Sicilia, gli agricoltori rivogliono l'acqua del fiume Jato

A Partinico, dove una diga sbarra il fiume formando il bacino Poma, su 7.150 ettari serviti da acquedotto irriguo l'acqua ne raggiunge stabilmente solo 2.150, con costi enormi. Il Comitato invaso Poma chiede lavori celeri per riattivare la rete

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Il bacino contiene fino a 72,5 milioni di metri cubi e contribuisce a dissetare anche la città di Palermo
Fonte foto: © Comitato bacino Poma

Gli agricoltori rivogliono l'acqua dell'invaso Poma a Partinico, in provincia di Palermo, che da tempo gli viene di fatto negata. Il Poma è un lago artificiale: costruito dal 1963 al 1968, gestito dall'Ente di sviluppo agricolo della Sicilia e attinto dal Consorzio di bonifica della Sicilia occidentale per gli usi irrigui, ha una superficie di 163,6 ettari ed una capacità di 72,5 milioni di metri cubi di acqua, grazie ad un imponente sbarramento sul fiume Jato. È attualmente uno dei più grandi invasi in Sicilia, e consentirebbe l'irrigazione di circa 9mila ettari di terreno coltivato della piana di Partinico, mentre contribuisce all'approvvigionamento potabile della città di Palermo e di alcuni centri della fascia costiera.
 

L'impianto irriguo colabrodo

Tipico esempio di bacino con acque ad uso promiscuo, l'invaso Poma racconta la storia di un fallimento e al tempo stesso la voglia di riscatto di un territorio: l'impianto di irrigazione costruito copre non più di 7.150 ettari, ma al momento solo 2.150 ettari sono raggiunti stabilmente dall'acqua irrigua. Le perdite sono al 50%, al punto che da dieci anni circa 5mila ettari su 7.150 serviti da acquedotto, o non vengono proprio raggiunti dall'acqua oppure, lì dove arriva, ciò avviene in maniera saltuaria, tanto da impedire qualsiasi forma di programmazione colturale da parte degli agricoltori.

Tutti i serricoltori della zona sono stati costretti ad investire in pozzi o laghetti per avere l'acqua. E si è passati da una erogazione annuale di 20 milioni di metri cubi d'acqua per uso agricolo di vent'anni fa - quando la gestione irrigua era nelle mani di una cooperativa nata a seguito delle lotte contadine degli anni Sessanta capeggiate dallo scrittore e sociologo Danilo Dolci - ai circa 6,5 milioni attuali. Mentre alla città di Palermo vanno oggi circa 28 milioni di metri cubi d'acqua per uso civile.
 

Il Comitato invaso Poma chiede l'avvio dei lavori di rifacimento

"A quasi due anni dallo stanziamento delle somme, l'affidamento dei lavori da 17 milioni di euro per il rifacimento delle reti irrigue del primo lotto sollevato dell'invaso Poma è ancora ben lontano dall'essere concluso in tempi brevi. Nelle scorse settimane è stato affidato il servizio tecnico di verifica della progettazione definitiva, ma l'iter è ancora lungo e i tempi sono stretti, bisogna fare presto". A dichiararlo è il portavoce del Comitato invaso Poma, Antonio Lo Baido.

L'opera è stata oggetto di un finanziamento pubblico da 17 milioni di euro, per la sostituzione delle reti in cemento amianto nel primo lotto a sollevamento - da 1.440 ettari - e la realizzazione di un sistema di misurazione e controllo delle erogazioni. Un primo passo per riattivare la rete.

"Il servizio tecnico di verifica del progetto - si legge in una determinazione del direttore generale del Consorzio di bonifica della Sicilia occidentale - è stato affidato con lo strumento dell'affidamento diretto, previa valutazione di tre preventivi, alla Assesment & certification, per un importo pari ad euro 55.855,96".

"Ci auguriamo che questo passaggio burocratico contribuisca finalmente ad accelerare l'inizio dei lavori e che l'iter procedurale non si areni nuovamente. E' indispensabile ridurre i tempi - afferma Antonio Lo Baido. Pochi giorni fa sono stati nominati i funzionari responsabili delle procedure di espropriazione e di supporto al responsabile unico del procedimento, ma i fondi sono stati stanziati, dopo l'ennesima riprogrammazione, da quasi due anni, mentre l'iter di questo progetto era già partito dal 2017, se non prima".

"Da dieci anni circa 1.900 ettari di superficie irrigua di questo comprensorio non sono più serviti dal servizio idrico. Nella parte restante la rete colabrodo non permette più una programmazione per le attività agricole, un contesto che ha provocato un progressivo abbandono delle campagne che abbiamo pagato caro in termini di posti di lavoro persi e di sviluppo mancato" ribadisce ancora Lo Baido.

Per queste ragioni i lavori di ammodernamento delle reti irrigue sono vitali per il futuro del comprensorio di Partinico. "Rimarremo vigili su tutto l'iter procedurale, per informare i cittadini e costruire un controllo democratico diffuso su questa importante opera pubblica" afferma Lo Baido.

Altro aspetto decisivo per il rilancio dell'agricoltura siciliana è quello di un ritorno alla gestione democratica delle acque, attraverso le elezioni dei rappresentanti nei consigli di amministrazione dei consorzi di bonifica. "Una battaglia di civiltà e di sviluppo - conclude il portavoce del Comitato Invaso Poma -, che ci sta vedendo in prima linea assieme ad altre realtà organizzate di agricoltori e cittadini in altre province siciliane".

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Fonte: AgroNotizie

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Tag: ambiente irrigazione acqua consorzi di bonifica

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