Tea, la Commissione Ue chiede il parere dei cittadini

C'è tempo fino al 22 ottobre 2021 per lasciare il proprio commento relativamente al rapporto della Commissione Ue sulle Tecnologie di evoluzione assistita. E in primavera dovrebbe arrivare una proposta legislativa

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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La legislazione non è adatta a normare le Tecnologie di evoluzione assistita (Tea) (Foto di archivio)
Fonte foto: © Budimir Jevtic - Fotolia

Fino al 22 ottobre 2021 è possibile inviare la propria opinione relativamente alle Tecnologie di evoluzione assistita (Tea) collegandosi sul sito della Commissione Europea. Commissione che proprio lo scorso aprile aveva pubblicato un rapporto che di fatto ha aperto la strada verso una riforma legislativa in grado di normale queste nuove metodologie di miglioramento genetico.

 

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I commenti, già più di 11mila, sono pubblici e verranno valutati dai tecnici di Bruxelles che la prossima primavera dovranno stilare una proposta legislativa da sottoporre al Parlamento Europeo e al Consiglio dell'Unione Europea al fine di trovare un accordo su un nuovo quadro normativo che sia al passo coi tempi.


Le Tecnologie di evoluzione assistita

Ma facciamo un passo indietro. Le Tecnologie di evoluzione assistita, o all'inglese New breeding techniques, sono tecniche innovative che permettono di indurre mutazioni nei geni oppure di guidare lo scambio di geni tra due individui sessualmente compatibili.

In altre parole le Tea ricalcano fenomeni che avvengono ogni giorno in natura ma che sono assolutamente casuali. Mentre con le Tea i cambiamenti apportati al Dna di un organismo sono precisi e veloci. Si imitano insomma i meccanismi naturali rendendoli meno aleatori e lunghi.

Le Tea sono considerate da Bruxelles uno strumento fondamentale per mettere l'agricoltura nelle condizioni di raggiungere gli obiettivi del Green Deal e della strategia From Farm to Fork. Questo perché potenzialmente permettono di avere piante maggiormente resistenti ai microrganismi patogeni, come funghi e batteri, ma anche più efficienti nell'utilizzare le risorse, come fertilizzanti, o di produrre cibi maggiormente sani e nutrienti o addirittura consumabili da allergici e intolleranti.


Una legislazione obsoleta

Il problema è che ad oggi le Tea, a differenza di quanto accade in Paesi come Stati Uniti, Gran Bretagna e Giappone, ricadono nella normativa sugli Ogm transgenici (risalente al 2001), Organismi geneticamente modificati in cui c'è un passaggio di geni tra due individui non sessualmente compatibili. Quindi si tratta di un processo non naturale.

Nel 2018 la Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha dichiarato che nonostante le Tea siano differenti dagli Ogm la legislazione di riferimento è proprio quella relativa agli Organismi geneticamente modificati. Ma proprio perché i giudici Ue hanno sottolineato la differenza tra Tea e Ogm, hanno anche dichiarato la necessità che si approvi una normativa ad hoc.

Da qui il rapporto della Dg Agri della Commissione Europea dell'aprile scorso nel quale viene ribadita la distinzione di fondo tra organismi transgenici e invece quelli ottenuti con le Tea. E viene ribadita la necessità di definire una legislazione che normi queste nuove tecniche.

C'è stata poi l'apertura ai commenti, fase in cui ci troviamo oggi fino al 22 ottobre prossimo, a cui seguirà in primavera la proposta di una nuova normativa che sarà anche questa aperta a consultazione pubblica. Finita questa frase il testo finirà sui tavoli del Parlamento Europeo e del Consiglio dell'Unione Europea (che raccoglie ministri e capi di Governo dei 27 Stati facenti parte dell'Unione Europea). A quel punto si aprirà un dibattito dal quale, si spera, entro il 2023 dovrebbe scaturire un nuovo quadro legislativo.

In Italia la quasi totalità degli stakeholder è favorevole alle Tea e chiede che il nuovo quadro regolatorio sia meno restrittivo rispetto a quello degli Ogm transgenici. Le associazioni degli agricoltori sono tutte favorevoli, come anche i produttori di mezzi tecnici.

Ad essere contrarie sono sostanzialmente SlowFood, che ha anzi chiesto ai propri aderenti di far sentire la propria voce scrivendo commenti alla Commissione Europea. E FederBio, l'associazione che raccoglie gli operatori della filiera biologica, che non vede possibile la coesistenza tra Tea e agricoltura biologica. Posizione opposta rispetto a quella dell'Unione Europea che pur fissando obiettivi ambiziosi sulla Sau in biologico da raggiungere entro il 2030, dall'altro lato sostiene altrettanto vigorosamente le Tea, come strumento per raggiungere una maggiore sostenibilità dell'agricoltura.

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Fonte: Agronotizie

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Tag: ogm unione europea scadenze biotecnologie New breeding techniques

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