Usa, il ministero dell'Agricoltura vara la Banca del carbonio

Negli Stati Uniti il sequestro di anidride carbonica nei suoli agricoli sta diventando un grande business e l'Usda ha deciso di varare una Banca del carbonio per sostenere gli agricoltori

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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L'uso di cover crop è utile ad assorbire anidride carbonica dall'atmosfera
Fonte foto: Bruno Agazzani

Mentre l'Italia discute del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e degli aiuti all'agricoltura negli Stati Uniti stanno studiando un piano per rilanciare il settore primario in un'ottica innovativa e sostenibile. E così dallo Studio ovale della Casa bianca è uscito il progetto di creare una Carbon bank, una banca del carbonio che avrà come obiettivo quello di acquistare crediti di carbonio dalle aziende agricole e rivenderli alle aziende energivore o a quelle società che vogliono diventare carbon neutral.

La pratica di sequestrare anidride carbonica nei suoli agricoli sta diventando un business enorme negli Stati Uniti, ma anche in Europa sono numerose le aziende attive nel settore. Su AgroNotizie seguiamo da vicino questo fenomeno perché nei prossimi anni potrebbe rappresentare una importante fonte di reddito per le aziende agricole. E l'iniziativa dell'amministrazione Biden sembra andare proprio in questa direzione.


La Banca del carbonio, cos'è e come funziona

Per capire come funziona l'istituto immaginato da Joe Biden occorre fare un passo indietro. La causa dei cambiamenti climatici è da ricercare nell'immissione in atmosfera di gas ad effetto serra, come ad esempio l'anidride carbonica. Un gas generato dall'utilizzo dei combustibili fossili e che nel corso dei decenni si è accumulato in atmosfera.

La CO2 può essere tuttavia sottratta dall'aria dalle piante che la utilizzano per sintetizzare i nutrienti. Attraverso alcune pratiche agronomiche, come l'agricoltura blu, è possibile sequestrare l'anidride carbonica nel sottosuolo con un effetto positivo sul clima.

Gli agricoltori possono così diventare degli attori importanti nella lotta ai cambiamenti climatici e infatti i più lungimiranti hanno già iniziato a certificare e a vendere carbon credits, titoli scambiabili sul mercato che rappresentano una tonnellata di anidride sequestrata nel suolo. Titoli che vengono acquistati dalle aziende che vogliono mitigare la propria impronta ambientale fino a diventare carbon neutral (come nel caso di Microsoft).
 
In questo contesto si inserisce l'iniziativa dell'amministrazione Biden che mira a creare una specie di banca che si frapponga tra chi sequestra carbonio e chi compra i crediti.

Il meccanismo dell'istituto è semplice. Da un lato il ministero dell'Agricoltura misura e certifica il carbonio sequestrato nei suoli agricoli ed emette carbon credits in favore dei farmer. Dall'altro si rivolge alle aziende vendendo i crediti di carbonio. L'obiettivo è quello di facilitare lo sviluppo del mercato e assistere gli agricoltori nella transizione verso un'agricoltura più sostenibile.


Carbon bank, farmer tiepidi

Quella che sulla carta rappresenta una grande opportunità per molti agricoltori e allevatori statunitensi è vista come una minaccia. La critica più grossa che viene avanzata dal mondo produttivo è che l'agricoltura rischia di perdere il suo obiettivo primario, che è quello di produrre cibo, per diventare la "lavatrice ambientale" delle industrie, che pagano per lavarsi la coscienza.

In effetti ci sono ancora molti punti aperti sul tavolo. Prima di tutto occorre definire degli standard riconosciuti per misurare la quantità di anidride carbonica sequestrata nel suolo. Inoltre occorre dare un prezzo ai crediti, in modo che il mercato sia interessante sia per chi vende che per chi acquista. Infine vanno stabiliti i vincoli a cui gli agricoltori devono essere sottoposti nel tempo, visto che il carbonio sequestrato in linea di principio dovrebbe rimanere nel terreno per anni, almeno finché l'economia statunitense non sarà diventata maggiormente sostenibile.

L'aspetto positivo di questa banca del carbonio è che essendo di derivazione pubblica offre garanzie ai farmer e sblocca mercati difficilmente raggiungibili dai privati. Negli ultimi anni si sono infatti moltiplicate le startup che offrono servizi di certificazione e provano a vendere sul mercato i carbon credits, con successi alterni. L'istituzione di una banca pubblica permetterebbe di definire uno standard di misurazione e certificazione comune e offrirebbe garanzie alle aziende che vogliono comprare crediti.


Quali mercati per i carbon credits?

Inoltre la Carbon bank permetterebbe di sbloccare il mercato obbligatorio dei crediti di carbonio. Bisogna infatti fare una grossa distinzione a riguardo. Oggi le industrie più inquinanti, come le acciaierie o i cementifici, hanno l'obbligo di "coprire" le proprie emissioni tramite l'acquisto di crediti di carbonio emessi dal governo (o dall'Unione europea, il famoso Ets).

A questi crediti tuttavia non corrisponde un ammontare di anidride carbonica sottratta dall'atmosfera. Ma si tratta semplicemente di una forma di tassazione indiretta che ha come scopo quello di disincentivare pratiche inquinanti monetizzando le esternalità negative delle aziende.

La svolta si avrebbe se invece di titoli privi di un sottostante i governi vendessero crediti di carbonio generati dagli agricoltori. Questo permetterebbe alle aziende agricole di entrare nel ricco mercato dei crediti di carbonio obbligatori e di non rimanere in quello dei crediti volontari, in cui oggi operano quelle società che, senza alcun obbligo, decidono di mitigare la propria impronta ambientale.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: innovazione agricoltura nel mondo sostenibilità suolo banche carbon credits

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