Cari agricoltori, state perdendo un secondo raccolto

Gli strumenti di agricoltura digitale possono aiutare le aziende ad essere più profittevoli e sostenibili. E i dati generati in campo rappresentano un vero e proprio secondo raccolto, tutto da valorizzare

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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Sul mercato sono presenti molte soluzioni di agricoltura digitale (Foto di archivio)
Fonte foto: © sodawhiskey - Fotolia

Oggi le aziende agricole hanno a disposizione un gran numero di strumenti digitali: software gestionali, piattaforme per l'agricoltura di precisione, Sistemi di supporto alle decisioni, banche dati, trappole smart e tanto altro ancora. Strumenti che sebbene vengano percepiti spesso come 'un costo aggiuntivo' e una 'inutile complicazione', in realtà possono davvero semplificare e rendere più profittevole il lavoro agricolo.

Proprio per avvicinare gli agricoltori al mondo del digital farming Confagricoltura Siena ha organizzato un webinar dal titolo 'Aziende digitali in agricoltura, il futuro è adesso'.

"Il digitale è una opportunità che già oggi è possibile cogliere e che sarà sempre più presente nel nostro futuro", ha dichiarato in apertura Nicola Ciuffi, presidente dell'Unione provinciale agricoltori di Siena. "Vogliamo dunque promuovere queste tecnologie e illustrarne i benefici che oggi non sono ancora percepiti da tutti gli agricoltori".


È il digitale, bellezza

Parafrasando Humphrey Bogart possiamo dire che l'agricoltura digitale non è uno scenario possibile, ma inevitabile, perché l'innovazione è l'unica strada per coniugare produttività e sostenibilità. Ne è convinta ad esempio l'Unione europea che, come spiegato da Pierluigi Londero, capo unità della Dg Agri, punterà sempre di più sul digital farming. (Leggi la presentazione - "Digitalizzazione in agricoltura: iniziative europee per accelerarne l’adozione e cogliere appieno i benefici").

La Pac, come il Green deal e il Next generation EU stanzieranno ingenti risorse per modernizzare il settore primario e anche tutto l'apparato amministrativo che ruota attorno alla Pac sta sfruttando il potenziale del digitale per rendere la burocrazia meno soffocante.

C'è dunque la volontà politica di sostenere l'agricoltura digitale e ci sono anche le risorse. A livello europeo, come nazionale. Prova ne è la decisione del Governo, con la legge di Stabilità 2019, di concedere il credito d'imposta per l'agricoltura 4.0 (prorogato e potenziato con la legge di Bilancio 2021), come spiegato da Mario Fiorentino, dirigente del Mise.
 


E anche le regioni, che hanno il compito di amministrare i fondi del Feasr tramite i Psr, stanno puntando in questa direzione. Roberto Scalacci, della Direzione Agricoltura e sviluppo rurale della Toscana, ha ad esempio illustrato gli interventi che la regione ha attuato: dal prevedere finanziamenti importanti per promuovere l'adozione di tecnologie innovative, ad esempio a livello di precision farming, fino al sostegno della formazione, anche attraverso il potenziamento delle demo farms regionali. Oltre al fatto che l'organismo pagatore regionale, Artea, ha avviato un ambizioso progetto di data sharing aperto a tutti i soggetti della filiera.


Si fa presto a dire digitale

Il mercato delle soluzioni 4.0 per l'agricoltura (intesa come unione tra smart farming e precision farming) è dinamico e in crescita. Come illustrato da Chiara Corbo, direttore dell'Osservatorio Smart AgriFood, i dati e le tecnologie ad essi associate sono i principali abilitatori dell'agricoltura 4.0. Un'agricoltura che garantisce una riduzione nell'utilizzo di input, anche di tipo meccanico, e una contrazione del lavoro intellettuale e manuale. Nonché un aumento delle produzioni e una minore variabilità delle stesse. (Leggi la presentazione - "Agricoltura 4.0: il mercato e l’adozione in Italia").

In questo articolo abbiamo raccontato approfonditamente i risultati della Ricerca 2019 dell'Osservatorio Smart AgriFood, mentre i dati dell'ultima survey saranno presentati il 5 marzo prossimo durante un evento online.


