Italians do it better

La zootecnia italiana ha un enorme potenziale anche dal punto di vista ambientale. Lo sviluppo di un green deal zootecnico può essere un fattore strategico per lo sviluppo e la valorizzazione dei territori del Paese

Duccio Caccioni di Duccio Caccioni

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Il settore zootecnico italiano vale 40 miliardi di euro (Foto di archivio)
Fonte foto: © Eugene Chernetsov - Fotolia

"Italians do it better". Così recitava la scritta sulla maglietta di una famosa rock star degli anni passati. Gli italiani, popolo peraltro ricchissimo di rimarchevoli difetti, fanno però meglio di altri tante cose; è una nostra caratteristica.
Magari non saremo sempre competitivi, ma la qualità (in genere) è migliore.

Parliamo oggi di carne. Uno dei settori più discussi e bersagliati dalle false notizie. Che poi, in alcuni casi sono vere, ma non riguardano la nostra zootecnia. Certo che un allevamento da 100mila bovini o una mega stalla hanno un incredibile potenziale inquinante – ma questo tipo di strutture non esistono in Italia.
Certo che le carni, poniamo avicole in Brasile come in Cina, sono un concentrato di antibiotici o che una polpetta di carne americana può contenere ceppi mortali di patogeni.
Ma sono tutte cose che non riguardano - Deo gratias – il nostro Paese. Quindi i nostri allevatori non possono essere, come dicono le persone fini, "cornuti e mazziati".

Il settore zootecnico italiano vale 40 miliardi di euro e ha notevoli caratteristiche e potenzialità per rappresentare al meglio il made in Italy agroalimentare, anche dal punto di vista ambientale. Le scorse settimane abbiamo più volte parlato dei paradossi dell'agricoltura italiana, con milioni di ettari incolti e abbandonati. La riscoperta delle filiere dei foraggi italiani può essere una parte rilevante di Green deal nazionale con forti riverberi non solo sull'agricoltura ma anche sul paesaggio e sulla tutela dei suoli collinari e montani. Insomma: più erba medica, meno soia di importazione.

Ma è importante che i consumatori, nazionali ed esteri, sappiano che: Italians do it better.

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