Le torri orologio delle città d'Europa ricordano a tutti che il tempo scorre veloce anche durante l'emergenza coronavirus e le scadenze 2020-2021, stabilite dai regolamenti europei 2016/1628 e 2018/985 per i motori a combustione interna e i veicoli agricoli, si avvicinano rapidamente.

Ciò nonostante, in Ue l'industria delle macchine mobili off-road non sa ancora se la timeline originale di transizione allo standard sulle emissioni Stage V per le potenze inferiori o uguali a 56 kilowatt (76 cavalli), superiori o uguali a 130 kilowatt (177 cavalli) e comprese tra 56 e 130 kilowatt verrà o meno rivista dalla Commissione europea alla luce degli effetti sull'economia del Covid-19.

Dunque, a distanza di quasi sette settimane dall'invio di una prima richiesta congiunta in data 25 marzo 2020, lo scorso 11 maggio le associazioni industriali europee Cema, Cece, EUnited, Egmf, Fem, Europgen hanno scritto una seconda lettera alla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen per chiedere l'adozione di misure per la mitigazione dell'impatto dell'epidemia. Per i rappresentanti dei costruttori urge lo spostamento delle date di produzione e immissione sul mercato dei mezzi non stradali e dei trattori con motori di transizione Stage IV.

Se verrà stabilito il rinvio delle scadenze per le fasce di potenza sopra citate, i produttori avranno il tempo di far uscire dalle linee di produzione - rallentate dalla mancanza di componenti o bloccate per alcune settimane e ripartite da inizio maggio - i mezzi con propulsori "pre-Stage V" e venderli. In caso contrario, negli stabilimenti rimarrà un gran numero di motori Stage IV non commercializzabili in Europa e quindi destinati alla rottamazione, con evidenti ripercussioni negative sia sulle attività economico-sociali sia sulla sostenibilità ambientale.

Molti Stati membri e il Parlamento europeo sostengono attivamente le richieste delle associazioni del comparto, ma la convalida politica della Commissione è tuttora in sospeso. Confusa e all'oscuro sulle proprie prospettive a breve termine, l'industria si appella alla presidente Ursula von der Leyen per ottenere visibilità immediata e una svolta, tanto urgente quanto necessaria per evitare una crisi industriale in Ue che peggiorerebbe ulteriormente la situazione già difficile.
 

Italia s'è desta

Per una volta, nel nostro paese gli organi competenti si sono attivati prima di quelli dell'Unione rispondendo alle istanze portate avanti da FederUnacoma in collaborazione con Unacea (Unione nazionale aziende construction equipment and attachments).

"Il ministero dei Trasporti e la motorizzazione civile hanno capito il problema" fa sapere Alessandro Malavolti, presidente della Federazione nazionale costruttori macchine per l'agricoltura. "Pur non potendo andare contro la normativa europea, hanno concesso sei mesi di dilazione nell'assemblaggio delle macchine ai costruttori che hanno già in casa motore e trasmissione da montare sulle trattrici. Almeno in questo caso, a livello italiano ci si è organizzati meglio che in Europa, dove ancora si attende una risposta sulla questione".