Studiare il "Dna" del suolo per migliorare la viticoltura

Il progetto Best ha l'obiettivo di caratterizzare dal punto di vista microbiotico i suoli vitati per indagare le correlazioni tra terreno, microrganismi e piante

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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Nell'ambito del progetto Best sono state coinvolte 94 aziende viticole
Fonte foto: Corteva Agriscience

In natura le piante sopravvivono grazie ai servizi offerti dai microrganismi presenti nel terreno. Il microbiota, cioè la comunità di microrganismi (batteri, funghi, virus, ...) che vive a contatto e dentro i vegetali, è responsabile di importanti funzioni: rende biodisponibili i nutrienti, aiuta l'organismo vegetale a difendersi dagli stress biotici e abiotici, ne regola la crescita e tanto altro ancora. Conoscere dunque l'interazione tra microrganismi, suolo e piante risulta essere di fondamentale importanza per rendere l'agricoltura più produttiva e sostenibile.

In questo contesto si inserisce il progetto Best - Biofertilità dei suoli nel vigneto (Biodiversity in vineyard agro-ecosystems) che vede coinvolti Corteva Agriscience e l'Università degli studi di Milano (dipartimento di Scienze agrarie e ambientali) e che ha come obiettivo proprio quello di sviluppare e validare per la vite un nuovo approccio per caratterizzare la diversità delle comunità di organismi presenti nel suolo, utilizzando indici che descrivano la ricchezza di specie, la struttura della comunità e la qualità biologica dei terreni.

Il progetto è partito nel 2020 e sono già stati prelevati 269 campioni da altrettanti vigneti gestiti da 94 aziende viticole sparse lungo tutto lo Stivale. "Grazie a innovativi metodi di sequenziamento massivo del Dna e alle tecniche molecolari come il Dna metabarcoding, possiamo caratterizzare la biodiversità all'interno del suolo degli agro-ecosistemi partendo dall'estrazione del Dna ambientale direttamente da un campione di suolo", racconta Matteo Montagna, docente del dipartimento di Scienze agrarie e ambientali presso l'ateneo lombardo. "Questi metodi permettono di stimare la biodiversità del suolo (batteri, funghi e animali) in maniera speditiva e di valutarne quindi la qualità biologica. La possibilità di caratterizzare la biodiversità del suolo è utile anche per valutare l'impatto delle attività umane".

D'altronde oggi i microrganismi sono considerati da molti ricercatori come i migliori alleati degli agricoltori nella transizione verso una agricoltura maggiormente sostenibile. Ad esempio c'è chi studia l'impiego di batteri azotofissatori per diminuire l'uso di fertilizzanti azotati. Chi è alla ricerca dei migliori consorzi microbiotici per difendere le piante dagli stress abiotici, come il caldo estremo o la scarsità di acqua. Altri ancora, come raccontiamo in questo articolo, stanno studiando la relazione tra suolo, microbiota e insorgenza del mal dell'esca nei vigneti.

"L'obiettivo primario del progetto Best è studiare la fertilità biologica nei vigneti e metterla in relazione con i parametri chimico fisici del suolo e alla gestione della coltura", spiega Matteo Piombino, customer marketing manager di Corteva. "Oggi stiamo analizzando i campioni raccolti e presto sapremo qual è la biodiversità all'interno dei vigneti. Definito questo aspetto vogliamo indagare la relazione con parametri analitici del terreno e infine capire come la conduzione del vigneto, ad esempio in convenzionale o biologico, può influire sulla biofertilità dei suoli".

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Fonte: Agronotizie

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Tag: viticoltura innovazione biodiversità suolo genetica

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