Riso, a che punto è la ricerca in Italia?

Le sfide per la risicoltura italiana, come i cambiamenti climatici e la disponibilità di acqua, si possono vincere con la ricerca. Il punto su questo tema all'incontro del Crea

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Riso: 234mila ettari di superficie investita in italia (Foto di archivio)
Fonte foto: © marcoiannucci - Adobe Stock

Mantenere e rafforzare l'eccellenza della risicoltura italiana è possibile grazie alla ricerca, vincendo le sfide della sostenibilità e della resilienza al cambiamento climatico, oltre a tutelare al contempo l'agroecosistema risaia. Di questo si è parlato all'incontro "La ricerca sul riso, i cambiamenti climatici e la disponibilità di acqua: le sfide per la risicoltura italiana" del 20 settembre scorso promosso dal Crea, Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria, a Vercelli, alla presenza del sottosegretario delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Gian Marco Centinaio.

Importanti i numeri della risicoltura made in Italy. Con 234mila ettari di superficie investita, pari al 52% dell'intera superficie comunitaria destinata alla coltivazione del riso (di cui 16mila ettari, il 7% del totale nazionale coltivati in biologico) una produzione di oltre 1,5 milioni di tonnellate, cioè il 54% della produzione comunitaria, l'Italia si conferma leader del settore in ambito europeo e mondiale (elaborazione Crea su dati Istat, 2016).
 

Sostenibilità

La ricerca sta studiando soluzioni innovative per contenere gli input chimici e tutelare acqua, suolo e biodiversità: come la semina in asciutta a file interrate, che favorisce un significativo risparmio di acqua, soprattutto se accompagnata da una gestione agronomica oculata, ad esempio della fertilizzazione. Anche il miglioramento genetico rappresenta una alternativa valida per aumentare le rese e ridurre gli input di fertilizzanti e agrochimici, mediante l'introduzione di resistenze genetiche legate ad aspetti fitosanitari, amplificati e favoriti dal cambiamento climatico. Inoltre, può contenere le infestanti e le malerbe, migliorando l'architettura e la crescita della pianta, soprattutto se coadiuvato da soluzioni di agricoltura di precisione e di controllo meccanico, complementare a quello con erbicidi.
 

Ricerca per il riso biologico

Anche il biologico richiede varietà geneticamente resistenti, ben adattabili e in grado di competere con le malerbe, oltre ad una gestione agronomica precisa e innovativa per facilitare la produttività in assenza di input agrochimici. Rotazioni adeguate e cover crop sono la risposta per contenere le infestanti, mezzi tecnici innovativi nel campo della fertilizzazione organica e dei biostimolanti per contenere le problematiche fitosanitarie.


Il contributo del Crea

I ricercatori stanno studiando strumenti di breeding innovativi quali le tea, tecnologie di evoluzione assistita, e soluzioni digitali per la gestione agronomica della risaia. Da evidenziare, infine, le ricerche finalizzate all'incremento di conoscenze sui prodotti bio based e all'interazione del riso con microrganismi utili, per una loro applicazione nell'agroecosistema risaia.


Le conclusioni del sottosegretario Centinaio

"Stiamo lavorando per difendere e valorizzare sempre di più l'eccellenza della nostra risicoltura e affrontare la grande sfida della sostenibilità - evidenzia il sottosegretario alle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Gian Marco Centinaio -. Come è stato ricordato oggi, l'Italia è leader del settore, non soltanto in ambito europeo ma mondiale. La nostra qualità è vincente sui mercati esteri, tanto che siamo riusciti ad esportare il riso made in Italy perfino in Cina, che ne è il primo produttore al mondo. Grazie al contributo dei ricercatori del Crea puntiamo ad avere un prodotto sempre più sostenibile e che garantisca un reddito adeguato ai nostri produttori. Attraverso il miglioramento genetico diventa possibile aumentare le rese, ridurre l'uso di fertilizzanti e agrochimici e mettere il settore in condizione di far fronte agli effetti dei cambiamenti climatici".

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