Se dunque chi prova le soluzioni di agricoltura 4.0 non torna indietro, sono ancora poche le aziende agricole che hanno fatto il salto. Un motivo è probabilmente la scarsa propensione alla digitalizzazione. Come illustrato da Andrea Povellato, direttore di ricerca del Crea, solo il 20% degli agricoltori usa un Pc (Istat, 2016) e solo il 5% usa internet a fini lavorativi. A essere innovative sono soprattutto le grandi aziende e soprattutto nel settore dell'allevamento e nell'ortoflorovivaismo. Si tratta tuttavia di dati 'datati' e sarà interessante vedere che cosa emergerà dall'indagine Istat in corso. (Leggi la presentazione - "Le aziende agricole italiane e il futuro della digitalizzazione").
 
Se il digital divide, la frammentazione delle aziende e l'età avanzata degli agricoltori sono alcuni fattori che frenano l'innovazione, un meccanismo per diffondere i benefici dell'agricoltura digitale è l'emulazione. O almeno questo è quello su cui punta Angelo Riccaboni, presidente del Santa Chiara Lab e della Fondazione Prima, che ha lanciato il progetto Siena Food Lab. Una iniziativa che mira a rendere 4.0 sessanta aziende agricole nei settori vitivinicolo, olivicolo e cerealicolo. Il tutto con un approccio estremamente pragmatico, sul campo, in modo che le storie di innovazioni di successo possano diffondersi sul territorio e convincere anche i più scettici.
 


Innovazione per tutti i gusti

Di strumenti innovativi oggi ce ne sono molti, forse troppi, tanto che l'agricoltore potrebbe sentirsi frastornato. Ma come ricordato da Ivano Valmori, fondatore di Image Line (che sviluppa soluzioni per l'agricoltura digitale dal 1988), le innovazioni perché siano adottate devono essere semplici da usare, efficaci e interoperabili. (Leggi la presentazione di Cristiano Spadoni, business strategy manager di Image Line - "3 idee per l'agricoltura digitale").

Tra gli strumenti più utilizzati c'è sicuramente QdC® - Quaderno di Campagna®, che permette di tenere traccia di tutte le attività colturali avendo la certezza di rispettare norme e disciplinari. Un software che garantisce la tracciabilità delle produzioni e rende gli adempimenti burocratici meno onerosi. Inoltre supporta le imprese in percorsi di agricoltura sostenibile, grazie all'integrazione con disciplinari e protocolli di buone pratiche agricole. (Guarda il video - "Cosa pensa chi ha scelto QdC® - Quaderno di Campagna®?").

Made in Italy sono anche Agricolus, che ha sviluppato una piattaforma di agricoltura digitale in cloud in grado di rendere accessibili le potenzialità dell'AgTech per tutti. Come anche xFarm, un'altra piattaforma digitale che offre la possibilità di gestire con lo smartphone la vita in azienda, sia a livello operativo, che finanziario e agronomico.

Mentre Copernico, storica società di servizi all'agricoltura con sede a Montalcino, ha lanciato una propria piattaforma digitale, GeApp, che punta sull'impiego di protocolli aperti per offrire servizi alle aziende agricole. (Leggi la presentazione - "Aziende digitali in agricoltura, il futuro è adesso").

Nel settore operano dunque realtà consolidate, startup, ma anche le associazioni di categoria. È questo il caso di Confagricoltura Emilia Romagna, che come raccontato dal direttore regionale Guido Zama ha lanciato una propria app con l'obiettivo di facilitare una comunicazione bidirezionale agricoltore-sindacato, sburocratizzare le attività amministrative e coinvolgere l'utente nella vita associativa. (Scarica il video di Confagricoltura Emilia Romagna).


Se non ora, quando?

Di innovazione in agricoltura si parla da anni, ma questo sembra essere il momento della svolta. Ci si trova infatti in una congiuntura propizia che vede allineata la volontà politica, lo stanziamento di risorse, la presenza sul mercato di soluzioni mature e la percezione che con l'attuale modello non si possa andare lontano. Ecco dunque che l'agricoltore deve cogliere questa opportunità e fare dei dati una nuova fonte di ricchezza. Un vero e proprio secondo raccolto.
 
QdC® e Quaderno di Campagna® sono marchi registrati da Image Line Srl Unipersonale

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