Studiare agraria: le attività da non perdere

Non solo teoria nella vita di uno studente. Tra esercitazioni, tirocini ed Erasmus, le occasioni per imparare sono tante e (perché no) anche divertenti

di Vittoriana Lasorella

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Le materie di base sono quelle per cui si dedica più tempo alle classiche lezioni frontali mentre per le caratterizzanti o integrative le lezioni sono associate a laboratori, esercitazioni o attività esterne (Foto di archivio)
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Una volta cominciato il percorso universitario in scienze agrarie il consiglio è quello di approfittare di ogni momento e attività utile per crescere sia professionalmente che personalmente.

Tutta una serie di esperienze pratiche come esercitazioni, laboratori, gite, tirocini ed Erasmus completano il bagaglio di conoscenze teoriche e preparano al momento tanto atteso: la stesura della tesi e il conseguimento della laurea.

È di questo che si parla negli articoli collegati al tema caldo "Università di agraria: conoscerla, iscriversi, studiare": cosa vuol dire studiare agronomia, come sono strutturate le università di agraria italiane e quali sono le cose da sapere prima di iscriversi.

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Come funzionano le lezioni? Tra teoria e pratica

Studiando agraria è inevitabile legare la teoria alla pratica per toccare con mano, vedere da vicino e comprendere davvero ciò che si è studiato.

Le materie di base sono quelle più teoriche per cui si dedica più tempo alle classiche lezioni frontali. Per le materie caratterizzanti o integrative le lezioni sono associate a laboratori, esercitazioni o attività esterne. Per esempio, Ilaria Laterza (26 anni, Puglia) ricorda le esercitazioni più stimolanti a cui ha partecipato: "Durante le lezioni di entomologia, acarologia e nematologia abbiamo passato la metà delle ore davanti ad un microscopio per identificare insetti o estrarre dalle galle i nematodi. Abbiamo imparato come fissare nei vetrini gli acari e gli afidi".

Marco Benetti (27 anni, Veneto) racconta invece delle uscite didattiche svolte durante il corso di agricoltura biologica della magistrale: "Mi è piaciuto molto perché oltre alla parte teorica che era legata alla normativa siamo andati a vedere come sono organizzate le aziende e abbiamo sentito i pareri degli agricoltori di diverse aziende agricole biologiche che lavoravano nell'ambito della zootecnia, delle sementi e dell'ortofrutta. Mi è stata data nel giro di due mesi una panoramica molto vasta, un'esperienza molto forte di quello che è il bio. Molto di più di quello che viene trasmesso andando solo in classe".

Eppure, anche in questo caso c'è chi ha delle perplessità. Come Emanuele Vigano (27 anni, Lombardia) che pensa che le esercitazioni pratiche siano troppo poche, non molto utili e ripetitive. Ma ci sono state anche delle eccezioni positive: per esempio le esercitazioni pratiche di malerbologia che consistevano nel riconoscimento e nel monitoraggio in campo delle piante infestanti. "Adesso quando guardo un'erba so davvero come si chiama e che problemi causa".

Spesso però è anche lo studente che non valorizza le attività. Marco Benetti infatti dice che "ci sono persone che non apprezzano questo lato pratico o addirittura lo boicottano. Alla fine capita che c'è poca adesione alle gite perché vengono viste come una perdita di tempo…". E forse in questo caso il problema deriva da una difficoltà di comunicazione, come dice la professoressa Stefania Pollastro che insegna Patologia vegetale all'Università di Bari: "L'altro giorno ho tenuto una lezione di due ore in cui abbiamo incontrato un agricoltore. Tante volte lo studente crede che l'attività esercitativa sia 'esco dall'aula e vado in laboratorio o in campo'. Se non faccio questo passaggio di uscire dall'aula non sto facendo un'attività esercitativa. Nella sostanza noi stiamo facendo un'attività pratica anche se siamo fermi nello stesso posto e stiamo semplicemente ascoltando qualcun altro".

