In agricoltura la sicurezza sul lavoro è ancora un miraggio. Il settore primario presenta un indice di incidenza degli infortuni due volte superiore alla media della totalità dei comparti, superando anche il settore delle costruzioni (dati Inail 2016). Il tasso di incidenza degli infortuni mortali durante il lavoro agricolo è quadruplo rispetto a quello medio.

 

"Il rischio infortunistico in agricoltura resta il più alto, ma negli ultimi anni c'è stata una riduzione del numero di denunce ogni mille lavoratori: siamo passati da oltre 45 nel 2015 a 36 denunce nel 2019" ha spiegato Daniele Puri dell'Inail al Convegno "Salute, sicurezza e legalità del lavoro agricolo" tenutosi a Fieragricola 2022.

 

Infortuni mortali ufficiali e non

Secondo l'Inail nel 2018 gli infortuni mortali con trattori coinvolti sono stati 135 e nel 2020 gli infortuni mortali con mezzi di trasporto denunciati in agricoltura sono stati 34 (21 sul lavoro e 13 in itinere). Tuttavia, l'Osservatorio Indipendente del Disaa dell'Università di Milano sostiene che solo gli incidenti mortali per ribaltamento dei trattori sono tra i 110 e i 140 all'anno. Cifre che si confermano di anno in anno.


Infortuni mortali denunciati in agricoltura negli ultimi anni

Infortuni mortali denunciati in agricoltura negli ultimi anni

(Fonte foto: Inail)

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La discrepanza tra i numeri ufficiali e quelli ufficiosi è dovuta al fatto che l'Inail registra solo i lavoratori deceduti in possesso di un regolare contratto e iscritti all'Inps, non tenendo conto dei tanti collaboratori e hobby farmer che operano nelle aziende agricole senza nessun tracciamento. Sicuramente, l'emersione del lavoro nero promossa dagli ultimi Piani Regionali di Prevenzione approvati nel 2021, favorisce una convergenza dei dati.

 

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Intanto, sulla base dei dati disponibili, l'Inail ha rilevato che la maggior parte dei soggetti coinvolti negli infortuni è costituita da cittadini italiani (90% dei casi), ha esperienza pluriennale (84%) e lavora in piccole imprese. Gli incidenti riguardano spesso titolari senza dipendenti e pensionati, nonché over 50 (Fonte: Rapporto 2018 sugli infortuni mortali in agricoltura).

 

Trattori e alberi cardanici, meglio stare attenti

Gli infortuni mortali avvengono principalmente per perdita di controllo dei mezzi agricoli (49% dei casi, perlopiù ribaltamenti), caduta da edifici (15%) e contatto con organi lavoranti in movimento (12%). Gli operatori perdono il controllo delle macchine - in genere, trattrici collegate ad attrezzi, cisterne o rimorchi - più durante le operazioni agricole che nei trasferimenti su strada. Oltre ai trattori, sono coinvolti in ribaltamenti anche carrelli elevatori, mezzi di movimentazione materiali e motocoltivatori.

"Tre volte su quattro il ribaltamento delle trattrici inizia lateralmente, ma talvolta anche posteriormente o anteriormente" dichiara Domenico Pessina, professore di Meccanica Agraria dell'Università di Milano che coordina l'Osservatorio Indipendente. "In ogni caso, alla fine il trattore finisce ribaltato di lato". La perdita di controllo può essere provocata da errori di manovra, dovuti alla valutazione scorretta delle condizioni operative e da carenze delle macchine.


Trattori ribaltati con Rops abbattuti

Trattori ribaltati con Rops abbattuti

(Fonte foto: Inail)


Ogni anno il contatto con gli alberi cardanici causa 10-12 decessi. Si rischia molto se si accede all'attrezzatura senza spegnere la Pto, si indossa un abbigliamento inadeguato (tute, pantaloni, guanti con lembi svolazzanti) e si utilizza un albero cardanico con protezioni in cattivo stato o assenti. Per lavorare in sicurezza, è bene seguire le istruzioni dei libretti d'uso, mantenere in buone condizioni la cuffia di protezione della parte terminale del giunto scoperto e controllare che l'albero sia ben fissato alla Pto e lubrificato.

 

Rops e cinture: cruciali per la sicurezza

Evitare incidenti per ribaltamento è più complesso poiché molti dei trattori in circolazione - che in Italia hanno un'età media di 27 anni - sono privi di Rops, Roll Over Protective Structure, e cinture di sicurezza oppure dotati di roll bar modificati o in cattivo stato. Anche quando presenti, Rops e cinture spesso non vengono usati per negligenza, ma solo il loro impiego contemporaneo garantisce la sicurezza dei conducenti in caso di capovolgimento.

