La stabilità degli alberi

Con buone pratiche gestionali e arboricolturali è possibile contenere i cedimenti degli alberi. A cura di Giovanni Morelli, socio dell'Associazione Pubblici Giardini

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Ferrara, un'immagine dopo il temporale del 3 agosto 2020
Fonte foto: Giovanni Morelli - Associazione Pubblici Giardini

L'albero è caduto e ha fatto danni, in poche ore la notizia è sui giornali. C'è chi parla di "albero killer", chi evoca i cambiamenti climatici, chi lamenta scarsa manutenzione: la caduta di un albero non lascia mai indifferenti.
Ciò che non viene detto, tuttavia, è che la maggior parte degli alberi divenuti protagonisti in negativo delle cronache non sono esemplari integri e vigorosi, ma hanno invece subito scavi, capitozzature, variazioni del piano di campagna, compattamento del suolo, modifiche del regime idrico… In questi casi si tratta dunque di cedimenti strutturali "patologici" in senso lato, cedimenti che avrebbero potuto essere facilmente prevenuti attraverso l'applicazione di buone pratiche gestionali.

In ogni caso è pur vero che la perdita di parti rappresenta uno dei capisaldi nell'autodeterminazione della forma arborea. Gli alberi, infatti, provvedono al ciclico ricambio dei loro organi: si liberano di foglie e rami, ma anche di grosse branche o tronchi secondari. Questi cedimenti strutturali, che potremmo quindi definire "fisiologici", sono tuttavia prevedibili in quanto legati a ben note dinamiche di evoluzione della forma arborea, dunque prevenibili grazie ad accorte pratiche arboricolturali.
 
Non dobbiamo poi dimenticare come la perdita selettiva di parti, che potranno poi essere surrogate, rappresenti un formidabile strumento per la sopravvivenza di esemplari sottoposti ad intense ed impreviste sollecitazioni meteorologiche. Anche in questo caso, tuttavia, si tratta di un comportamento prevedibile le cui eventuali conseguenze indesiderate possono essere facilmente evitate attraverso il buon senso: durante il temporale è meglio non frequentare i parchi.

Queste semplici considerazioni devono spingerci alla consapevolezza che, oltre un certo limite, la probabilità che gli alberi possano cedere appare incomprimibile. In altre parole la pretesa di azzerare l'incidentalità legata agli alberi coinciderebbe con… l'eliminazione integrale degli alberi.

Nonostante ciò, benché le nostre città siano piene di esemplari arborei, secondo il National tree safety group inglese le lesioni gravi (morte o infermità permanente) derivanti dalla caduta parziale o integrale di alberi in Europa sono di circa 1 su 20 milioni di abitanti (se vi sembra comunque tanto sappiate che la mortalità legata agli incidenti automobilistici, basata su dati Istat relativi al 2019, per fare solo un esempio, è di circa 49 su 1 milione di abitanti…). Nulla se paragonato ai vantaggi ecologici, ambientali, psicologici, compositivi e anche economici che ci derivano dalla convivenza con gli alberi.
 
I tecnici al lavoro
Tecnici al lavoro
(Fonte foto: Giovanni Morelli - Associazione Pubblici Giardini)

Detto ciò, resta il dovere di contenere quanto più possibile i cedimenti stessi e, ove possibile, di mitigare le conseguenze che ne potrebbero derivare per cose o persone. Oggi sappiamo che questi obiettivi possono essere raggiunti attraverso poche e mirate azioni:
  • progettazione del verde lungimirante ed attenta alle esigenze di lungo periodo degli alberi,
  • manutenzione rispettosa dell'integrità arborea,
  • riduzione dei fattori di disturbo arrecati agli alberi,
  • sostituzione degli impianti arborei ormai compromessi,
  • analisi e gestione del rischio connesso agli alberi in ambito urbano,
  • campagne di analisi della stabilità ragionevoli e commisurate alle caratteristiche del patrimonio arboreo.
Si tratta di azioni per il buon esito delle quali disponiamo oggi di competenze e professionalità adeguate.
La sfida che ci attende riguarda la capacità di creare una nuova diffusa cultura della convivenza con gli alberi, basata sul principio del rispetto, finalmente libera da luoghi comuni e sensazionalismi, ma fondata sulle buone pratiche.

Nella consapevolezza che, quasi sempre, siamo noi i responsabili di ciò che ci accade e che, semplicemente, la nostra sopravvivenza senza alberi sarebbe impossibile.
Giovanni Morelli
Associazione Pubblici Giardini
Emilia Romagna

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