Cereali, al -1% le previsioni di semina Istat per il 2021-2022

L'Istituto vede un'annata 2021-2022 all'insegna del ridimensionamento della Sau investita: crescono grano tenero (+0,5%) e orzo (+ 8,6%), in calo grano duro (-1,4%) e mais (-4,8%). Di segno opposto le previsioni della Commissione Ue

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

campo-grano-agricoltura-cereali-by-ttstudio-adobe-stock-750x344.jpeg

Istat riporta anche le previsioni degli intervistati sui profitti, che oggi hanno un valore storico: le risposte furono rese prima dello scoppio della guerra (Foto di archivio)
Fonte foto: © TTstudio - Adobe Stock

Secondo l'indagine campionaria dell'Istat sulle intenzioni di semina per l'annata agraria 2021-2022, pubblicata lo sorso 27 aprile, le superfici investite a cereali sono previste in diminuzione in Italia dell'1% rispetto alla campagna 2020-2021. Mentre l'incidenza percentuale dei seminativi sulla superficie agricola utilizzata passa dal 52,6% nel 2020 al 51,8% nel 2021. Secondo Istat, la flessione dell'1% delle semine di cereali nel 2022 imputabile principalmente alla riduzione di 1,4 punti percentuali della superficie a frumento duro e di 4,8 punti percentuali della superficie a mais, che non sono controbilanciate dall'incremento delle superfici investite a orzo (+8,6 punti percentuali) e a frumento tenero (+0,5 punti percentuali)".


Che cosa sta succedendo? Intanto gli effetti del cambiamento di rotta sui seminativi da parte dell'Unione Europea, con l'operazione greening coltivabile compiuta solo a fine marzo con la Decisione di Esecuzione della Commissione Europea numero C (2022) 1875 del 23 marzo 2022, avranno effetto solo in futuro, poiché il grosso delle semine di cereali, escluso il mais, era già stato effettuato prima del fatidico 24 febbraio, data d'inizio dell'invasione russa in Ucraina, momento dal quale i mercati dei cereali hanno subito fortissime tensioni. E i 200mila ettari di seminativi in più previsti dai principali portatori d'interessi, restano per il momento teorici, almeno stando alla previsione Istat. Come si vedrà numeri diversi escono dalle previsioni delle Commissione Ue sui raccolti e le semine, pure di fine aprile 2022.

 

Quelle che seguono sono le previsioni dell'Istat sulle intenzioni di semina, basate su una indagine campionaria registrata nello scorso autunno e sono messe a confronto, lì dove possibile, con le previsioni quantitative di raccolto o semina della Commissione Ue pubblicate a fine aprile.

 

Previsioni di semina Istat 2021-2022

Quanto frumento duro avremo nei silos a fine campagna di coltivazione 2021-2022? Secondo l'indagine campionaria dell'Istat sulle intenzioni di semina degli agricoltori italiani, dati raccolti nello scorso autunno, prima dello scoppio della guerra in Ucraina, sarebbe lecito attendersi una risposta orientata alla riduzione rispetto alla campagna 2020-2021, visto che Istat stima una diminuzione delle superfici seminate dell1,4%, pari a circa 17mila e 200 ettari in meno. Non solo: secondo Istat tale riduzione sarebbe trainata dai diminuiti investimenti nelle regioni del Sud Italia e delle Isole: "rappresentano il 73,8% delle superfici coltivate a frumento duro".


Ma secondo la Commissione Ue, dati di previsione dei raccolti, sempre pubblicati a fine aprile scorso, per l'Italia si prevedono circa 4 milioni di tonnellate di frumento duro, un dato che Borsa Merci Telematica Italiana nella Newsletter Cereali di fine aprile - a cura dell'Ufficio Studi - definisce "di fatto in linea con l'attuale annata", che la supererebbe di appena 65mila tonnellate. Segno questo che i dati di previsione di semina e di raccolto delle due istituzioni possono essere ancorati a previsioni di resa per ettaro leggermente differenti.

 

Per il grano tenero, l'Istat desume dell'indagine campionaria sulle intenzioni di semina per il 2021-2022 uno 0,5% di superfici investite in più, ovvero 24mila e 900 ettari in più rispetto all'ultima campagna produttiva 2020-2021. L'incremento previsto a livello nazionale delle superfici coltivate a frumento tenero sarebbe trainato dagli incrementi nel Nord Ovest e nel Nord Est, dove, nel 2021, si sono coltivate più del 75% delle superfici destinate a tale specie cerealicola.

