Svelato il segreto della crescita delle piante

Ricerca dell'Università 'La Sapienza' di Roma che apre nuove frontiere per un'agricoltura sostenibile

Questo articolo è stato pubblicato oltre 11 anni fa

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Agricoltura sostenibile e sviluppo delle piante, i risultati della ricerca

Piante in grado di prosperare su terreni aridi o con poca acqua grazie al controllo sulla crescita delle radici, aumento della produzione di alimenti e materie prime senza ricorrere ad un uso massiccio di fertilizzanti: è una delle possibili applicazioni della ricerca coordinata da Sabrina Sabatini presso il gruppo di ricerca del professor Paolo Costantino al Dipartimento di Genetica e biologia molecolare dell'Università 'La Sapienza' di Roma sul funzionamento di auxina e citochinina, le sostanze che regolano lo sviluppo delle piante.
Negli ultimi anni la ricerca scientifica aveva potuto dimostrare che i due ormoni vegetali agiscono in maniera opposta e bilanciata: l'auxina induce le cellule a dividersi, mentre la citochinina le stimola a differenziarsi. Ma il meccanismo di interazione era rimasto finora oscuro.
 
La ricerca della Sapienza dimostra come l'auxina e la citochinina interagiscono a livello genetico e molecolare. Utilizzando come sistema modello la radice della pianta Arabidopsis thaliana, sono stati identificati i geni tramite i quali i due ormoni comunicano, controllando reciprocamente la produzione e distribuzione l'uno dell'altro, e assicurando così un continuo equilibrio tra lo stimolo alla divisione e quello al differenziamento delle cellule staminali.
Questi risultati aprono nuove importanti prospettive di ricerca fondamentale e di applicazioni biotecnologiche.
 
In particolare offrono la possibilità di comprendere e quindi di controllare la crescita degli organi della pianta e di tracciare un modello di funzionamento delle cellule staminali nelle piante, dal quale si potranno ricavare principi e meccanismi validi anche per quelle umane. Va sottolineato che questi risultati possono essere ottenuti modificando per selezione geni della pianta stessa senza fare ricorso a ogm.
 
Il lavoro, pubblicato sul corrente numero della prestigiosa rivista scientifica americana Science è stato interamente concepito e in massima parte realizzato alla Sapienza.

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