Covid-19: per qualcuno son buoni affari, per altri meno

Secondo un recente studio del Crea, la pandemia provocherà una riduzione del reddito agricolo e zootecnico. Eppure i consumi interni e le esportazioni agroalimentari crescono

Duccio Caccioni di Duccio Caccioni

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Vi sono settori che vanno alla grande come la Gdo e l’industria alimentare (Foto di archivio)
Fonte foto: © monticellllo - Fotolia

Ecco ho deciso: faccio una cosa originale. Parlo di Covid-19.
A parte gli scherzi, vorrei aggiungere una voce alla moltitudine, ma parlando di agricoltura o meglio degli effetti dell'anomala situazione sul mercato e sull'economia agricola italiana. Da un bello studio pubblicato dal Crea nell’ambito del programma della Rete rurale nazionale apprendo che secondo alcuni modelli econometrici vi sarà in Italia “una riduzione consistente del reddito agricolo (per ettaro) e zootecnico (per capo allevato), in entrambi i casi superiore all’ipotizzata variazione del Pil”.

Il comparto zootecnico sembrerebbe colpito da un maggiore calo di redditività, quello ortofrutticolo un poco meno; un fatto che renderebbe l’agricoltura italiana più resiliente allo shock pandemico rispetto a quella di altri paesi europei. Non c’è comunque da stare allegri.

Però nella valle di lacrime che già prima della seconda ondata vedeva un calo del Pil nazionale del 9,5% (fonte: Fmi e Ue) vi sono settori che vanno alla grande come la Gdo (secondo MedioBanca +9,6%) o anche l’industria alimentare. Nel rapporto “L’industria alimentare italiana oltre il Covid-19” realizzato da Nomisma per CentroMarca e Ibc (Industrie beni di consumo) si nota come le vendite al dettaglio di beni alimentari abbiano realizzato un +3,3% nei primi sette mesi del 2020. Nello stesso periodo è buona anche la performance dell’export agroalimentare con un +3,5% (contro il -14% del comparto manifatturiero ).
A prescindere da quelli che saranno gli esiti economici dell'attuale seconda ondata, e temiamo vi siano effetti del tutto diversi rispetto alla prima, notiamo la consueta discrasia fra il settore primario rispetto all’industria e alla distribuzione.

Il monito è il solito: non fate del male al settore che vi permette di realizzare buoni affari, ovvero, senza agricoltura non esiste cibo made in Italy. Detto questo, in vista della prima tranche di denari del recovey plan oggi annunciata, facciamo nostre alcune delle raccomandazioni per l’agricoltura del già citato studio Crea. Bisogna evitare ogni carenza di manodopera, garantire i trasporti dei prodotti deperibili, garantire liquidità alle imprese evitando restrizioni del credito, introducendo sussidi salariali, sospendendo i pagamenti delle imposte e l’applicazione del regolamento dei minimis e, repetita iuvant, evitare ogni tipo di speculazione.

Colpire agricoltori e consumatori è facile e non deve essere permesso.

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