 

Saremo dunque in grado di produrre più grano tenero? La risposta è no, secondo la Commissione Ue. "Circa la prossima annata, le stime di fine aprile della Commissione Europea prevedono per il nostro Paese un raccolto di 2,5 milioni di tonnellate, in calo di circa 300mila tonnellate rispetto ai volumi prodotti nel 2021 - scrive nella Newsletter cereali di aprile l'Ufficio Studi di Bmti. Anche in questo caso si propone la stessa contraddizione già sondata per il grano duro. E sempre su previsioni che portano orientativamente la stessa data di pubblicazione: fine aprile 2022. Ma in questo preciso caso, quelle della Commissione Ue sono influenzate dalle stime sulle perdite del settore agricolo nel Nord Italia a causa della siccità.


Il mais, secondo Istat, va incontro ad un forte ridimensionamento: nel 2022 dovrebbe perdere 4,8 punti percentuali della superficie del 2021, vale a dire oltre 28.250 ettari seminati in meno. Per il mais l'Istituto di statistica prevede una flessione delle superfici in tutte le ripartizioni geografiche. Secondo la Commissione Ue le superfici italiane a mais "crescerebbero di appena il 2% rispetto al 2021, toccando i 600mila ettari - riporta la Newsletter cereali di Bmti. Comunque si tratterebbe di un aumento, contro gli oltre 588mila dello scorso anno. In questo caso il confronto è tra due previsioni di semina, la prima, quella Istat, effettuata nello scorso autunno, la seconda, quella della Commissione, influenzata dalle variazioni dei prezzi dovuti agli eventi bellici iniziati a fine febbraio e dall'intervento della Ue sul greening.

 

Altro cereale è l'orzo: secondo le previsioni di semina Istat è dato in recupero +8,6%. In particolare, nel Nord Est è previsto un incremento del 19,5% per la quota delle superfici a orzo, che passa dal 7,2% all'8,6%. Tale previsione - secondo Istat - è presumibilmente legata alla notizia, diffusa dai media a partire dal luglio 2021, dell'apertura nel 2023 della più grande malteria d'Italia in Polesine che sarà in grado di soddisfare, attraverso la propria produzione, gran parte del fabbisogno nazionale di malto. Questo significa che nelle prossime settimane sotto le trebbie dovrebbero finire orzo proveniente da oltre 21.650 ettari in più.

 

Indagine Istat sui profitti

La crisi dovuta all'emergenza sanitaria ha avuto effetti differenziati sui diversi settori della nostra economia ma, a due anni dall'inizio della pandemia, il settore agricolo - secondo Istat - si mostra ancora molto resiliente. Nell'indagine sulle intenzioni di semina per l'annata agraria 2021-2022 le aziende agricole del campione sono state invitate a rispondere a quattro semplici domande relative a eventuali variazioni registrate per l'annata agraria 2020-2021 e alle previsioni per l'annata 2021-2022 relativamente alle superfici coltivate e ai profitti attesi.


Con riferimento alle superfici, la maggior parte degli intervistati dichiara che queste ultime non hanno subìto variazioni nell'annata appena trascorsa e prevedono un andamento analogo per l'annata successiva mentre il 36,1% riporta una riduzione subìta nell'annata precedente.


In merito ai profitti, il 49% degli intervistati dichiara di non aver registrato variazioni di profitto nell'annata 2020-2021, il 27,8% li ha aumentati. Per l'annata 2021-2022 il 46,9% non prevede variazioni, il 12,7% prevede una riduzione e il 20,5% si attende un aumento; il 7% non ha risposto. Risposte che hanno oggi un valore storico importantissimo, perché date mentre si verificavano i primi aumenti delle materie prime - concomitanti ad un aumento dei prezzi del grano nell'autunno scorso -  ma in un periodo ben precedente al decollo verticale dei costi di produzione, avvenuto con lo scoppio della guerra.

 

Nota a margine

Una delle grandi scommesse della politica agricola d'oggi è riuscire a cambiare rotta rapidamente, per effetto della guerra in Ucraina, recuperando un ruolo ed uno spazio alle colture cerealicole: non perché in assoluto manchino all'interno del Paese e della Ue, ma perché il venire meno delle forniture di Ucraina e Russia può provocare forti tensioni politiche e sociali in Africa, e situazioni difficili da gestire sul fronte dei prezzi di mercato a livello internazionale e con risvolti significativi sul mercato italiano.


Motivo per il quale diventa ancora più importante di questi tempi avere un quadro previsionale di quelle che sono le intenzioni di semina e di raccolto, anche se, occorre ricordare, si avrà un quadro complessivo più preciso solo quando si avrà contezza anche delle scorte, cosa che sarà possibile una volta in funzione Granaio Italia.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: AgroNotizie

Autore:

Tag: cerealicoltura unione europea semina politica agricola

Ti è piaciuto questo articolo?

Registrati gratis

alla newsletter di AgroNotizie
e ricevine altri

Unisciti ad altre 277.568 persone iscritte!

Leggi gratuitamente AgroNotizie grazie ai Partner