Sud, riscrivere il Recovery plan per l'acqua con più soldi

La ministra per il Sud Carfagna incontra i governatori del Sud a caccia di progetti cantierabili, da finanziare con Fsc e fondi comunitari, dentro anche il NgEU. Busillo (Anbi) spinge perché sia ampliato il Programma risorse idriche del Piano nazionale di ripresa e resilienza

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Sulle risorse del Fondo sviluppo e coesione rimane molta incertezza su quanti siano destinabili allo sviluppo dell'irrigazione al Sud
Fonte foto: © Naj - Fotolia

Nelle prossime settimane si giocheranno le carte per tentare il rilancio delle opere irrigue e degli interventi per la difesa idrogeologica nel Mezzogiorno d'Italia, a più riprese sostenuti dall'Anbi, l'associazione tra i Consorzi di bonifica e irrigazione. La ministra per il Sud e la coesione territoriale, Mara Carfagna ha avviato dal 3 marzo un ciclo di incontri con i presidenti delle Regioni meridionali, a cominciare da Vincenzo De Luca, governatore della Campania: per parlare degli investimenti per il Sud. Sul Fondo sviluppo e coesione 2021-2027 - la cui regia in seno al Comitato per la programmazione economica è in capo al ministero per il Sud - ci sono 50 miliardi da spendere entro il 2030 più gli avanzi ancora disponibili sulla programmazione 2014-2020, da liquidare entro il 2023.

Ma il capitolo delle risorse per il settore idrico irriguo e difesa suolo al Sud - al quale pure spettano l'80% delle risorse nazionali complessive - è ben più risicato, di difficile individuazione ed in concorrenza con l'idropotabile. In più il ministero per il Sud è stato escluso dai super comitati di ministri per la transizione ecologica e lo sviluppo digitale, che dovranno decidere su come riappostare le risorse aggiuntive del Next generation EU, spesso soprannominato Recovery fund, da inserire nel Piano nazionale di ripresa e resilienza da 209 miliardi, meglio conosciuto come Recovery plan, che deve essere presentato entro aprile a Bruxelles. Anche se la Carfagna - stando a quanto si racconta - sarà sentita nei super comitati proprio in tema di risorse idriche e difesa idrogeologica: temi strategici per lo sviluppo del Mezzogiorno.
 

Il colloquio Carfagna-De Luca

Nel corso del colloquio tra la ministra Carfagna e il governatore della Campania De Luca, svoltosi a Napoli, a palazzo Santa Lucia, si è discusso - tra l'altro - di Piano nazionale di ripresa e di resilienza e programmazione dei fondi strutturali 2021-27 - i due assi programmatori e finanziari sui quali sono spendibili gli ingenti progetti che servono a dare un futuro all'agricoltura del Sud.

Il dialogo con il presidente della Regione Campania si è basato sulla volontà reciproca di collaborare, per fare in modo che il Mezzogiorno sfrutti appieno l'opportunità offerta dal Recovery fund a partire dalla necessità, ha dichiarato De Luca "di dotare il Piano in tempi rapidi di progetti esecutivi condivisi".

"È fondamentale - ha spiegato la ministra Carfagna - che ci sia grande convergenza fra tutte le parti coinvolte e che vengano presentati progetti concreti. Progetti su cui sia le Regioni che il governo stanno già lavorando". Quello di Napoli è stato solo il primo di una serie di incontri, che porterà la ministra in tutte le regioni del Sud.
 

Anbi, è il momento di cambiare il Recovery plan

Nel mentre si fa sentire con forza la voce dei consorzi di bonifica meridionali, secondo i quali è il momento di cambiare e in meglio il Recovery plan per accompagnare il paese e il Mezzogiorno al riparo da pericolose sorprese sul fronte delle disponibilità idriche future per l'agricoltura e fuori dalla quotidiana emergenza idrogeologica. Il messaggio giunge dall'Unione regionale consorzi gestione e tutela del territorio e acque irrigue della Campania, presieduta da Vito Busillo, che è anche vicepresidente nazionale di Anbi, proprio il 3 marzo, mentre la ministra per il Sud ed il governatore campano s'incontrano.

"L'appello che lanciamo come consorzi di bonifica e irrigazione a Governo e Regione Campania - afferma Busillo - è quello di non dimenticare le tante piccole e grandi opere proposte dai consorzi proprio per rendere più resilienti i territori, tutte immediatamente cantierabili, una distrazione che potrebbe essere indotta dalla fretta di raggiungere l'obiettivo della presentazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza entro fine aprile alla Commissione Ue".
 

Recovery plan attuale, solo 4,3 miliardi di euro per le risorse idriche

Attualmente, con il Recovery plan varato dal Governo Conte II, per tutto il comparto delle risorse idriche, incluse le risorse per l'idropotabile, sono stanziati - per la manutenzione straordinaria degli invasi e la gestione sostenibile delle risorse idriche - 2,92 miliardi di risorse nuove, per un totale di 4,38 miliardi. Soldi con i quali realizzare circa cento interventi, prevalentemente al Sud, finalizzati alla sicurezza statica e sismica, potenziamento e/o completamento di infrastrutture idriche di derivazione, invasi artificiali e dighe, condotte di adduzione primaria e volti alla riduzione delle perdite idriche nei sistemi di adduzione.

