Recovery plan, per irrigare bastano 2 miliardi e 880 milioni

Draghi taglia 360 milioni di euro sulle infrastrutture di supporto come invasi e grande adduzione rispetto al Piano di Conte, ma si accorge di 360 milioni in più già assegnati alle reti irrigue. Al Sud con la clausola del 40% dovrebbero andare circa 1.152 milioni

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Le cifre stanziate restano lontane dal fabbisogno di oltre 4,3 miliardi chiesto dall'Anbi (Foto di archivio)
Fonte foto: © pierluigipalazzi - Fotolia

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza licenziato dal governo presieduto da Mario Draghi il 22 aprile scorso, e presentato ieri alla Camera dei deputati, apparentemente non porta novità rilevanti al comparto irriguo rispetto alla versione del Recovery plan firmata il 12 gennaio 2021 dal premier Giuseppe Conte. Ma a ben guardare tra le pieghe dei numeri le differenze vengono fuori e si sostanziano in un taglio di risorse di circa 360 milioni di euro, finiti in investimenti verdi sulle sponde del Po.
 
Impari poi il confronto tra le cifre dei Recovery plan e quelle del conto presentato dall'Associazione nazionale Consorzi di gestione e tutela del territorio e acque irrigue. Secondo l'Anbi per il "Piano per l'efficientamento della rete idraulica del paese" sarebbero occorsi urgentemente oltre 4 miliardi e 330 milioni di euro, tutti spendibili entro il 2026 su progetti cantierabili. E se per l'irrigazione e la grande adduzione e i bacini idrici Conte aveva stanziato almeno 3 miliardi e 240 milioni, al lordo dei 360 milioni di risorse nazionali già individuate e solo omesse nel piano, Draghi apposta sulle infrastrutture irrigue tra vecchie e nuove risorse un totale 2 miliardi e 880 milioni. Sempre secondo il documento del Governo Draghi, di questi soldi, con la clausola del 40%, 1.152 milioni dovrebbero finire al Sud.

Ecco un confronto ragionato tra vecchio e nuovo Recovery plan per le risorse idriche in agricoltura. Da tenere conto che le infrastrutture primarie - bacini e grande adduzione - possono essere in uso promiscuo tra irriguo e potabile.
 

Il quadro d'interventi "Tutela del territorio e della risorsa idrica"

Nella versione attuale del Pnrr, a firma Draghi, il quadro d'interventi "M2C4 - Tutela del territorio e della risorsa idrica", presenta una dotazione complessiva di 14 miliardi e 150 milioni di euro. Si tratta di una cifra - comprensiva delle opere e dei progetti già avviati con fondi nazionali - di poco inferiore a quella stanziata dal Recovery plan di Conte, che invece raggiungeva i 15 miliardi e 30 milioni. Nel piano Draghi le risorse aggiuntive complessive sono pari a 3 miliardi e 100 milioni, mentre in quello Conte erano pari a 4 miliardi e 170 milioni.
 

Reti irrigue, nulla cambia

Sotto il quadro d'interventi "Tutela del territorio e della risorsa idrica", ci sono molte voci e misure e nulla cambia però per il settore irriguo per quanto riguarda le reti, anche se apparentemente con Draghi i soldi su questa voce sono aumentate. Nel Recovery di gennaio Conte apposta sulla misura "Resilienza dell'agrosistema irriguo" - compresa la digitalizzazione e monitoraggio delle reti - 520 milioni di euro, tutti di nuove risorse. Ma - forse per la fretta - dimentica di inserire la voce relativa ai progetti in essere sulle risorse nazionali già individuate: 360 milioni.

Cambia la scena e ad aprile si presenta il Pnrr di Draghi e la stessa voce passa a complessivi 880 milioni di euro, ma una nota del ministero delle Politiche agricole sottolinea come si tratti di "880 milioni di euro di cui 360 milioni di progetti in corso con fondi nazionali". In pratica le risorse aggiuntive restano ferme ai 520 milioni, già stanziati dal governo Conte, mentre ci si accorge che tra Fondo sviluppo e coesione a altre fonti di finanziamento ci sono già progetti in essere per altri 360 milioni: quanto dimenticato dal governo precedente. Di questa cifra, alle regioni del Sud con la clausola del 40% dovrebbero andare 352 milioni di euro.
 

Bacini e grande adduzione, tagliati 360 milioni

Ma per irrigare c'è bisogno anche di grande adduzione e invasi da manutenere o costruire. Qui i fondi sono diminuiti, e le voci hanno cambiato nome. Nel Recovery plan di Conte alla misura "Infrastrutture idriche primarie per la sicurezza dell'approvvigionamento" venivano riassegnati 1,46 miliardi già programmati su fondi nazionali e 900 milioni di euro di nuove risorse per un totale di 2 miliardi e 360 milioni di euro.

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza versione Draghi alla misura "Investimenti in infrastrutture idriche primarie per la sicurezza della fornitura dell'acqua" assegna in tutto 2 miliardi, dei quali però solo 540 milioni sono rappresentati da risorse aggiuntive europee. Spariscono così 360 milioni, che riappaiono però sotto la nuova voce "Rinaturazione dell'area del Po", che nel Recovery di Conte non c'era. Su questa misura al Sud dovrebbero andare 800 milioni di euro.

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Fonte: AgroNotizie

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Tag: ambiente irrigazione acqua politica agricola consorzi di bonifica investimenti

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