.000 tonnellate) e Germania (857mila tonnellate) (Rif. [ix]).

Dall'altra sponda dell'Atlantico le cose sembrano andare in modo molto diverso. Nelle ultime settimane, il Biofuels digest, il principale sito americano specializzato in bioenergie, sta creando una nuova bolla speculativa sulla senape abissina. Riassumendo i vari articoli del portale americano: la canadese Agrisoma, detentrice - a dir loro - della maggiore collezione mondiale di germoplasma di B. carinata è stata comprata dalla sementiera Nuseed, società appartenente al Gruppo australiano Nufarm. La multinazionale ha fatto certificare come "sostenibile" il biodiesel da Brassica carinata prodotto in Uruguay, aderendo al Roundtable on sustainable biomaterials (Rsb). Quest'ultimo è un consorzio internazionale con sede in Svizzera, che si avvale dei servizi di enti certificatori esterni.

L'argomento con il quale Agrisoma cerca di attirare investitori e clienti è l'elevato contenuto di proteine del pannello di Brassica carinata, circa il 47%, che renderebbe il biodiesel "sostenibile" perché non in concorrenza con la produzione di mangimi. Si tratterebbe inoltre di un mangime Ogm-free approvato - secondo la stampa - dalla Canadian food inspection agency (Cfia), dalla US Food and drug administration (Fda) e dall'European food safety authority (Efsa). Inoltre, sarebbero le uniche proteine provenienti da una coltura omologata come sostenibile dall'Rsb.
  
Allo scopo di valutare se le asseverazioni di Agrisoma ne giustificano un investimento proponiamo ai nostri lettori un esercizio di metodo cartesiano, basandoci sui dati obiettivi e verificabili di cui disponiamo:
  • Il marketing statunitense sembra sorvolare sul fatto che, in data primo febbraio 2021, l'Rsb può solo certificare la sostenibilità dei biocarburanti di prima generazione ai sensi della Red I, fatto chiaramente specificato nella pagina web dell'ente. Ricordiamo che la Red I (Renewable energy directive 2009/28/EC) è stata sostituita dalla Red II (Renewable energy directive 2018/2001/EU, il testo è in italiano in questa pagina).
  • L'Rsb, oltre ad essere "extracomunitario" perché basato in Svizzera, promuove un suo proprio standard di certificazione volontaria, però non riconosciuto da alcuno Stato. Si tratta di un sistema al quale le aziende possono aderire - pagando - per questioni di marketing o di etica corporativa, ma l'unico standard ufficiale in vigore in Europa, per certificare la sostenibilità di un biocarburante, è la Red II. Ci sono molti enti "europei" in grado di fornire i loro servizi di certificazione ai sensi dalla suddetta direttiva. Il fatto che l'Rsb non abbia dichiarato "sostenibile" un altro biocarburante che annoveri proteine fra i suoi sottoprodotti, non significa che non ne esistano di equivalenti. Di fatto, il pannello di colza è largamente utilizzato in alimentazione animale ed il suo biodiesel viene contabilizzato come "sostenibile" nelle statistiche europee.
  • La Corte europea dei revisori ha questionato la validità dei sistemi volontari di certificazione (Rif. [x]) nel suo rapporto: Special report No 18/2016: The EU system for the certification of sustainable biofuels. Il fatto che Agrisoma abbia affidato all'Rsb la certificazione è solo una scelta aziendale e quindi non prova che il loro prodotto sia "il più sostenibile" e nemmeno che sia sostenibile ai sensi della Red II.
  • L'affermazione di Agrisoma sull'approvazione da parte dell'Efsa dell'utilizzo del pannello di senape abissina per produrre i mangimi animali ci sembra priva di fondamento perché tale ingrediente è incluso nella direttiva 2002/32/CE, del Parlamento europeo e del Consiglio del 7 maggio 2002, tra l'elenco delle sostanze indesiderabili nell'alimentazione degli animali, ed è anche stata recepita in Italia con il dlgs. 10 maggio 2004, n. 149, Allegato I. Quest'ultimo stabilisce che il pannello di B. carinata può essere presente nei mangimi in quantità così piccole da non essere rilevabili, quindi la sostenibilità del biodiesel secondo il protocollo dell'Rsb è forse applicabile in Canada e negli Usa, ma non di certo nell'Ue.