Nonostante dal 1974 in Italia sia obbligatorio installare Rops per le trattrici convenzionali, l'Inail stima che il parco nazionale trattori conti circa 668mila unità prive di strutture di protezione, oltre che 1.240mila unità senza cinture di sicurezza. Tali numeri, che tra l'altro non includono alcuni tipi di trattori immessi sul mercato in certi periodi, sono ora inferiori grazie all'adeguamento dei modelli datati intrapreso in seguito all'emanazione delle Linee Guida Inail nel 2006.

Dal 2009, anno in cui sono iniziati gli adeguamenti, circa 100mila unità - secondo l'Inail - sono state munite di strutture di protezione e un numero significativamente maggiore è stato dotato di cinture di sicurezza.
Per favorire l'adozione dei sistemi di protezione, un team dell'Inail sta progettando telai più compatti per il lavoro sottochioma (Compact Rops o Crops) e telai a sollevamento assistito che agevolano i driver o automatico che si alzano quando necessario. "In arrivo nel 2022, i Rops a sollevamento assistito sono dotati di attuatori e sistemi di blocco particolari" fa sapere Daniele Puri. "Per il 2023, stiamo studiando un Compact Tractor 4.0 che, alto solo 153 centimetri, presenta un rischio di ribaltamento ridotto".


Telai di protezione Compact Rops o Crops

Telai di protezione Compact Rops o Crops

(Fonte foto: Inail)

 

Anche i rimorchi fanno la loro parte

I sistemi di protezione servono in campo come su strada. "Il 25-30% degli incidenti mortali per ribaltamento registrati ogni anno avviene durante trasferimenti stradali" sottolinea Pessina. "Tra le cause troviamo il comportamento degli altri utenti, il malfunzionamento dell'impianto frenante delle trattrici o il traino di rimorchi che, collegati male o con freni in cattivo stato, spingono in avanti i trattori in frenata o in curva causando anche l'invasione dell'altra corsia o l'uscita di strada".

In Italia ci sono tanti rimorchi datati: a maggio 2019 le macchine agricole trainate (comprendenti rimorchi con asse motore, botti, con cassone, con cassone ribaltabile, con apparecchiatura e con pianale) immatricolate prima del 1983 contavano ben 191mila unità. A queste si devono aggiungere quelle registrate negli anni successivi e quelle non immatricolate.
Tra l'altro, spesso i rimorchi in uso non immatricolati circolano ugualmente su strade pubbliche, pur essendo privi di sistema frenante ed impianto d'illuminazione obbligatori per la circolazione stradale.

Garantiscono una guida più sicura i rimorchi oltre i 60 quintali e i nuovi modelli Mother Regulation che montano obbligatoriamente un impianto frenante idraulico o pneumatico capace di garantire una frenata anticipata ed evitare spinte indesiderate. "Il problema della sicurezza si pone soprattutto con i rimorchi sotto i 60 quintali che possono avere un impianto frenante meccanico, piuttosto complesso da usare" specifica Pessina.

 

Revisione, ancora troppi ostacoli

Per ridurre gli infortuni con i macchinari "occorre aumentare gli standard di sicurezza dei mezzi tramite l'aggiornamento delle normative e controllare i modelli non conformi mediante l'attività di vigilanza" sottolinea Puri. "Inoltre, è importante formare gli operatori spesso anziani o stranieri, sui rischi e sul corretto utilizzo dei mezzi. Una bassa professionalità si traduce quasi sempre in un alto rischio di infortuni".

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Contribuirebbe fortemente all'aumento della sicurezza anche la partenza della revisione, possibile solo con l'arrivo del Decreto attuativo che ancora non è stato emanato dai ministeri competenti.

 

Più macchine nuove, meno infortuni

Se resta vero che non è ancora possibile revisionare il parco macchine, si può provare a svecchiarlo almeno in parte, sfruttando gli incentivi per l'acquisto di trattori nuovi, molto più sicuri.

 

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La Nuova Sabatini, il credito d'imposta, gli ultimi bandi Isi e il Pnrr, che metterà sul piatto 500 milioni di euro, favoriscono gli investimenti nel nuovo. Tuttavia, per ottenere un'inversione di tendenza significativa, sono imprescindibili azioni di finanziamento strutturali e la partenza del sistema di revisione.