Bricchette di biomassa

Allo studio una integrazione alle norme ISO per favorire le specificità italiane. A cura di Mario A. Rosato

Mario A. Rosato di Mario A. Rosato

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Diverse forme di bricchette legnose e non
Fonte foto: Collage dell'autore da fonti varie

Si definiscono "bricchette" (dal francese briquette, mattonella) le barre di biomassa solida addensata, ottenute mediante estrusione o pressatura, di diametro esterno superiore ai 20 mm. Le forme più frequenti sono svariate, perlopiù cilindri, a sezione piena o forata, e i parallelepipedi.

Le caratteristiche qualitative delle bricchette legnose e non legnose sono definite rispettivamente dalle norme UNI EN ISO 17225-3 e 17225-7.

Le bricchette devono essere realizzate dalla lavorazione di biomasse legnose di origine forestale: cime, ramaglie, corteccia, scarti da segheria, oppure di origine agricola: tralci di viti, potatura di alberi da frutta, ecc. Non è consentito l'utilizzo di legno che sia stato trattato con composti chimici, quali: vernici, colle, antifungini, acidi o alcali. Le biomasse non legnose, atte alla fabbricazione di bricchette, si classificano in erbacee - di origine agricola -, da frutti e semi - agricole o agroindustriali - e acquatiche.

Le norme prevedono anche la possibilità di realizzare miscele e miscugli. Una miscela si ottiene mischiando intenzionalmente biomasse legnose e non, in proporzioni predefinite. Un miscuglio è una miscela non intenzionale, ad esempio quella risultante da operazioni di raccolta e stoccaggio alla rinfusa di biomasse legnose ed erbacee. Le bricchette di biomassa legnosa sono abbastanza note al pubblico, in quanto diffuse come alternativa alla legna per caminetti domestici. Le bricchette di biomasse erbacee e miste sono utilizzate esclusivamente in impianti di biomassa industriali, dotati di appositi sistemi di controllo della combustione e trattamento dei fumi, necessari per gestire correttamente il grande diametro ed il basso punto di fusione delle ceneri che caratterizzano tali biomasse.


Perché serve una norma integrativa

In Italia esiste una grande disponibilità di biomasse, che non sono state previste nelle norme ISO EN, ma ritenute economicamente rilevanti per il nostro paese. Alcuni esempi di biomasse "mediterranee", non contemplate nelle norme internazionali, sono: le sanse ed il nocciolino di oliva, i gusci di mandorle, noci e noccioline, le vinacce esauste, il fieno e l'erba medica non più adatti per alimentazione animale, le canne di Arundo donax, e le buccette di pomodoro. Tali biomasse hanno un buon potere calorifico, ma si caratterizzano per gli alti contenuti di potassio e cloro, che rendono le loro ceneri particolarmente dannose per gli impianti di combustione. I sali di potassio hanno un basso punto di fusione per cui volatilizzano assieme al fumo ma cristallizzano sulle pareti di camini e tubazioni, riducendo l'efficienza dello scambio termico (Foto 1). I sali di cloro sono invece particolarmente corrosivi.

Incrostazioni causate dalle ceneri a basso punto di fusione sul fascio tubiero di una caldaia industriale
Foto 1: Incrostazioni causate dalle ceneri a basso punto di fusione sul fascio tubiero di una caldaia industriale
(Fonte foto: Thermodyne engineering systems)

Il processo di bricchettazione ammette esclusivamente l'impiego di acqua, aria, calore e pressione. L'aggiunta di qualsiasi prodotto chimico è esclusa ad eccezione di alcuni additivi, organici ed inorganici, definiti nella norma UNI EN ISO 17225-1. La funzione degli additivi organici è facilitare l'agglomerazione delle particelle di biomassa e/o aumentare il potere calorifico complessivo della bricchetta. Gli additivi inorganici servono, invece, ad aumentare il punto di fusione delle ceneri in modo da evitare o quanto meno contenere la formazione di depositi, come quelli mostrati nella Foto 1.

La Foto 2 mostra alcuni esempi di aumento del punto di fusione delle ceneri, ottenibile mediante l'aggiunta di una miscela composta dal 90% di carbonato di calcio e 10% di carbonato di magnesio.


Foto 2: Punto di fusione delle ceneri di alcune biomasse in funzione dell'aggiunta di una miscela composta da 90% di carbonato di calcio e 10% di carbonato di magnesio
(Elaborazioni grafiche dell'autore, dati tratti dal progetto di norma)


Le novità normative

Nel progetto di norma, identificato con il codice interno UNI1604704, si prevede la creazione della categoria C1 di bricchette di biomassa legnosa e delle categorie C2 e C3 di biomasse non legnose. L'umidità massima consentita, per tutte e tre le categorie, sarà il 15%. Il potere calorifico superiore, invece, sarà diverso in funzione della categoria: almeno pari a 4 kWh/kg t.q. (chilogrammi tale quale) per la categoria C1; pari al 3,9 kWh/kg t.q. per la categoria C2; e qualsiasi valore per la categoria C3, ma in quest'ultimo caso vige l'obbligo per il venditore di dichiararlo nella documentazione commerciale.

La norma definisce anche il contenuto di cenere massimo e di additivi per ciascuna categoria di bricchetta: pari al 5% e meno del 2% di additivi per la C1; il 12% di ceneri totali, con un limite di 5% per gli additivi per la C2 e, infine, nessuna limitazione per la categoria C3, soltanto l'obbligo di dichiarare tutte le caratteristiche nella documentazione commerciale.
Nessun obbligo, invece, per il punto di fusione delle ceneri e l'area superficiale della bricchetta, tali parametri potranno essere facoltativi: il produttore e compratore potranno eventualmente concordare caso per caso.

L'iter normativo prevede un'indagine interna alla Commissione tecnica del Cti (Comitato termotecnico italiano) il 7 gennaio 2019, e l'indagine pubblica dell'UNI che verrà pubblicata in questo sito, probabilmente a febbraio o marzo del 2019.
Chiunque fosse interessato potrà accedere al sito, cercare il progetto UNI1604704, scaricare la bozza di norma e, se lo riterrà opportuno, formulare commenti e richieste di modifica o integrazioni, utilizzando l'apposito modulo online messo a disposizione.

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Fonte: Agronotizie

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Tag: biomasse legna

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