Per non parlare del problema strutturale. Lo spiega il professore Enrico De Lillo che insegna Acarologia all'Università di Bari: "A me capita di fare molte più ore di esercitazione rispetto a quelle previste da programma. Faccio di tutto per rendere le esercitazioni fruibili. Però la collocazione attuale dei nostri dipartimenti non è idonea. I dipartimenti di agraria dovrebbero essere vicini a dei campi, dovrebbero essere dotati di laboratori che permettano la presenza di più persone. Per norma, infatti, nei laboratori servono 2,5 metri quadri per studente e i nostri laboratori non sono attrezzati. Io mi divertirei tranquillamente con gli studenti a mettere su degli allevamenti di insetti o a verificare le situazioni in campo. Però come lo faccio? Devo caricare gli studenti in un autobus, portarli a 15 chilometri di distanza e farli lavorare lì per poi tornare indietro. Questo vuol dire problematiche di assicurazione, tempo e acquisizione di strumenti e mezzi. C'è proprio bisogno di ripensare tutto, sia per gli spazi e sia per la gestione del personale".

Il professor Domenico Pessina che insegna Meccanica agraria all'Università di Milano propone esercitazioni sia in aula che in laboratorio. In aula sviluppa con gli studenti una serie di algoritmi o problemi di ottimizzazione di dimensionamento delle macchine agricole, che vengono poi concretizzati in pieno campo, dove si fanno accoppiamenti tra trattori e macchine operatici, a conferma della correttezza dei calcoli svolti in aula. Il professore si è interrogato sulle varie possibilità di modernizzare le lezioni con esercitazioni in aula e laboratori in campo, fino a ribaltare il "classico" rapporto tra studenti che ascoltano e professori "in cattedra": "Ci sono le forme di didattica molto più creative in cui si ribalta il concetto: è infati lo studente (o gruppi di studenti) che svolgono la lezione su un certo argomento e poi la presentano al docente e agli altri studenti".
 

La didattica a distanza

In conseguenza alla pandemia molti studenti e professori hanno dovuto rinunciare al supporto delle lezioni pratiche perché in Dad, Didattica a distanza. Il professore Enrico De Lillo dell'Università di Bari si esprime a riguardo: "Non è stata facile. Io sono abituato a guardare negli occhi gli studenti e ad interagire con loro, scherzando e portando esempi. Ho fatto delle dimostrazioni utilizzando gli strumenti che avevo a disposizione come la telecamera del cellulare o la camera del microscopio". La Dad al posto delle lezioni classiche, dunque? "L'attività esercitativa e pratica non la puoi sostituire con la Dad. Quella teorica la potresti anche sostituire anche se è meno gratificante per il docente, su questo non c'è dubbio". Senza parlare della mancanza di interazione tra gli studenti stessi.

Anche il professore Paolo Sambo che insegna Orticoltura all'Università di Padova esprime il suo punto di vista sulla Dad: "La sfida che ci si deve porre per il futuro non è 'online o in presenza', ma 'come possiamo sfruttare questi strumenti per migliorare la didattica?' Alcune lezioni video registrate possono essere riutilizzate per ottimizzare i tempi in presenza e parlare di cose nuove e aggiornamenti o per fare più pratica e più esercitazioni. Questa è un'idea".

Il professor Sambo cita l'esempio di un giovane con gravi problemi di salute appena laureatosi in biotecnologie. "Si era laureato alla triennale con enormi problemi per l'accessibilità e i laboratori. La magistrale, invece, l'ha fatta esattamente nei tempi previsti. Il sistema gli permetteva da casa o dall'ospedale di seguire le lezioni. Allora io credo che sicuramente quest'anno e mezzo di sperimentazione mondiale non dovrà essere buttato via, dovrà essere conciliato al fine di migliorare la didattica secondo gli aspetti di inclusività e flessibilità".


Le esperienze esterne: tirocini, scuole estive ed Erasmus

Che cos'è un tirocinio? Forse l'esperienza più utile che si può fare durante gli anni universitari che permette allo studente di entrare direttamente a contatto con il mondo del lavoro e approfondire e amplificare le conoscenze in ambiti specifici.

