Filiera del luppolo: i dati ci sono, ora occorre una strategia

L'Italia produce birra ma importa praticamente tutto il luppolo che serve, anche se oggi l'interesse per la coltivazione è cresciuto. La superficie media delle aziende agricole interessate è di 4.748 metri quadrati, le imprese che risultano ad Agea sono 109, con una prevalenza al Centro Nord

Barbara Righini di Barbara Righini

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L'Outlook economico statistico dedicato al luppolo (Foto di archivio)
Fonte foto: © mysikrysa - Fotolia

Secondo l'Outlook economico statistico dedicato al luppolo, da poco presentato, gli ettari coltivati a luppolo in Italia, nel 2020, erano stimati in 52, concentrati soprattutto nelle regioni del Centro Nord. Il rapporto, stilato dal gruppo di lavoro Osservatorio economico statistico del Tavolo di settore del luppolo e portato avanti nell'ambito del progetto Innovaluppolo, è stato coordinato dal Crea ed è stato finanziato dal Mipaaf. Un lavoro che servirà in prospettiva per sviluppare il settore e la filiera della luppolicoltura e che è già reperibile in versione integrale online. L'Outlook potrà guidare in futuro tutti i progetti di investimento da parte di agricoltori interessati a coltivare luppolo. Si tratta del primo quadro completo e ragionato del settore.

"Il lavoro che abbiamo fatto - ha detto uno degli autori dell'Outlook, il professore Corrado Ievoli che è anche uno dei due coordinatori del Gruppo di lavoro economico statistico - presentando il rapporto, dimostra che ha senso sviluppare la coltura del luppolo nel nostro Paese. Ciò che abbiamo ora servirà a indirizzare lo sviluppo.  Il lavoro è una premessa importante per la redazione di un buon piano di settore. Ci sono tante norme, ma ora serve una strategia".
 
Venendo ai dati che per la prima volta sono stati raccolti e organizzati, è doveroso premettere che, per quanto riguarda il contesto nazionale, il gruppo di lavoro ha faticato a reperirli per via della mancanza di statistiche regionali. La superficie media delle aziende agricole interessate al luppolo è di 4.748 metri quadrati, le imprese che risultano ad Agea sono 109, con una prevalenza al Centro Nord, in particolare le aziende sono concentrate in Emilia-Romagna, Toscana e Piemonte con una certa tendenza verso l'espansione degli areali produttivi. Altre regioni fortemente interessate sono la Lombardia e il Lazio.

L'Italia è fra i produttori importanti di birra e, con la spinta degli ultimi anni all'apertura di microbirrifici e birrifici agricoli, anche l'interesse per la coltivazione del luppolo è cresciuta. A livello europeo l'Italia (dati 2019) è al nono posto per la produzione di birra, con 17.271 ettolitri. Al primo posto fra i produttori c'è la Germania che ha un ruolo di primo piano anche a livello mondiale.

L'Italia produce birra ma importa praticamente tutto il luppolo che serve. "Su base annua - si legge nell'Outlook - i dati in valore e in volume relativi al 2019 evidenziano un saldo con l'estero sempre negativo, circa 10 milioni di euro in valore e quasi 4 milioni di tonnellate in volume". Le importazioni di luppolo sono in crescita rapida dall'anno 2015 e, in particolare, l'Italia ha una dipendenza da Paesi dell'Ue a 27 (dati 2019) che ha raggiunto il 99,7% in volume e il 98,1 in valore. La produzione italiana di luppolo è praticamente consumata al 100% da birrifici artigianali e agricoli.

La crescita di questi ultimi dipende in parte da provvedimenti legislativi: il decreto ministeriale n. 212 del 2010 che indirettamente ha riconosciuto la birra come prodotto agricolo ai fini delle imposte sui redditi e la legge 154, luglio 2016 che definisce birra artigianale una birra prodotta da piccoli birrifici indipendenti e non sottoposta a processi di microfiltrazione e pastorizzazione. Nonostante il comparto delle birre artigianali in Italia abbia una storia trentennale, il boom riguarda soprattutto gli ultimi anni. Secondi i dati raccolti da microbirrifici.org e riportati nel rapporto economico, ad oggi fra brew pub e microbirrifici si contano in Italia 1.006 unità produttive.

Il luppolo italiano è venduto soprattutto a queste realtà, ma a che prezzo e quali varietà vengono ricercate di più? Il rapporto cerca anche di rispondere a queste domande, una questione fondamentale per qualsiasi agricoltore che pensi di investire in impianti di luppolo. Purtroppo, i dati sono parziali. Il gruppo di lavoro ha considerato per il prezzo i valori indicativi dati dagli associati al Consorzio birra italiana: il prezzo medio, secondo questi dati, è di 24,37 euro al chilogrammo per il luppolo tradizionale e di 39,13 euro/chilogrammo per quello biologico. Per quanto riguarda le varietà, i dati fanno riferimento a una recente indagine condotta da Unionebirrai fra gli associati. Le prime quattro varietà impiegate per le birre artigianali sono Citra (18,8%), Cascade (18,3%) e a seguire, in misura uguale, Mosaic e Saaz. Da considerare però che i birrifici che hanno risposto all'indagine sono stati 86, un campione non molto rappresentativo dato il numero di oltre mille unità produttive di birra in Italia.

E le rese? Quanto può rendere 1 ettaro coltivato a luppolo? Per questo dato purtroppo ci si può riferire sono a dati europei e mondiali. Come tutti gli agricoltori sanno però le rese dipendono oltre che dalla zona di coltivazione e dallo specifico campo, anche dalle tecniche di coltivazione e dalle varietà. In ogni caso: dal 2000 al 2019, a livello mondiale, la resa media è stata di 15,6 quintali/ettaro. In Europa, nel 2019, la resa media è stata di 19,8 quintali/ettaro ma nella serie dal 2000 al 2019 ci sono state cadute di resa anche fino a 12,5 quintali/ettari. Negli States nel 2019 le rese hanno toccato i 24,7 quintali/ettaro.
 
Tutto bene dunque? Spazio di mercato per produrre e vendere luppolo ce n'è? Non esattamente. Il lavoro per costruire una filiera è ancora lungo. A mettere i puntini sulle "i" è Katya Carbone, ricercatrice del Crea Ofa e coordinatrice del progetto Innovaluppolo. "Raccogliere i dati economici è stato estremamente difficoltoso" ha detto Katya Carbone. "La situazione è estremamente polverizzata e non esistono ancora i registri dei birrifici agricoli artigianali regionali. Non abbiamo, in Italia, il dato che riguarda le rese. È importante sottolineare che la concentrazione dell'offerta è fondamentale. Bisogna andare verso una filiera agricola organizzata. Per quanto riguarda le varietà coltivate in Italia, per creare una filiera che funzioni dobbiamo mettere d'accordo domanda e offerta. Il luppolo impiega tre anni a trovare una stabilità. Se i mastri birrai non ci dicono cosa dobbiamo coltivare, è tutto molto complicato. L’altro dato che servirebbe conoscere è: quanto luppolo serve per ogni varietà? Sono tutti dati fondamentali per sviluppare la filiera e che ancora mancano".
 

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: import/export mercati birra

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