Pomodoro Nord Italia: fissato il prezzo a 92 euro a tonnellata

Con il miglioramento miglioramento della scaletta qualitativa, dovuto al riposizionamento della "base 100" al grado brix 4.85, si ottiene di fatto un incremento di prezzo del 1,25%

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I quantitativi sono stati definiti applicando, anche quest'anno, lo strumento dei precontratti (Foto di archivio)
Fonte foto: © ivan kmit - Fotolia

Dopo un'intensa trattativa, il 24 febbraio scorso è stato raggiunto l'accordo sul prezzo del pomodoro da industria nel Nord Italia della campagna 2021: sarà di 92 euro a tonnellata (esclusi i costi dei servizi).

"Il nuovo contratto quadro d'area vede la luce prima della fine del mese di febbraio, ovvero in tempo utile per le valutazioni di convenienza, prima delle decisioni di semina e trapianto" ha commentato Tiberio Rabboni, presidente dell'Organizzazione interprofessionale del pomodoro da industria del Nord Italia dopo aver appreso la notizia. "La produzione viene programmata sulla base dei reali fabbisogni industriali e delle disponibilità agricole - ha aggiunto Rabboni -. Una programmazione quantitativa, ma anche temporale per allungare ed ottimizzare la durata della campagna. Produrre quello che serve, nei tempi che servono, accresce la convenienza economica di ciascuno e di tutti e consente alla filiera di aumentare la propria competitività. Tant'è che i meccanismi del nuovo contratto promuovono e premiano la qualità verificabile, la più importante leva strategica della competitività italiana nel mondo. Il contratto siglato, di fatto, apre la campagna del pomodoro 2021 nel Nord Italia".

I quantitativi - si legge nella nota dell'Oi pomodoro Nord Italia - sono stati definiti applicando, anche quest'anno, lo strumento dei precontratti, utilizzati per individuare direttamente il punto di equilibrio fra domanda e offerta. La programmazione temporale è partita da una valutazione della capacità di trasformazione e dà l'indicazione per una rispondente pianificazione dei trapianti. Lo scopo è quello che entrambe le parti raggiungano reciprocamente il proprio obiettivo: gli agricoltori consegnare tutto il pomodoro in campo e l'industria trasformare quanto deciso.
Anche la programmazione qualitativa è stata al centro del confronto: ovvero la necessità di una condivisione nella scelta delle varietà, non solo legata alle performance in campo, ma anche alla idoneità di trasformazione per i differenti derivati industriali.
 

Confagricoltura Emilia Romagna, soddisfazione a metà

Soddisfatta a metà è Confagricoltura Emilia Romagna. Il presidente dei produttori di pomodoro da industria dell'organizzazione agricola regionale, Giovanni Lambertini commenta: "Si poteva fare di più visto i brillanti dati sulle vendite delle polpe e delle passate di pomodoro nel 2020". Secondo Lambertini inoltre "Non si è tenuto conto dell'aumento dei costi di produzione" e non sono state accolte le richieste dell'organizzazione volte ad alleggerire le penalizzazioni per i difetti minori del prodotto.

Viene però messo a segno il miglioramento della scaletta qualitativa dovuto al riposizionamento della "base 100" al grado brix 4.85 (era a 4.90 nel 2020), ottenendo di fatto un incremento di prezzo del 1,25%, scrive l'organizzazione.
Ad avviso di Confagricoltura Emilia Romagna, pare insufficiente anche la maggiorazione di prezzo riconosciuta per il pomodoro "tardivo" - a fronte di una campagna di raccolta della durata di 60-65 giorni -, che è nell'ordine dei 75 centesimi alla tonnellata, al giorno, per il prodotto ritirato dal 12 al 19 settembre e di 1 euro/tonnellata, al giorno, per quello ritirato a partire dal 20 settembre fino a un massimo di 15 euro/tonnellata.

Ma ciò che più preoccupa l'organizzazione è la mancanza di garanzie sull'effettivo potenziale di trasformazione del bacino, con il rischio di ripetere gli errori commessi nella precedente campagna quando - ricorda Confagricoltura Emilia Romagna - la maturazione in contemporanea delle bacche rese complicato il ritiro del prodotto in campo, facendo ricadere l'onere esclusivamente sul produttore.
 

Coldiretti Emilia Romagna, la filiera deve essere allineata

Anche secondo Coldiretti Emilia Romagna il prezzo avrebbe dovuto essere più remunerativo per i produttori, in considerazione dell'aumento dei consumi sia interni sia esteri. La chiusura della trattativa entro fine febbraio - commenta l'organizzazione agricola - arriva oltre la data fissata dalle parti all’interno dell’Organizzazione interprofessionale del Nord Italia con un prezzo in aumento rispetto all'anno precedente.

Nella nota di Coldiretti Emilia Romagna viene sottolineato positivamente il miglioramento della "scaletta produttiva" che di fatto porta ad un reale aumento di poco più di 1 euro/tonnellata sul prezzo concordato, arrivando così ad un accordo totale di 93 euro/tonnellata e viene segnalato che il contratto di fornitura per il pomodoro biologico prevede un prezzo di 136 euro/tonnellata.

"Per il futuro - dichiara il presidente regionale Nicola Bertinelli - non basterà più accordarsi solamente sulle quantità da produrre e da consegnare ma sarà fondamentale che tutta la filiera  sia allineata in un progetto di valorizzazione del pomodoro coltivato in Italia".

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