Prevede che lo studente lavori anche per diversi mesi presso un ente o un'azienda convenzionata con l'università. Al tirocinio vengono sempre riconosciuti dei Crediti formativi universitari (Cfu) e può essere obbligatorio o facoltativo. Generalmente ad agraria è obbligatorio alla triennale e facoltativo alla magistrale.

Anche l'azienda ospitante ne trae vantaggio: grazie al tirocinio nasce uno scambio di conoscenze che può eventualmente facilitare l'inserimento dei giovani nell'azienda stessa. Infatti, il tirocinio di per sé non rappresenta un rapporto di lavoro ma se c'è l'interesse niente vieta di trasformare questa prima esperienza in qualcosa di più stabile e duraturo.

Elisa Genovesi (28 anni, Emilia-Romagna) ha svolto il tirocinio in triennale. Per due mesi ha collaborato con un'azienda seguendo tutto il processo di produzione del biogas: "Ho studiato tutte le varie fasi per la produzione di digestato e la sua distribuzione in campi di mais. Poi ho fatto la tesi sullo stesso argomento. È stato utile, anche perché sei tu che scegli cosa fare e l'azienda che ti interessa. Probabilmente se dessero la possibilità di fare più mesi di tirocinio sarebbe ancora più utile".

E la Summer school invece? E' un programma organizzato dall'università che prevede l'erogazione di corsi estivi su argomenti specialistici o di ripasso e in cui si dà molto spazio alle esercitazioni pratiche o alle visite in azienda. Per esempio, Ilaria Laterza racconta la sua esperienza: "Ho partecipato in collaborazione con la Regione Puglia. Si doveva svolgere un test, chi veniva selezionato aveva la possibilità di stare per una settimana in giro tra Puglia, Campania e Molise. Siamo andati in aziende molto interessanti e tecnologiche o cooperative che salvaguardavano varietà autoctone di melo e pero. Abbiamo incontrato colleghi di altre università e abbiamo toccato con mano le realtà pratiche”.

Anche l'Erasmus è una di quelle esperienze da non perdere. L'European community action scheme for the mobility of university students è un programma che permette agli studenti europei di frequentare per un certo periodo di tempo un'università di un altro Stato europeo.

Elisa Genovesi è stata un anno a Madrid: "Consiglio e straconsiglio a tutti l'Erasmus. Il fatto di essere in un altro posto ti permette di imparare una nuova lingua o migliorarla. Poi sei in un altro ambiente, il che ti aiuta tantissimo a crescere e ti fa ampliare la visione del mondo specialmente per ciò che studi. Lì il 40% delle lezioni si sono svolte in laboratorio oppure direttamente in campo a potare la vite".


L'ultimo "ostacolo": la tesi

Anche la tesi permette di affiancare la teoria alla pratica soprattutto in magistrale o quando si tratta di una tesi sperimentale. Inoltre aiuta lo studente a specializzarsi in una determinata tematica.

La tesi di laurea consiste in un lavoro condotto dallo studente con l'aiuto di un docente specializzato in una materia. Generalmente si sceglie un argomento o un problema tecnico e lo si affronta in maniera innovativa: si individuano gli strumenti, i materiali e i metodi che permettono di effettuare lo studio, ci si prefigge degli obiettivi da raggiungere (dimostrazione o contestazione di una tesi scientifica) e alla fine si analizzano i risultati ottenuti.

Elia Tognetti (27 anni, Veneto) racconta la sua esperienza di tesi magistrale: "Ho fatto una tesi sull'agroforestazione. Ho fatto diverse misurazioni in campo, per esempio sulla biomassa delle piante con diversi strumenti più o meno comuni. Abbiamo ricercato i parametri che influenzavano positivamente o negativamente lo sviluppo della pianta. Abbiamo fatto un'analisi fotografica riportando le immagini delle forme delle chiome, la canopy della coltura e poi l'elaborazione statistica e grafica dei dati".

Elisa Genovesi invece ha fatto una tesi magistrale sulla coltivazione di lattuga in idroponica: "Ho valutato l'influenza delle varie percentuali di luce blu e rossa delle luci a led sui fattori fisiologici e biologici e ho valutato la sua crescita durante il ciclo produttivo. È stato molto interessante. Mi ha aperto al mondo della coltura fuori suolo. Ho seminato la lattuga, controllato ogni giorno che la pianta crescesse bene e che la luce fosse messa bene".

