Tracciabilità agroalimentare? Se digitale è meglio

La possibilità di raccogliere dati e analizzarli lungo tutta la filiera permette alle aziende agroalimentari non solo di assolvere ad obblighi normativi, ma anche di migliorare i processi e sviluppare nuovi business. Ma solo se digitale la tracciabilità acquista realmente valore

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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La tracciabilità è importante a livello di azienda, filiera e nei rapporti col consumatore (Foto di archivio)
Fonte foto: © gpointstudio - Fotolia

Nel settore agroalimentare si parla sempre più spesso di tracciabilità. Le aziende lungo tutta la filiera sono interessate a sapere come una materia prima viene coltivata, trasportata e lavorata. Come un alimento è stato prodotto, stoccato, venduto e persino consumato.

Raccogliere dati sulla 'storia' di un alimento è sempre stato necessario per questioni normative e di business intelligence. Ma con l'avvento del digitale e di strumenti innovativi (come i device IoT, i Tag Nfc o l'Ia) la mole di dati registrabili e gestibili è aumentata esponenzialmente, aprendo la strada a nuovi business e ottimizzazioni.

Sul tema della tracciabilità ha lavorato l'Osservatorio Smart AgriFood (School of management del Politecnico di Milano e Laboratorio Rise - Research & innovation for smart enterprises dell'Università degli studi di Brescia) che ha pubblicato una ricerca focalizzata proprio su questo tema. Prima di vedere quali sono le nuove opportunità che la tecnologia ha abilitato è bene però capire quali sono i motivi che spingono una azienda a tracciare un prodotto.
 
Da un lato c'è il rispetto della normativa. Basta prendere in mano un qualunque prodotto sullo scaffale del supermercato per leggere il lotto di appartenenza. Una informazione cruciale ad esempio se si deve procedere ad un ritiro a causa di un problema di food safety.

Tracciabilità: non solo obbligo normativo
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C'è poi il tema dell'ottimizzazione dei processi, interni e di filiera. Conoscere come una materia prima o un ingrediente viene prodotto, lavorato, stoccato, etc. permette di eliminare le inefficienze all'interno dell'azienda, ma anche di creare sinergie lungo la filiera e consolidare la fiducia tra i vari partner.

Ma la creazione di valore può avvenire anche nella fase terminale della filiera. I consumatori sono oggi molto attenti all'origine di un cibo, nel senso più ampio del termine, e sono dunque disposti a pagare un quid in più o a rivolgersi ad un marchio che illustri la storia di un prodotto e il suo impatto a livello di territorio e di comunità.


Dalla carta al tablet

Se una volta i dati venivano raccolti a mano e talvolta trasferiti su supporti digitali, oggi l'innovazione può offrire un importante aiuto nel facilitare la raccolta e la gestione dei dati, nonché garantirne la correttezza e veridicità lungo tutta la filiera, cementando la fiducia tra i partner e nei confronti del consumatore.

Secondo i dati raccolti dall'Osservatorio Smart AgriFood sul mercato italiano sono oggi presenti 108 soluzioni digitali per la tracciabilità alimentare, offerte da 83 imprese. Il 44% delle soluzioni mappate è costituito da strumenti considerati 'tradizionali', cioè che consentono la raccolta manuale del dato e la sua conservazione.

Il 56% delle soluzioni è invece considerato innovativo, in quanto si basa su tecnologie in grado di impattare significativamente su una o più fasi del processo di tracciabilità, consentendo, in particolare, di automatizzare la raccolta dei dati, abilitarne una condivisione più efficace e consentirne una migliore elaborazione.

Bisogna in questo caso distinguere tra le tecnologie che generano il dato, quelle che lo trasmettono e infine quelle che lo analizzano per estrarne informazioni di valore. Oggi esiste un gran numero di sensori, affidabili e a prezzi contenuti, che possono essere installati lungo le linee produttive, ma anche in campo, oppure all'interno dei pallet per monitorare le condizioni di trasporto.

L'utilizzo di device IoT (Internet of Things) permette poi la trasmissione del dato (tramite la rete di telefonia mobile, LoRaWan e altre) in maniera istantanea, semplice e affidabile. L'utilizzo del cloud consente di archiviare e avere accesso ai dati in qualunque luogo e di utilizzare strumenti Saas per l'analisi.

La tecnologia blockchain, a cui dedicheremo un articolo a parte, permette infine di rendere sicuri e immutabili i dati all'interno della filiera e nei confronti del consumatore che può ad esempio consultarli tramite un QRcode stampigliato sull'etichetta del prodotto oppure tramite un Tag Nfc interrogabile da smartphone.

Le tecnologie abilitanti nel mercato italiano
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Tra le tecnologie abilitanti mappate dall'Osaf spicca la blockchain con il 43% delle soluzioni censite e una crescita anno su anno del 111%. Si tratta d'altronde della tecnologia più nuova e che ha le potenzialità di rivoluzionare il settore (e non solo quello agroalimentare). Seguono i QRcode con il 41% e le mobile app con il 36%. I data analytics si fermano al 34%, mentre l'IoT, sebbene arrivi solo al 30%, ha visto una crescita del 63% dal 2018 al 2019. In fondo alla classifica ci sono le soluzioni cloud con un 27%.

Ma qual è il profilo dei fornitori di tecnologia? A sviluppare le soluzioni di tracciabilità ci pensano le startup (con il 43%) e le aziende strutturate (con il 57%). Un dato, quello delle startup, che non deve stupire visto che alcune delle tecnologie più presenti sul mercato, come la blockchain, sono in una fase di sviluppo iniziale, in cui molte nuove realtà imprenditoriali tentano di guadagnarsi clienti in vista di un consolidamento del mercato che sarà inevitabile nei prossimi anni.

Sito Osservatorio Smart AgriFood

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