L'agricoltura Ue tra Pac, Green deal e nuove sfide

Qualche riflessione durante la conferenza sulle previsioni al 2030 dove l'attenzione è stata posta anche alla pandemia da Covid-19 che ha lasciato un segno nel comparto primario (e non solo)

Matteo Bernardelli di Matteo Bernardelli

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Il futuro dell'Ue passa anche attraverso il cibo e le sfide che la sua produzione comporta (Foto di archivio)
Fonte foto: © 7ynp100 - Adobe Stock

Sono antiche sfide sotto una veste nuova quelle che gli agricoltori europei dovranno affrontare nel prossimo decennio. E lo si capisce dalle parole della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che nel discorso di saluto alla conferenza sulle previsioni dell'agricoltura al 2030 dice: "I punti chiave della Politica agricola comune del 1962 non sono cambiati, sono vitali come sempre".

Il tradizionale appuntamento di riflessione sull'agricoltura organizzato dalla Commissione Agricoltura, questa volta va in scena solo virtualmente da Bruxelles, senza stampa e stakeholder a dibattere su quale sarà il futuro del settore.
 
La pandemia ha lasciato un segno anche nel comparto primario, che pure - riconosce Ursula von der Leyen - "non si è mai fermato". A cambiare, però, sono stati i mercati, i consumi, con eccessi di volatilità, incertezze sul piano internazionale, panico degli operatori, accelerazioni necessarie verso la digitalizzazione. Ingredienti inaspettati, che si sono aggiunti alle sfide che già quotidianamente il settore agricolo deve affrontare: i cambiamenti climatici, l'invecchiamento dei produttori, l'attenzione all'ambiente (necessaria, per continuare a produrre), la sicurezza alimentare.

Proprio la sicurezza alimentare è stata uno dei tasti più significativi sui quali le istituzioni europee si sono concentrate nelle loro argomentazioni. Così la presidente von der Leyen, ma anche lo stesso commissario Ue all'Agricoltura Janusz Wojciechowski, la ministra dell'Agricoltura della Germania Julia Klöckner, presidente di turno del Consiglio agricolo dell'Ue per questo secondo semestre 2020, il presidente della Comagri al Parlamento europeo, Norbert Lins.

Chissà cosa sarebbe stato se, oltre alla crisi pandemica, l'Unione europea avesse attraversato anche una crisi alimentare. Impossibile dirlo, ma intuibile. "Eppure, il Covid-19 ha reso più fragili le società, con effetti negativi sulla salute, sull'economia, sui consumi e colpendo inevitabilmente le fasce più povere del pianeta, con il calo dei redditi e l'aumento dei prezzi alimentari", ricorda Beth Bechdol, vicedirettore generale della Fao.
L'accessibilità al cibo a prezzi abbordabili, la riduzione degli sprechi, l'incremento delle rese attraverso innovazioni hi-tech, digitalizzazione, nuove tecnologie sono temi che riguardano l'oggi, non il futuro. È un appello che la Fao ha raccolto con l'aiuto di altri paesi (fra i quali l'Italia), costituendo una "coalizione alimentare". Una "chiamata alle armi" per la sicurezza alimentare.

Torniamo a noi. Il futuro dell'Unione europea passa anche attraverso il cibo e le sfide che la sua produzione comporta. La sostenibilità ambientale, la crescita del biologico e la riduzione dei mezzi tecnici nei campi, il taglio degli antibiotici (von der Leyen), la competitività delle imprese agricole e una migliore redditività degli operatori (Klöckner), le sfide climatiche, la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra e le risorse della Politica agricola comune e del Recovery fund (Lins).
Vietato restare con le mani in mano e, soprattutto, peccare di fantasia. Le risorse ci sono. Lo ribadisce il commissario all'Agricoltura Wojciechowski, tracciando un bilancio dell'ultimo anno, di fatto il primo del suo mandato.

"Abbiamo affrontato l'emergenza Covid cercando di attivare corridoi verdi per le merci e la manodopera - riassume -, abbiamo introdotto la possibilità di trasferire fondi dallo sviluppo rurale per il sostegno agli agricoltori, abbiamo raggiunto l'obiettivo di bilancio per la futura Pac 2021-2027 incrementando le risorse da 365 a 391 miliardi, abbiamo favorito l'interazione fra il progetto della Politica agricola comune e il Green deal, con le strategie Farm to fork e Biodiversity".
 
La futura Pac ha obiettivi molto ambiziosi, non soltanto di natura ambientale - aspetto che sovente il mondo produttivo se non contesta apertamente, lo tratta con sufficienza - ma anche "per accompagnare l'ingresso di giovani agricoltori, per rendere le zone rurali più attraenti attraverso politiche di coesione e fondi della Next generation EU, incrementare digitalizzazione e servizi nelle campagne, sostenere la diversificazione dell'agricoltura, assicurare catene di approvvigionamento più corte, che, come abbiamo visto durante la crisi pandemica, è stato uno dei problemi da risolvere".
 
Anche sul versante del benessere animale l'Unione europea dovrà armonizzare le proprie posizioni (e in tal senso è stata annunciata la proposta di legge tedesca, sulla quale la presidenza del Consiglio Ue ha lavorato alacremente), così da elevare i propri standard di efficienza.

Forte attenzione anche ai mercati internazionali e agli accordi di libero scambio, quali opportunità per la valorizzazione delle derrate agricole e dei prodotti agroalimentari, e alto livello di protezione giuridica per tutelare le aree rurali e gli agricoltori. Per raggiungere tutti questi obiettivi sarà necessario uno sforzo notevole, ma lo sguardo resta fisso all'orizzonte. Tanto che il commissario Wojciechowski è certo e si dichiara "ottimista per il futuro del settore agricolo".

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Fonte: Agronotizie

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Tag: unione europea sostenibilità

Temi caldi: 2030: l'agricoltura Ue che verrà

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