Con Figaro il campo sa da solo quando irrigarsi

Intervista ad Adriano Battilani, manager scientifico del progetto: "Obiettivi: risparmiare acqua e massimizzare le rese"

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

Questo articolo è stato pubblicato oltre 4 anni fa

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Il progetto Figaro coinvolge diversi partner internazionali
Fonte foto: © Deyan Georgiev - Fotolia

Sensori, immagini satellitari, bollettini meteo. Un software analizza i dati provenienti da varie fonti e decide se e come irrigare. AgroNotizie ha intervistato Adriano Battilani, manager scientifico del progetto Figaro e ricercatore del Cer (Consorzio di bonifica di secondo grado per il canale emiliano romagnolo).

Battilani, in che cosa consiste il progetto Figaro (Flexibile and precise irrigation platform to improve farm scale water productivity)?
“Il progetto, finanziato dall'Unione europea, ha come obiettivo quello di sviluppare sistemi di irrigazione di precisione. Sistemi che siano in grado di aiutare l'agricoltore nel decidere se e come irrigare un campo o una sua porzione. Per gestire al meglio la risorsa acqua, Figaro analizza dati provenienti da sorgenti diverse: sensori dell'umidità del suolo, di crescita della pianta, per la gestione della rete irrigua, immagini satellitari e altro”.

A gestire tutto c'è dunque un software?
“Esatto, c'è un sistema che mette insieme i dati provenienti dai vari sensori e ci dice come e dove occorre irrigare. E' un sistema intelligente perché valuta l'affidabilità delle informazioni che riceve e le mette in relazione con altri dati. Se banalmente l'umidità del terreno è ad un livello critico, ma i dati meteorologici prevedono pioggia, il sistema non interviene”.

L'obiettivo dunque è il risparmio di acqua?
“Non solo. L'agricoltura di precisione ha come obiettivo quello di massimizzare le rese riducendo al minimo gli input, nel nostro caso l'acqua”.

E' Figaro che decide quando intervenire per irrigare?
“L'obiettivo è quello di realizzare un sistema completamente autonomo, che con i dovuti sensori e la calibrazione campo per campo sia in grado di agire da solo, aprendo e chiudendo le valvole. Per adesso, visto che siamo in una fase pre-commerciale, Figaro dà solo un supporto decisionale all'agricoltore che riceve sul suo tablet le informazioni di cui ha bisogno”.

Qual è l'accuratezza del sistema?
“Altissima. Siamo in grado di conoscere la situazione idrica di porzioni di campo anche molto piccole e dunque di intervenire puntualmente”.

Quali sistemi di irrigazione avete usato?
“Abbiamo stressato il sistema con diversi tipi di irrigazione, con diverse culture e in diverse condizioni ambientali. Abbiamo usato sistemi in pressione sviluppati da Netafim, sia a goccia che a pioggia, e anche la fertirrigazione”.

Su un campo di un ettaro quanti sensori interrati per l'umidità sono necessari?
“Per coprire la variabilità del campo ci vorrebbe un numero enorme di sensori. Noi ne limitiamo l'uso integrando più fonti di informazione. Certo quando il terreno è mappato, ad esempio con mappe di produttività, per noi è più facile identificare delle aree omogenee all'interno delle quali inserire i sensori”.

Avete fatto anche uno studio sulle ricadute economiche che Figaro può generare in un'azienda agricola?
“Questo è uno dei compiti dell'Università di Bologna che sta facendo uno studio approfondito. In generale abbiamo notato un notevole risparmio idrico e un rendimento costante della produzione, in certi casi persino con degli incrementi”.

E' un sistema economicamente sostenibile su ogni tipo di coltura?
“In linea di principio sì. Certamente colture con un alto valore aggiunto, come la vite, giustificano più facilmente l'investimento. Ma il nostro obiettivo è quello di utilizzarle su colture che consumano molta acqua, come il mais”.

In futuro vedremo questi sistemi diffondersi nelle nostre campagne o rischiano di rimanere solo progetti limitati all'ambito della ricerca?
“L'agricoltura di precisione è già una realtà in grande espansione. In futuro la tecnologia sarà sempre più presente nei campi, anche perché le campagne non avranno più solo lo scopo di sfamare la popolazione”.

In che senso?
“L'alimento non sarà il solo prodotto dell'agricoltura. Stiamo andando verso l'agricoltura delle biomasse. Produrremo il mais per alimentarci, ma otterremo anche diversi sottoprodotti. Dal pomodoro ricaviamo la salsa, ma anche pigmenti, cosmetici, oli essenziali, alimenti per il bestiame. Passeremo da una società basata sugli idrocarburi ad una che avrà al centro i prodotti dell'agricoltura”.

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