Conclusioni

La campagna di marketing del Biofuel digest a favore di Agrisoma, basata su alcuni fatti veri ma apparentemente magnificati ad arte, ed altri fatti non dimostrati obiettivamente, rischia di vanificare i reali benefici di una coltura energetica all'oggi ancora poco sfruttata ma meritevole di essere incentivata.

Le esperienze condotte in Italia dimostrano che la coltivazione della senape abissina su terreni marginali semi-aridi può fornire biodiesel con minori emissioni di CO2 di quello di colza, a condizione che il pannello venga poi utilizzato per la biofumigazione. Ricordiamo inoltre che la colza richiede terreni migliori e maggiore apporto idrico, quindi entra parzialmente in competizione con le colture alimentari. L'olio di B. carinata consente di ricavare un biodiesel atto sia per autotrazione e sia come carburante aeronautico, e potenzialmente anche bioplastiche. La capacità della senape abissina di assorbire metalli pesanti dal terreno e di accumularli nello stelo, la rende potenzialmente utile anche per la fitorimediazione di aree inquinate, come quelle adiacenti all'Ilva di Taranto o alle discariche dismesse.


Bibliografia

[i] Minardo, M., Valutazione agronomica di specie oleaginose annuali ai fini produttivi e qualitativi per la produzione di biodiesel in ambiente mediterraneo; Tesi di dottorato di ricerca in Scienze e tecnologie agrarie tropicali e subtropicali, XXV ciclo: 2010-2012.
[ii] C. Pane, D. Villecco, M. Zaccardelli; Impiego agrochimico delle farine di Brassica carinata per lo sviluppo di un biofungicida multicomponente. Atti del convegno I sottoprodotti agroforestali e industriali a base rinnovabile, Ancona 26 e 27/09/2013.
[iii] Nega T, Woldes Y. Review on nutritional limitations and opportunities of using rapeseed meal and other rape seed by-products in animal feeding. J Nutr Health Food Eng. 2018;8(1):43?48.
[iv] Purakayastha, T.J.; Viswanath, T.; Bhadraray, S.; Chhonkar, P.K.; Adhikari, P.P.; Suribabu, K. Phytoextraction of zinc, copper, nickel and lead from a contaminated soil by different species of Brassica. Int. J. Phytoremediation.2008,10, 61-72.
[v] D'Avino, R. Dainelli, L. Lazzeri, P. Spugnoli; Il ruolo dei coprodotti nella sostenibilità di filiere bioenergetiche: confronto tra filiere di colza e carinata. L.; Atti del convegno I sottoprodotti agroforestali e industriali a base rinnovabile, Ancona 26 e 27/09/2013.
[vi] Montemurro, F.; Diacono, M.; Scarcella, M.; Andrea, L.D.; Boari, F.; Santino, A.; Mastrorilli, M. Agronomic performance for biodiesel production potential of Brassica carinata A. Braun in Mediterranean marginal areas. Ital. J. Agron.2016,11, 57-64.
[vii] Stamigna, C.; Chiaretti, D.; Chiaretti, E.; Prosini, P.P.; Centro, E.; Casaccia, R.; Maria, S. Oil and furfural recovery from Brassica carinata. Biomass bioenergy2012,39, 478-483.
[viii] Massimo Cardone, Marco Mazzoncini, Stefano Menini, Vittorio Rocco, Adolfo Senatore, Maurizia Seggiani, Sandra Vitolo, Brassica carinata as an alternative oil crop for the production of biodiesel in Italy: agronomic evaluation, fuel production by transesterification and characterization, Biomass and bioenergy, Volume 25, Issue 6, 2003, pages 623-636, ISSN 0961-9534.
[ix] Statistiche ufficiali della Ce, scaricabili da questa pagina, file con i dati.
[x] Pur non essendo una fonte peer-reviewed, questo articolo su Biodiesel Magazine merita una lettura.