L'agricoltura è ormai al centro di una rivoluzione digitale che promette di rivoluzionare il modo in cui i campi vengono gestiti. Prova ne è la quantità di startup e di iniziative lanciate anche dalle big del comparto durante il World Agri-Tech Innovation Summit 2022, l'evento internazionale che ogni anno raccoglie a San Francisco e Londra startup, fondi d'investimento, aziende, agricoltori e ricercatori da tutto il Mondo.

 

AgroNotizie, media partner dell'evento, era presente alla tappa californiana del Summit e ha potuto incontrare diverse startup che hanno sviluppato servizi basati sull'analisi dei dati. Gro Intelligence ha ad esempio illustrato come i dati metrologici e i modelli climatici predittivi possono essere sfruttati per individuare oggi quali aree del Pianeta potranno essere adatte alla coltivazione di certi tipi di colture nei diversi scenari climatici, che dipendono dall'impegno che gli Stati profonderanno nel rallentare il surriscaldamento globale.

 

Come cambia la distribuzione delle coltivazioni

I modelli complessi elaborati da Gro Intelligence mostrano ad esempio quali sono oggi le aree più adatte alla coltivazione del pisello. Come si vede dalla cartina qui sotto, questa coltura è coltivabile in tutto il Centro Nord Italia, in Germania e particolarmente nel Nord della Francia.

 

Le aree più adatte alle coltivazione del pisello

 

Ma la cosa interessante è andare a vedere come la situazione evolve nel tempo, prendendo in considerazione differenti scenari legati ai cambiamenti climatici. Nella slide qui sotto ad esempio si vede lo scenario SSP2, quello considerato "medio" dall'Intergovernmental Panel On Climate Change (Ipcc). Si vede bene come nel 2030 la Francia, come l'Italia e la Germania, non saranno più regioni adatte alla coltivazione del pisello, che invece troverà le condizioni ideali in Russia e in Ucraina.

 

Le nuove aree adatte alla coltivazione del pisello nel 2030

 

Le cose peggiorano drasticamente se si guarda al 2050, quando sostanzialmente tutta l'Europa diventerà una terra poco adatta alla coltivazione del pisello.

 

Le nuove aree adatte alla coltivazione del pisello nel 2050

 

Ma se guardiamo al peggiore scenario (Ipcc scenario 5), quello in cui l'umanità non adotta alcuna azione per ridurre le emissioni di anidride carbonica, e mandiamo avanti la lancetta dell'orologio, vediamo che tutto il Bacino del Mediterraneo diventerà un'area inadatta alla coltivazione del pisello (come di molte altre colture), mentre la Russia, che oggi è caratterizzata da un clima rigido, diventerà una terra adatta alla coltivazione.

 

Il peggiore scenario del futuro in merito alle coltivazioni

 

Sequestrare carbonio nel suolo per rallentare il surriscaldamento globale

Una delle strade per frenare il surriscaldamento globale e scongiurare gli scenari peggiori per l'agricoltura europea è rappresentata dal sequestro di anidride carbonica nel terreno sotto forma di biomassa.

 

Leggi anche

Carbon farming, il ruolo della Pac (e non solo)

 

È interessante tuttavia vedere come durante il World Agri-Tech Innovation Summit fossero diverse le startup che proponevano servizi per misurare la quantità di carbonio sequestrata all'interno del terreno. Parliamo ad esempio di Indigo Ag e di Cibo Technologies, due Società statunitensi che hanno sviluppato degli algoritmi in grado di stimare la quantità di CO2 sequestrata da un agricoltore che adotta determinate pratiche (come il no tillage).

 

Questa quota di anidride carbonica sottratta dall'atmosfera e immagazzinata nei suoli agricoli ha un impatto positivo sul clima e un valore economico, che può essere monetizzato attraverso l'emissione e la vendita di carbon credit.

 

Leggi anche

Carbon credit agricoli, verso la costituzione di un mercato Ue

 

Un approccio sostenuto anche dal ministro dell'Agricoltura Usa, Tom Vilsack, che ha partecipato all'evento e ha ricordato come l'amministrazione Joe Biden supporti la creazione di un mercato dei crediti di carbonio che veda al centro gli agricoltori, che in questo modo possono essere remunerati per i propri sforzi in favore del clima. Da Washington è arrivato il via libera alla Partnerships for Climate-Smart Commodities, un programma da 1 miliardo di dollari che mira proprio ad incentivare l'adozione di tali pratiche e lo sviluppo di un mercato dei crediti di carbonio.

 

Gli ostacoli sulla strada dello sviluppo di un simile mercato sono tuttavia diversi. Prima di tutto avere un incontro di domanda e offerta che valorizzi gli sforzi degli agricoltori: l'ideale sarebbe avere un prezzo dei carbon credit di 100 dollari, come spiega Bruno Basso, tra i fondatori di Cibo Technologies. Ma ad oggi il prezzo si aggira intorno ai 30 Usd.

 

L'altro tema riguarda la fiducia. Come spiegato da Chris Harbourt, cso di Indigo Ag, occorre che i protocolli di coltivazione e i modelli di misurazione siano affidabili, in modo che non ci siano problemi di "doppio conteggio" del carbonio sequestrato, come anche di uno slittamento tra la quantità effettiva di CO2 presente nel suolo e quella contabilizzata.

 

Anche i big dell'agroindustria puntano sul carbon farming

Il carbon farming si prefigura come un nuovo grande business che lavora a favore di agricoltori e clima. E diverse aziende che oggi producono mezzi tecnici per il settore primario si stanno muovendo nella direzione di integrare i tool di misurazione all'interno delle proprie piattaforme di digital farming.

 

Il concetto è semplice. Oggi ci sono aziende, come Corteva o Bayer (per citarne solo due), che hanno sviluppato delle piattaforme che permettono all'agricoltore di accedere a tutte le potenzialità offerte dal digitale, come ad esempio il precision farming. Risulta dunque naturale che tali piattaforme, già usate per gestire in maniera smart milioni di ettari di campi, siano implementate con i tool dedicati alla misurazione del carbonio sequestrato.

 

Come spiegato da Ariel Patton, director of Digital Farm Management portfolio di Corteva, l'Azienda statunitense ha stretto una partnership con Indigo Ag proprio per sviluppare le potenzialità del carbon farming. 

 

Attraverso la sua piattaforma Granular (oggi disponibile sono in Usa, Canada e Brasile) Corteva ha sviluppato la Corteva Carbon Initiative che permette agli agricoltori di misurare il carbonio sequestrato (ad esempio usando una cover crop) e valorizzarlo tramite la piattaforma di Indigo. Il punto centrale, per Corteva, è la semplicità d'utilizzo da parte dell'agricoltore, che in un unico ambiente digitale deve avere accesso a tutti gli strumenti di lavoro.

 

Ma anche Bayer si è mossa ormai da alcuni anni su questo fronte. Attraverso il Bayer Carbon Program ha integrato nella propria piattaforma, Climate FieldView, gli strumenti per quantificare il carbonio sequestrato dagli agricoltori per poi essere valorizzato. E lo scorso dicembre ha lanciato insieme ad Amazon Web Services (Aws) il progetto CarbonView che permette ai produttori di etanolo di misurare la carbon footprint della produzione e di valorizzarla poi sul mercato.

agricoltura-digitale-by-billion-photos-com-adobe-stock-750x500.jpeg
I modelli predittivi permettono di conoscere le condizioni climatiche dei prossimi anni (Foto di archivio) Fonte foto: © BillionPhotos.com - Adobe Stock
Questo articolo è inserito negli speciali: