L'Italia è impegnata in forza di legge a chiedere a Bruxelles una precisa deroga alla normativa Ue che sottomette al parere politico della Commissione la possibilità di ottenere sovvenzioni pubbliche per gli agricoltori che installino sui propri tetti impianti fotovoltaici in grado di produrre più energia elettrica di quanto l'azienda ed eventualmente la famiglia dell'imprenditore siano in grado di consumare. E vengono appostati 20 milioni per il rifinanziamento del Fondo per lo Sviluppo delle Filiere Agricole, previsto dalla Legge di Bilancio per il 2021.

 

Sono alcune delle novità contenute nella Gazzetta Ufficiale del 15 luglio 2022, dove è stata pubblicata la Legge numero 91 di conversione, con modificazioni, del Decreto Legge 17 maggio 2022, numero 50, recante "Misure urgenti in materia di politiche energetiche nazionali, produttività delle imprese e attrazione degli investimenti, nonché in materia di politiche sociali e di crisi ucraina", meglio noto come Decreto Aiuti (anche detto Decreto Energia e Investimenti).

 

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All'esame del Parlamento è passato senza emendamenti l'articolo 8 del Decreto Legge Aiuti - diventato definitivamente legge dello Stato - il quale prevede che sia possibile un "Incremento della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili per il settore agricolo" .

 

Nel primo comma è stabilito senza mezzi termini che "Nell'applicazione degli 'Orientamenti dell'Unione Europea per gli aiuti di Stato nei settori agricolo e forestale e nelle zone rurali 2014-2020' di cui alla Comunicazione della Commissione Europea 2014/C 204/01, al fine di aumentare la capacità di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, è ammissibile la concessione di aiuti in favore delle imprese del settore agricolo, zootecnico e agroindustriale per la realizzazione di impianti di produzione, sulle coperture delle proprie strutture produttive, aventi potenza eccedente il consumo medio annuo di energia elettrica, compreso quello familiare".

 

In ballo, come noto, ci sono 1.500 milioni di euro di aiuti, già messi a bando. Il riferimento è al vincolo posto dall'articolo 14 del Regolamento Ue 702/2014 che non vieta la finanziabilità di tali impianti oltre la soglia dell'autoconsumo, ma pone questo limite solo per evitare la notifica a Bruxelles per gli aiuti di Stato quando trattasi di attività "strettamente connessa alla produzione agricola".

 

La Ue ammette che si possano finanziare impianti eccedenti tale limite, ma lo Stato membro deve notificarli a Bruxelles e la Commissione può a sua volta autorizzarli o meno. Tale tentativo è stato già esperito dall'Italia infruttuosamente. Pertanto si chiede un decisione politica di più alto livello, e più formale, quella sull'applicazione degli orientamenti dell'Unione sulle politiche di sviluppo rurale.

 

E visto che nella richiesta italiana è finanziabile con aiuti una produzione di eccedenza rispetto all'autoconsumo, l'ultima frase del primo comma espressamente prevede: "Ai medesimi soggetti, beneficiari dei predetti aiuti, è altresì consentita la vendita in rete dell'energia elettrica prodotta".

 

Le leggi normalmente prevedono regole da applicare in futuro, ma il successivo comma 2 precisa che la deroga prevista al primo comma "si applica anche alle misure di aiuto in corso alla data di entrata in vigore del presente Decreto, incluse quelle finanziate a valere sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza". Si tratta di un riferimento esplicito al bando per il Parco Agrisolare, che, come è noto, contiene invece la limitazione: vanno per ora presentati progetti che, per poter usufruire degli aiuti del Pnrr, non devono eccedere il livello di energia necessaria all'autoconsumo.

 

Il successivo comma 3 però svela: "L'efficacia del presente articolo è subordinata all'autorizzazione della Commissione Europea ai sensi dell'articolo 108, paragrafo 3, del Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea".

 

In pratica è una norma che funzionerà realmente solo se autorizzata dalla Commissione, che dovrà deliberare in maniera formale, formulando in forma scritta le proprie osservazioni sulla norma di legge italiana che chiede la modifica del regime di aiuto per l'Italia. In caso di esame positivo da parte della Commissione, toccherebbe all'Italia modificare il bando, ovvero emanarne un altro, contenente espressamente la possibilità di assoggettare ad aiuto anche investimenti eccedenti l'autoconsumo. La Commissione ovviamente potrebbe dire anche di no, ma con un parerete motivato e investendo della questione il Consiglio Ue a livello di ministri dell'Agricoltura.

 

Filiere agricole, 20 milioni al Fondo

L'articolo 19 del Decreto Aiuti, come convertito in legge dello stato, prevede il "Rifinanziamento del Fondo per lo Sviluppo e il Sostegno delle Imprese Agricole, della Pesca e dell'Acquacoltura". Il primo comma di questo articolo, che apposta 20 milioni su detto Fondo, lo identifica con quello previsto dall'articolo 1, comma 128 della legge 30 dicembre 2020 numero 178, la Legge di Bilancio per il 2021. E si scopre che in realtà trattasi del Fondo per lo Sviluppo e il Sostegno delle Filiere Agricole, quindi i soldi serviranno a finanziare i contratti di filiera nazionali cui è agganciato il Fondo.

 

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