La battaglia dei prezzi

L'aumento dei costi dovrà riflettersi sui prezzi al consumo. Latte, vino e ortofrutta fra i settori che più ne risentono. Lotta allo spreco con il recupero dei sottoprodotti. Un premio per la sostenibilità in campo agroalimentare

Angelo Gamberini di Angelo Gamberini

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Una selezione degli argomenti pubblicati nella settimana dall'11 al 17 ottobre

Vino più caro

Le previsioni della vigilia sembrano confermate. La produzione nazionale di vino registra quest'anno un calo compreso fra il 9 e il 10%, ma la qualità è mediamente buona ovunque.
E' con queste parole che il presidente di Assoenologi, Riccardo Bottarella, commenta sulle pagine di economia del "Corriere della Sera" in edicola l'11 ottobre gli esiti della vendemmia ormai alle battute finali.
Sulla base delle rilevazioni di Assoenologi, di Ismea, Uiv e Agea, si legge poi nell'articolo, le regioni ove si è verificata la maggiore flessione della raccolta, a causa degli eventi atmosferici avversi, sono quelle dell'Italia centrale e in particolare la Toscana, dove si registra un calo della produzione del 25%.

La minore produzione di uva ha avuto come conseguenza un'impennata dei prezzi della materia prima, ad esempio in Veneto, dove le uve Glera destinate alla produzione del Prosecco hanno spuntato aumenti di oltre il 20%.
Gli aumenti più importanti si sono registrati in Toscana, facendo lievitare il prezzo del 35%, come nel caso del Morellino di Scansano.
Le maggiori ripercussioni per questi aumenti sono a carico dei grandi imbottigliatori del settore, che sono i primi acquirenti di uve e vino sfuso.
A questi aumenti si sommano quelli di altre materie prime, come la carta, il vetro i metalli e il legno.

Un inedito Vinitaly

Il tema dell'aumento dei costi per la produzione del vino è uno degli argomenti dibattuti in occasione del prossimo Vinitaly, che si presenta con una forma inedita, trasformandosi per il momento da evento di massa a punto di incontro per i professionisti del settore.
L'appuntamento è per il 17 e 18 ottobre con un'edizione speciale che ospita 100 relatori internazionali e 1500 fra operatori e manager della settore.

Lo si apprende da Luciano Ferraro che sul "Corriere della Sera" del 12 ottobre commenta i primi dati di carattere economico relativi al settore, che con 44,5 milioni di ettolitri pone l'Italia fra i primi produttori al mondo.
Importanti, come sempre, i dati dell'export, che nel primo semestre del 2021 indicano un aumento del 10,8%.
In crescita anche i prezzi, soprattutto quelli degli spumanti, aumentati del 18%.
Anche questi sono i segnali di una ripartenza, conclude l'articolo, confermata in occasione della edizione speciale del Vinitaly.


Il latte pagato meno dell'acqua

Il latte non può essere pagato meno dell'acqua minerale e la distribuzione organizzata è tempo che adegui i listini al caro inflazione.
È questo l'accorato appello che Gianpiero Calzolari, presidente di Granarolo, affida alla penna di Luigi Chiarello che lo intervista per le pagine di "Italia Oggi" del 13 ottobre.
I costi di produzione alla stalla sono aumentati a dismisura e ora è necessario capire come spalmare questi rincari dagli allevatori al resto della filiera, afferma Calzolari, che propone l'adeguamento dei listini alla distribuzione organizzata, come avvenuto per la pasta.

Nemmeno il tavolo convocato dal Ministero per le Politiche agricole sembra al momento aver trovato una via di uscita, evitando anzitutto le vendite sottocosto.
A complicare ulteriormente il quadro c'è poi l'aumento produttivo che sta portando la produzione italiana di latte verso l'autosufficienza.
Per questo si fa sempre più impellente la necessità di trovare adeguati sbocchi commerciali per la produzione interna.
L'intervista prosegue toccando anche i temi ambientali, per i quali Calzolari chiede che venga ripristinata la verità sulla sostenibilità degli allevamenti.
Non si può addossare alla zootecnia la responsabilità di tutto l'inquinamento e delle emissioni in atmosfera. E' un falso.


Questione di prezzi

Dell'impatto dell'aumento dei costi sulla produzione del latte si parla anche il giorno seguente, il 14 ottobre, sulla "Gazzetta di Mantova".
Nel caso del latte destinato alla produzione del Parmigiano Reggiano i costi di produzione si sono spinti sino a 55 o 58 centesimi al litro.
Difficile scendere sotto questi livelli in quanto alcuni costi, come quello dell'alimentazione o dell'energia, sono difficilmente comprimibili.
Non va meglio per chi produce bovini da carne, e anche in questo segmento si chiede che la grande distribuzione possa in parte assorbire questi aumenti di costo.

L'impatto dei costi si fa sentire anche sulla filiera ortofrutticola e dalle pagine de "Il Sole 24 Ore" del 14 ottobre Micaela Cappellini prende in esame le conseguenze nel segmento della surgelazione di questi prodotti.
A detta di Giancarlo Foschi, presidente del settore surgelati di Unione Italian Food, è giunto il momento di trasferire l'aumento dei prezzi anche sul consumatore finale.
Per contenere al minimo questi aumenti, prosegue Foschi, la produzione industriale dovrà ottimizzare i flussi e investire per ridurre i consumi di energia.
Ma anche la distribuzione organizzata, restia a sentir parlare di aumento dei prezzi, dovrà fare la sua parte.

