Sulla revisione delle macchine agricole si sono spesi fiumi di inchiostro e più volte abbiamo pensato "Questa è la volta buona!".

Dopo tutti questi anni, pur convinti che un epilogo dovrà esserci, siamo diventati diffidenti e all'annuncio di una imminente pubblicazione dell'ormai famoso Decreto mancante alla revisione delle macchine agricole (Legge dal 2015), abbiamo voluto verificare.

"La pignoleria e costanza che abbiamo investito in tutti questi anni è ora che venga ripagata" ha affermato Gianni di Nardo, segretario nazionale di Federacma.


Gira la palla, passa la palla

La cosa più difficile è stata trovare qualcuno disposto a parlare. Caparbiamente qualcosa abbiamo strappato e alla domanda se questo sarà l'anno che passerà a futura memoria come quello di partenza della revisione delle macchine agricole, fonti del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili (Mims) precisano che la bozza del Decreto Interministeriale, unitamente all'allegato tecnico, prodotta dal Gruppo di lavoro - composto da funzionari del Mims, del Ministero delle Politiche Agricole (Mipaaf) e da funzionari dell'Inail - e inviata al Mipaaf, è inciampata in difficoltà di natura non tecnica.

Stando al Mims, per come è fatto l'articolo 111 del Codice della Strada, sarebbe necessario un intervento legislativo da parte del Ministero del Lavoro per poter perfezionare la bozza di Decreto.

"Le revisioni - chiariscono sempre fonti del Ministero - potrebbero partire entro il corrente anno se si considera l'ipotesi di procedere solo alla revisione per l'idoneità alla circolazione delle macchine agricoletralasciando, al momento, la parte relativa alla sicurezza del lavoro".


Il nodo è davvero la formazione?

Il problema pare essere il percorso formativo necessario per l'abilitazione dell'ispettore per gli aspetti di sicurezza che "necessita dell'approvazione della Commissione Permanente Stato Regioni, compito istituzionalmente in capo al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e non all'Inail" ci spiegano dal Mims.
Da qui, "il mancato perfezionamento del Decreto attuativo - chiariscono le fonti ministeriali -, nonostante la presenza del personale Inail nel Gruppo di lavoro abbia apportato un contributo fattivo nella definizione di aspetti tecnici relativi alla sicurezza sui luoghi di lavoro e alla modalità operativa del controllo di quei componenti tecnici legati alla sicurezza della salute degli operatori nell'uso delle macchine agricole".

In poche parole, mentre l'accordo Stato Regioni del 17 aprile 2019 definisce il percorso formativo e l'abilitazione per l'ispettore lato circolazione stradale, per la parte di sicurezza sul lavoro l'accordo doveva essere fatto ma è caduto vittima della pandemia.


Tutta colpa della sicurezza!

"La Direzione Generale dei Rapporti di Lavoro e delle Relazioni Industriali del Ministero del Lavoro a diversi solleciti anche scritti di fornire il proprio apporto alla stesura del Decreto, specie per la parte relativa al percorso formativo della figura dell'ispettore lato sicurezza sui luoghi di lavoro - fanno sapere le fonti del Mims - non ha mai risposto".

Una lettura, questa, in cui si sente qualche nota stonata. Da quanto ne sappiamo, il Ministero del Lavoro ha prodotto e inviato a dicembre 2021 alcuni commenti sulla bozza di Decreto indicando l'Inail quale ente incaricato di definire e gestire i corsi per l'abilitazione dell'ispettore per la sicurezza, fino a che non sarà siglato un accordo Stato Regioni. Questa proposta è attualmente al vaglio del Gruppo di lavoro istituito presso il Mims. Se approvata passerà agli uffici legislativi dei ministeri coinvolti.

Quindi, il Ministero del Lavoro, seppur con ritardo - la lettera è rimasta quasi un anno in qualche cassetto - ha risposto. Inoltre, il Ministero del Lavoro non risulta avere un ruolo "di concerto" o "per sentito" nell'emanazione del Decreto.

La domanda che sorge spontanea è quindi: "Perché il Decreto non arriva?" "O se arriva è zoppo della parte sulla sicurezza sul lavoro?".


Milleproroghe, panacea di tutti i mali

Il Decreto Milleproroghe (articolo 11 comma 5) per non saper né leggere né scrivere, definisce le nuove scadenze per la revisione delle macchine agricole. Scadenze che, temiamo, avranno bisogno della "milleunesima" proroga.

Considerando infatti che il Decreto non è ancora uscito, che ci vorrà tempo per formare gli ispettori, adeguare le officine, trovare il personale specializzato e chissà che altro, la deadline per la prima tranche al 31 dicembre 2022 è pura utopia.

 

Tabella: Nuove scadenze revisione macchine agricole

 

Tanti punti bui

Se è chiaro ciò che sarà oggetto di controllo della revisione (identificazione del veicolo, impianto di frenatura, sterzo, visibilità, impianto elettrico e parti del circuito elettrico, assi, ruote, pneumatici, sospensioni, telaio ed elementi fissati al telaio, altre dotazioni, effetti nocivi), diversi altri aspetti sono ancora nebulosi.

Non vi è stato alcun approfondimento da parte del Gruppo di lavoro o dei ministeri interessati sul costo della revisione che, dopo la prima fase, quindi a regime, avrà cadenza quinquennale.

"La bozza del Decreto non contempla il costo" ci spiegano dal Mims. "Potrebbe, in analogia, essere pari all'attuale tariffa prevista per i veicoli di massa complessiva inferiore a 3,5 tonnellate - e quindi - pari a 77,24 euro, oltre oneri di incasso 'di mercato' applicati dai differenti Prestatori di Servizi di Pagamento (Psp) operanti sul nodo dei pagamenti PagoPA".

La bozza del Decreto elaborato, all'articolo 4 prevede poi che le revisioni delle macchine agricole possano essere effettuate da centri privati, su base di apposita concessione/autorizzazione, e dagli uffici della Motorizzazione Civile del Mims. I requisiti richiesti ai centri di revisione definiti nella bozza del Decreto prevedono che i soggetti privati interessati dispongano di locali con superficie totale di officina non inferiore a 250 m2 esclusi i locali accessori, larghezza lato ingresso non inferiore a 10 metri, altezza non inferiore a 6,2 metri e, infine, essere permanentemente dotati delle attrezzature e strumentazioni previste all'allegato III del Decreto Ministeriale 214/2017.

Facendo due conti, gli investimenti richiesti alle officine autorizzate per adeguarsi potrebbero superare i benefici. Resta poi da gestire anche la carenza di meccanici adeguatamente formati.

Infine, la bozza di Decreto non considera l'aspetto riguardante le macchine ante '86 - anno di aggiunta dell'allegato tecnico alle omologazioni - che abbiano subìto modifiche e che da Codice della Strada necessitino di un aggiornamento della carta di circolazione. "Tuttavia - chiariscono le fonti del Mims - se le caratteristiche tecniche della macchina agricola al momento della revisione non rispondono a quanto riportato nella carta di circolazione, laddove sarà possibile si dovrà procedere ad una visita e prova ai sensi dell'articolo 78 del Codice della Strada presso un ufficio della motorizzazione o un centro prova". Peccato che in Italia i centri siano solo12 e l'operazione sia molto onerosa.