Vino, quali strade intraprendere nel post Covid?

Ismea ha pubblicato un report sullo stato del settore vitivinicolo in Italia e nel mondo, mettendo in evidenza i principali aspetti del prima e dopo Covid-19. Torna centrale il tema dell'eccessiva frammentazione produttiva, problema tipicamente italiano

Lorenzo Pelliconi di Lorenzo Pelliconi

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Segnali di resilienza dal settore vitivinicolo in un 2020 horribilis
Fonte foto: © anaumenko - Fotolia

Ismea ha tracciato una nuova panoramica in merito al settore vino in Italia e sui mercati mondiali evidenziando le caratteristiche principali del comparto prima e dopo il Covid-19. Lo spartiacque è sicuramente stato il primo lockdown di marzo 2020 e i successivi due mesi, nei quali gli attori della filiera vino, in Italia e all'estero, hanno dovuto affrontare situazioni differenziate. Chi prediligeva il mercato Horeca come principale sbocco di mercato è stato ovviamente il più colpito, mentre per chi invece era maggiormente presente nel settore Gdo vi è stato addirittura un incremento di fatturato. Secondo Ismea, a livello generale, il sistema produttivo e distributivo del vino, in Italia e non solo, ha mostrato grande resilienza e forte radicamento nei consumi nazionali e globali.

Riguardo ai dati pre-Covid, nel 2019 il nostro paese presentava la quarta superficie a vigneto del mondo, con 708mila ettari, dopo Spagna (966mila ettari), Cina (855mila) e Francia (794mila), ma con la prima produzione mondiale, pari a 47,5 milioni di ettolitri, ben più avanti di Francia (42,1 milioni), Spagna (33,5 milioni) e Usa (24,3 milioni). Sul fronte dei consumi, la tendenza che ormai appare consolidata da anni è la perdita di consumo interno per i principali paesi produttori e un'importante crescita delle esportazioni, con picchi di aumento su tanti mercati di recente consumo. Nel 2019 l'Italia si è attestata al terzo posto nel mondo come consumatore di vino con 22,6 milioni di ettolitri, dopo Usa e Francia.

Per il 2020 il mercato globale del vino è stato gravemente colpito dal Covid, a causa delle forti perdite di fatturato sul canale Horeca con forti blocchi del turismo. Si stima una riduzione degli scambi del 6% in volume, che potrebbe equivalere a un -10% in valore. Tutti gli istituti di ricerca sembrano concordi però nel dire che il mercato potrebbe riassestarsi sui livelli pre-Covid già nel 2023, con volumi di ritorno in crescita. A livello di scambi internazionali, Ismea ammette come il commercio mondiale mostri da anni una tendenza generale positiva, con forti crescite negli anni Novanta, il recupero dopo la crisi economica nel 2009 e un ristagno negli ultimi cinque anni.

Forte aumento per la componente degli spumanti, la progressiva perdita di importanza per lo sfuso e il mantenimento del vino in bottiglia come principale prodotto commercializzato. Per il futuro post Covid il grande tema, rimarca Ismea, sarà il modello di diversificazione delle imprese vitivinicole italiane. La problematica emersa in questi mesi, anche se sembrava ormai passata, rimane ancora oggi la frammentazione del sistema produttivo italiano.

E' giusto evidenziare come anche tante piccole realtà siano riuscite a superare il limite della dimensione ridotta, grazie a un marchio autorevole e riconoscibile. Tuttavia, soprattutto nei mesi della pandemia, il problema è emerso e gli attori del settore si devono interrogare su come poter superare questo limite. Sinergie, aggregazione, focus su qualità e branding sono sicuramente le strade maestre per uscire il prima possibile dalla crisi.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Ismea

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Tag: vino import/export mercati grande distribuzione organizzata e-commerce vitivinicoltura

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