Ostacoli al lavoro

Il dibattito sull'applicazione del certificato verde per accedere ai posti di lavoro vede fra i protagonisti anche il comparto agricolo, che presenta alcune criticità.
Ne fa un elenco ragionato Anna Maria Capparelli sulle pagine del "Quotidiano del Sud" del 15 ottobre, ricordando anzitutto che le aziende agricole sono fabbriche a cielo aperto, cosa che se da un lato aiuta a garantire o migliorare la sicurezza dei luoghi di lavoro, dall'altro rende più difficoltoso applicare i nuovi obblighi.
Va anche preso in considerazione il fatto che in molti casi si parla di lavoratori stranieri non sempre avvezzi a interpretare i linguaggi burocratici, cosa che si scontra con l'obbligo di contattare i lavoratori per comunicare l'avvio dei controlli, come prevedono le norme.

L'articolo prosegue lamentando che non sono giunte indicazioni specifiche alle imprese agricole e non è stata accolta questa emergenza per trovare una soluzione sul modello dei voucher.
Con questo strumento sarebbe possibile aprire a un'ampia fascia di persone la possibilità di essere reclutata con tutte le garanzie salariali e assicurative necessarie, anche se per un impiego limitato nel tempo.
In questi giorni c'è una forte richiesta di manodopera, sia per la raccolta dell'ultima uva della stagione e per le mele, sia per la campagna di raccolta delle olive, in avvio proprio in questi giorni.

E lo spreco non c'è più

Buccette di pomodoro, foglie di mais, semi non conformi, ceci fuori calibro, noccioli della frutta, torsoli, pastazzo di agrumi e sottoprodotti della macellazione.
Sono tanti i residui che derivano da alcune lavorazioni delle imprese agroalimentari che possono essere utilmente utilizzati per produrre energia o per essere destinate all'alimentazione degli animali.
Sono tutti esempi di economia circolare che nella giornata dedicata all'alimentazione, il 16 ottobre, ricordano quanto sia importante la riduzione degli sprechi alimentari.
La valorizzazione di questi sottoprodotti è al centro delle attenzioni di numerose imprese agroalimentari, come ricorda Silvia Marzialetti dalle pagine de "Il Sole 24 Ore" del 16 ottobre.

Numerosi gli esempi
citati, fra questi quello della azienda Mutti, leader nella lavorazione del pomodoro, che recupera o ricicla l'81% dei rifiuti.
Negli stabilimenti di Conserve Italia sono oltre 50mila le tonnellate di sottoprodotti recuperate ogni anno.
Sono 6600 le tonnellate che tra buccette di pomodoro e frutta sono riutilizzate da La Doria, primo produttore europeo di legumi conservati, pelati e polpa di pomodoro e di sughi pronti.
In Amadori I sottoprodotti della macellazione diventano materia prima per l'alimentazione degli animali da affezione e la stessa destinazione viene presa dai residui provenienti dalle conserve ittiche, come nel caso di Callipo conserve alimentari.
Dagli scarti delle lavorazioni del pesce si stanno poi studiando nuovi processi per il recupero di un olio naturale ricco di omega tre e vitamina D3. E quel che residua viene utilizzato per produrre biometano e biofertilizzanti.


Un premio visto da vicino

Si chiama Bologna Award, è un premio per lo sviluppo sostenibile nella produzione agroalimentare, nato in occasione della Expo milanese del 2015.
Quest'anno è attributo ex aequo a due ricercatori, Lea Nicita e Marie Sklodowska del Curie Global Research Fellew e ad Alessandro Matese del Cnr, il Centro nazionale ricerche.
Ai premiati di questa edizione si affiancano i riconoscimenti per quanti per la loro attività possono essere considerati "ambasciatori" di una sostenibilità indispensabile per frenare i cambiamenti climatici.

A loro è andato il City of Food Master, riconoscimento anche questo ideato e promosso dal Caab, il Centro agroalimentare bolognese, in sinergia con la Fondazione Fico. 
Il premio, consegnato in occasione della giornata mondiale dell'alimentazione, che si celebra il 16 ottobre, ha visto fra i premiati anche Ivano Valmori, direttore di AgroNotizie e Ceo di Image Line.
Come evidenzia il "Corriere Bologna", il dorso del Corriere della Sera dedicato alla città felsinea in edicola il 17 ottobre, il premio rappresenta un punto di svolta culturale.
A conclusione dell'articolo, Andrea Segrè, presidente del Caab e della Fondazione Fico, ricorda che tutti, o quasi, mangiamo ogni giorno e dovremmo farlo in modo sano, gustoso, sicuro e sostenibile, sapendo che il cibo è stato prodotto con rispetto per la terra.


"Di cosa parlano i giornali quando scrivono di agricoltura?"

Ogni lunedì uno sguardo agli argomenti affrontati da quotidiani e periodici sui temi dell'agroalimentare e dell'agricoltura, letti e commentati nell'Edicola di AgroNotizie.

Nel rispetto del Diritto d'Autore, a partire dal 23 novembre 2020 non è più presente il link all'articolo recensito.

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