Luppolo, verso un Piano di settore

Le prospettive di sviluppo per il comparto sembrano esserci, ma c'è ancora molto da fare. Serena Tarangioli (Crea Politiche e bioeconomia): "Bisogna creare una filiera"

Barbara Righini di Barbara Righini

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Il settore luppolo sta cercando di darsi una strategia (Foto di archivio)
Fonte foto: © Little sisters - Fotolia

La coltivazione del luppolo è ancora una coltivazione di nicchia in Italia. I dati resi noti da poco dal Crea, durante l'evento di presentazione dell'Outlook economico statistico del comparto luppolo, parlano di 52 ettari per un centinaio di aziende.
Le prospettive di sviluppo però sembrano esserci tanto che, a breve, dovrebbe essere varato un Piano di settore; mentre, a fine settembre, in data ancora non resa nota, saranno presentati tutti i risultati del progetto Innovaluppolo, coordinato dal Crea, che, partendo dai dati di un precedente progetto, Luppolo.it, punta a proporre soluzioni innovative e sostenibili per la luppolicoltura e a individuare strategie di sviluppo in vista della Pac post 2023.
 
L'evento di presentazione del rapporto economico sul settore luppolo, un lavoro curato da Katya Carbone, Corrado Ievoli, Alberto Manzo, Serena Tarangioli e Francesco Licciardo, sotto il cappello Crea e Mipaaf, è stato anche l'occasione per fare il punto sui prossimi passi per sviluppare la filiera del luppolo italiano.

Alberto Manzo del Mipaaf, Dg Qualità agroalimentare, ha ricordato il percorso fatto per dare indicazioni strategiche a una filiera tutta da costituire. Nel maggio 2019, poco più di tre anni fa, è stato costituito il Tavolo tecnico di settore, seguito all'istituzione dei gruppi di lavoro, mentre meno di un mese fa si è costituito il Gruppo ristretto, formato dai coordinatori dei gruppi di lavoro, da funzionari del Mipaaf che fanno parte del Tavolo tecnico del luppolo e da funzionari regionali. Lo scopo del Gruppo ristretto è proprio quello di lavorare al Piano di settore che poi dovrà passare per la Conferenza Stato Regioni per l'approvazione.

Il settore luppolo sta cercando di darsi una strategia ma, come ha sottolineato Serena Tarangioli (Crea Politiche e bioeconomia) c'è ancora molto da fare: "E' un settore in cui ci sono moltissime norme ma non c'è una strategia di settore". Ed è proprio per andare nella direzione di uno sviluppo di filiera ordinato e strategico che è stato istituito il Tavolo tecnico di settore. Fondamentale come strumento sarà il Piano strategico nazionale 2023-2027, introdotto in ambito Pac e da elaborare entro fine del 2021. "Il Psn - ha detto Serena Tarangioli - individua strumenti e strategie di settore. Arrivare al Psn con una strategia di settore che poi potrà contare sui Psr o, puntando più in alto, magari all'Ocm è fondamentale. Gli strumenti ci sono e sono tanti. La strategia che metteremo a punto nel Psn potrà avvalersi di finanziamenti pubblici. È importante arrivare ad una strategia, dire qualcosa nel più breve tempo possibile".

Poi Serena Tarangioli ha dettagliato le possibilità in futuro per il settore luppolo. "Bisogna creare una filiera - ha detto - oggi ci sono tanti piccoli produttori che si stanno cimentando. Dobbiamo capire subito quali sono le necessità dei settori a monte e a valle e, con i produttori potenziali di luppolo, indirizzare il lavoro nei campi. Ci vogliono cooperazione e concentrazione dell'offerta. Bisogna poi lavorare su una produzione ambientalmente sostenibile e adottare pratiche produttive all'avanguardia. Bisogna sperimentare tutto quanto possibile. È l'unico modo, nella luppolicoltura, per provare a scalfire la concorrenza. Bisogna puntare su qualità e sistemi di produzione all'avanguardia. Durante questi tre anni di analisi ci siamo accorti che il luppolo interessa molto ai giovani e si sta territorializzando in aree di piccole dimensioni. Pensiamo dunque a uno sviluppo territoriale che permetta la diversificazione delle economie di queste zone".

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Fonte: Agronotizie

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Tag: filiera

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