Lazio, l'olio c'è e la qualità anche

Dai primi dati forniti dall'Arsial rimangono stabili qualità e livelli di produzione, che quest'anno dovrebbe essere circa il 6% in più rispetto al 2019. Una situazione che vede il Lazio in controtendenza rispetto al calo produttivo nazionale

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Olio, dai primi dati sulla raccolta 2020 la produzione laziale è stabile o in leggera crescita
Fonte foto: Arsial

Sembra essere partrita bene la stagione olearia in Lazio, dove dai primi dati la produzione appare stabile e la qualità alta, rispetto ad un quadro nazionale che vede le produzioni in calo.

A dirlo è l'Arsial, l'Agenzia regionale per lo sviluppo e l'innovazione agricola del Lazio. In base all'ultimo rapporto Cia-Aifo-Italia olivicola la produzione laziale dovrebbe essere simile a quella del 2019 o addirittura con un leggero aumento di circa il 6%.

Un dato positivo rispetto al resto della produzione italiana, che per quest'annata dovrebbe far registrare un calo tra il 22% ipotizzato da Ismea e Coldiretti a fine settembre e il 36% dell'indagine Cia-Aifo-Italia olivicola diffusa in ottobre.

Un calo imponente, dovuto soprattutto al risultato negativo del Sud Italia, dove alcune anomalie climatiche hanno condizionato pesantemente l'olivicoltura.

Tornando al Lazio, la produzione di quest'anno dovrebbe attestarsi sulle 11.500 tonnellate, circa 600 tonnellate in più dell'anno scorso, grazie all'annata favorevole in alcune aree centro-settentrionali della regione, che sta bilanciando il calo dei raccolti nella zona meridionale.

Riguardo ai territori, le maggiori produzioni sono segnalate nella Tuscia viterbese e in Sabina, dove la raccolta, secondo le dichiarazioni degli olivicoltori, dovrebbe rivelarsi tra le migliori degli ultimi anni.

Con i suoi 67.996 ettari di superficie, 220 frantoi e circa 67mila aziende il Lazio si colloca tra le regioni più interessanti per l'olivicoltura nazionale, che unisce alti livelli sia di produzione che di qualità.

Il panorama delle eccellenze olivicole laziali conta su quattro extravergini Dop, espressione di territori di grande tradizione: Tuscia, Canino, Sabina e Colline Pontine. Ai quali si aggiungono la celebre Oliva di Gaeta Dop e otto oli monovarietali di notevole qualità, censiti tra i prodotti agroalimentari tradizionali della regione: gli oli di Carboncella, Ciera, Itrana, Marina, Olivastrone, Rosciola, Salviana e Sirole.

Il profondo legame che unisce l'olivo e il territorio laziale è espresso anche da paesaggi olivicoli di grande suggestione e da una cultura dell'olio che influenza gran parte della gastronomia e del folclore.

Ne sono testimonianza il grande numero d'iniziative e manifestazioni dedicate all'extravergine e i due musei dell'olio di Castelnuovo di Farfa (Ri) e Roccasecca (Fr), dedicati al rapporto tra la coltivazione dell'olivo e le comunità locali.

Restano da attendere i dati definitivi quindi, ma in generale l'annata 2020 nel Lazio sta vedendo nell'olio un suo lato positivo.

Fonte: Arsial

Tag: olio olivicoltura

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