"Purtroppo tali fondi, pure ingenti, non sono sufficienti, considerato che solo il comparto irriguo ha bisogno, secondo il Piano nazionale Anbi per l'efficientamento della rete idraulica del paese, di oltre 4,3 miliardi di euro, che diventano 1,9 miliardi solo per le regioni del Sud e sempre e solo per il comparto irriguo - commenta Busillo, il quale sottolinea: "In questo caso vanno sicuramente affinate le possibilità di sviluppare economie di scala lì dove per la manutenzione straordinaria e la rifunzionalizzazione di invasi ad uso plurimo, gli investimenti risultano inscindibili tra progetti irrigui, potabili e per altri usi".

Nel Sud Italia, secondo il Piano proposto dall'Anbi, oltre l'11% della capacità dei bacini per la raccolta delle acque è occupato dalla presenza di sedime; per liberarli dall'interrimento sono pronti 45 progetti, che garantirebbero oltre 1.300 posti di lavoro. Non solo: nel Meridione ci sono sei invasi incompleti, la cui ultimazione incrementerebbe la disponibilità idrica per oltre 55 milioni di metri cubi, attivando circa 1.300 posti di lavoro; i progetti sono già pronti. Il piano Anbi prevede nel Sud anche 222 interventi di manutenzione straordinaria e la realizzazione di quattro nuovi bacini idrici; l'investimento complessivo è circa di 1 miliardo e 899 milioni di euro, capaci di attivare quasi 9.500 unità lavorative nel segno del Green new deal ed in coerenza con gli obiettivi del Next generation EU.
 

Investimenti irrigui non più rinviabili, il caso Sicilia

Si tratta di investimenti importanti e non più rinviabili: proprio in questi giorni Anbi ricorda la situazione di emergenza verso la quale si avvia la Sicilia: "Gli invasi dell'isola trattengono meno acqua del siccitoso 2020, si può affermare che l'estate agricola della Sicilia si preannuncia molto difficile: attualmente le disponibilità idriche ammontano a circa 375 milioni di metri cubi, ma erano quasi 540 solo 12 mesi fa ed oltre 612 a febbraio 2019" è scritto in una nota dell'Anbi, che cita come fonte il dipartimento regionale Autorità bacino distretto idrografico Sicilia. E proprio sull'isola si trovano alcuni degli schemi idrici e degli invasi da completare e molti bacini pieni di sedime.
 

Un programma da 15,03 miliardi, inclusa la forestazione

Ma le risorse per farvi fronte non bastano. Il Programma per la tutela del territorio e della risorsa idrica potrà contare nei prossimi anni su 15,03 miliardi di euro. È quanto previsto dal Recovery plan, che ha stanziato 3,97 miliardi di nuove risorse accanto ai 10,85 miliardi già assegnati e ai 200 milioni provenienti da React Eu. Il programma si articola in una serie di iniziative, che partono dalla sicurezza del territorio, attraverso azioni di contrasto ai fenomeni di dissesto idrogeologico, fino agli interventi di forestazione urbana e manutenzione straordinaria degli invasi.

In pratica, sembrano moltissimi soldi, ma dentro ci sono almeno tre filoni: l'idropotabile, gli investimenti irrigui - i 4,3 miliardi sopra esposti - e poi tutti gli interventi per la difesa idrogeologica, con la forestazione e i piani per le città, che sono tantissimi, e non riguardano certo le sole competenze dei consorzi di bonifica, cui vengono assegnati circa 10 miliardi e 730 milioni. In questo complesso quadro, tenendo anche conto della riserva dell'80% a favore del Sud, forse una congrua aggiunta di fondi, unita ad una rimodulazione degli interventi ed una precisazione del peso dell'idropotabile potrebbero bastare a trovare la quadra per l'intero piano.

"Per dare una cifra reale delle necessità con riguardo alle sole esigenze espresse dalla difesa idrogeologica del territorio solo i consorzi di bonifica della Campania hanno pronti 193 progetti per oltre 623 milioni di euro per migliorare ancora la tenuta del territorio - afferma Busillo - soggetto a periodici eventi meteo così detti eccezionali, ma che ormai stanno diventando la norma". Una regione, la Campania, che ha un territorio ampio e complesso e con molti necessari interventi futuri sicuramente al di fuori dei confini, pure molto ampi, dei consorzi di bonifica.

"Credo su tutto ciò si possa aprire un dialogo con Regione Campania ed il Governo - conclude Busillo - che possa consentire ai consorzi di lavorare ancora meglio, già oggi di fatto alcuni tra loro hanno raggiunto l'autosufficienza energetica, e trattando opere di alto valore ambientale, per le quali credo vadano coinvolti anche gli assessorati all'Agricoltura e all'Ambiente della Regione Campania ed il ministero per l'Ambiente".

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