Emanuele Vigano invece ha fatto una tesi magistrale sui fitormoni: "E' stata un'esperienza utilissima e pratica. Ho seguito i trattamenti a base di ormoni su frumento e a scadenza settimanale abbiamo rilevato il Leaf area index (Lai) e la sostanza secca per capire come evolveva il contenuto di clorofilla della pianta e quindi il grado di senescenza confrontando i trattati con i non trattati. Dopo abbiamo analizzato i dati e abbiamo visto se l'ormone riusciva ad aumentare il numero di radici delle piante di frumento".


Infine… lasciatevi incuriosire

Studiare non vuol dire solo seguire le lezioni e passare gli esami. Dietro a tutto questo c'è un mondo fatto di legami, amicizie, scambio di idee e opinioni, confronti e tanta passione.

Gli anni dell'università sono particolarmente impegnativi ma soprattutto stimolanti. Alcuni momenti segneranno per sempre il percorso universitario e la vita futura.

Il professor Domenico Pessina, per esempio, ha raccontato uno dei momenti più belli che ha vissuto da quando è diventato docente universitario: "Più di 15 anni fa si presenta da me uno studente di 82 anni (!!) accompagnato dalla moglie. Era un dirigente in pensione con tanto tempo a disposizione, che aveva deciso di studiare agraria. Data la situazione, senza alcuna velleità professionale. Questo signore era afflitto da glaucoma, quindi era pesantemente ipovedente. Come studiava? La moglie gli leggeva tutti i testi e lui elaborava e acquisiva le conoscenze. Ebbene, questo signore molto particolare ha superato l'esame della mia materia in maniera estremamente brillante. Ho saputo che poi è riuscito a laurearsi. Un'università quindi veramente aperta a tutti, non solo per acquisire un titolo per poi spenderlo in una professione, ma anche per dare una valida ragione di vita, come per esempio è accaduto a questo studente molto anziano. Lui infatti si è laureato solo per il piacere della conoscenza".

E alla domanda "Cosa avresti voluto sapere prima di fare agraria?" Ilaria Laterza risponde: "Avrei voluto sapere che un giorno avrei avuto l'ossessione delle piante, attacchi di panico quando non so come si chiamano. Una volta che tu fai agraria ti rendi conto del mondo che ti circonda. Imparerai il primo anno che non tutti i frutti sono frutti e non tutti i fiori sono fiori. Tra i momenti più belli ricordo il giorno in cui ho riconosciuto il mio primo albero, l'albero di giuda. O le prime volte che ho visto da vicino insetti, animali, foglie. Prima camminavo per strada e non mi accorgevo di quanta vita ci fosse intorno a me. Agraria ci insegna ad osservare”.
 
Cosa vuol dire studiare agraria? Come sono strutturate le università di agraria italiane e quali sono le cose da sapere prima di iscriversi? Tutte queste informazioni saranno raccolte in un ciclo di articoli contenuti nel tema caldo "Università di agraria: conoscerla, iscriversi, studiare".

Ricordiamo che per accedere a qualsiasi corso di laurea è fondamentale consultare il sito dell'ateneo di riferimento. Ogni università ha le proprie modalità e tempistiche di iscrizione e di ammissione.

Si ringraziano per la partecipazione i professori: Domenico Pessina dell'Università di Milano, Enrico De Lillo dell'Università di Bari, Laura Mugnai dell'Università di Firenze, Paolo Sambo dell'Università di Padova e Stefania Pollastro dell'Università di Bari e gli ex studenti: Elia Tognetti, Elisa Genovesi, Emanuele Vigano, Ilaria Laterza e Marco Benetti.

Le singole interviste sono state riassunte, condensate ed editate per maggiore chiarezza e brevità, pur mantenendo il contenuto fedele a quanto detto.

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Fonte: Agronotizie

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Tag: interviste università

Temi caldi: Università di agraria: conoscerla, iscriversi, studiare

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