Crea, i primi risultati del progetto DiverFarming

L'uso di colture intercalari nella successione frumento/pomodoro ha mostrato dati positivi per quanto riguarda le rese globali, la fertilità del suolo e le emissioni di gas serra

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Un campo di grano, una delle colture prese in esame dal progetto (Foto di archivio)
Fonte foto: © slavomir pancevac - Fotolia

Il Crea ha reso noti con un comunicato stampa i primi risultati del progetto DiverFarming, progetto finanziato nel programma H2020 che si pone l'obbiettivo di studiare la diversificazione colturale e la riduzione degli input per fornire modelli validi che leghino produzione, reddito e ambiente.

Il progetto della durata di cinque anni è ora a metà del suo svolgimento e porta avanti le prove sperimentali in 4 aree pilota, dalla pianura Padana alla Puglia, e di cui il Crea (con i centri di agricoltura e ambiente, colture industriali e genomica e bioinformatica) è il referente per l'Italia e il Nord del Mediterraneo.

Le successioni colturali studiate sono basate sul confronto di una rotazione classica frumento duro/pomodoro da industria, con la stessa rotazione in cui sono inserite una leguminosa da reddito, come il pisello da industria, o da sovescio come il favino, e di un coltura a ciclo breve di secondo raccolto, inserita tra due colture principali.

Inoltre, vengono valutati alcuni aspetti colturali come le lavorazioni, l'irrigazione e la fertilizzazione azotata.

I risultati ottenuti in questi primi due anni e mezzo di lavoro hanno mostrato che il frumento e il pomodoro hanno avuto rese generalmente più elevate nei sistemi diversificati rispetto alla rotazione tradizionale, anche se il meteo avverso ha condizionato i risultati di pisello da industria e pomodoro in secondo raccolto.

Per quanto riguarda i gas serra, le emissioni maggiori sono state rilevate nel periodo autunnale, indipendentemente dalla rotazione colturale, dopo la distribuzione di digestato anaerobico, un fertilizzante naturale derivante da produzione di biogas, ed in seguito ad eventi irrigui.

Mentre, è stata osservata una riduzione significativa del 15% delle emissioni di gas serra per il pomodoro coltivato in rotazione con frumento e favino, quando sottoposto a un regime ridotto. Studio, quest'ultimo, portato avanti assieme a Barilla.

Anche per quanto riguarda la microflora del terreno, e quindi la fertilità biologica, è stata osservata una significativa differenza nei vari sistemi di gestione a diverso livello di diversificazione.

Dal punto di vista produttivo e economico, l'analisi della filiera ha mostrato un andamento positivo su base pluriennale, mitigando gli effetti della instabilità climatica e di mercato sul margine lordo, rispetto all'attuale gestione colturale.

Risultati incoraggianti, quindi, che fanno ben sperare per quelli che saranno i risultati definiti del progetto.

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