Macfrut digital, quello che è stato e quello che sarà

Dopo il debutto digitale della fiera dell'ortofrutta è tempo di riflessioni. Aspetti positivi, negativi e punti che sono da migliorare: ne abbiamo parlato con i protagonisti. E il futuro cosa riserva?

Giulia Romualdi di Giulia Romualdi

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La parola chiave della kermesse è stata: internazionalizzazione (Foto di archivio)
Fonte foto: © Oksana_S - Adobe Stock

Spenti computer, tablet e smartphone che per tre giorni hanno navigato nella piattaforma Natlive di Macfrut digital 2020, è arrivato il momento di riflettere su quello che è stata la fiera dedicata al mondo dell'ortofrutta e su quello che ne sarà. Una fiera che appunto quest'anno, causa coronavirus, si è dovuta reinventare dando vita ad un'edizione totalmente digitale dall'8 al 10 settembre scorsi.

Il primo a fare un bilancio non poteva che essere il presiedente di Cesena Fiera, Renzo Piraccini, il quale ha messo sul piatto della bilancia sia gli aspetti positivi che quelli su cui è necessario migliorare in un'ottica futura. Ma il presidente prima di tutto si ritiene "molto soddisfatto""Abbiamo voluto simulare una fiera, ma non abbiamo voluto fare il Macfrut evento fisico in versione digitale. Questo è un progetto nuovo - afferma - totalmente innovativo perché siamo stati i primi ad avere il coraggio di affrontare questa tematica". Anche perché l'idea, arrivata nel periodo del lockdown, è stata messa in pratica in pochissimo tempo: "il finale della piattaforma l'abbiamo messo a punto a metà agosto" precisa Piraccini.

Tra i punti positivi ne spiccano tre: la semplicità del progetto, le sue grandi potenzialità di sviluppo e i costi molto ridotti.

Nella piattaforma hanno trovato spazio numerosi stand virtuali di espositori italiani ed esteri dove questi ultimi, mediante video e slide, hanno avuto la possibilità di presentarsi a visitatori, buyer e, perché no, a chi era semplicemente curioso, rendere noti gli obiettivi aziendali ed "esporre" prodotti e ultime novità. Il tutto accompagnato da due richieste di incontri identificate mediante due appositi tasti: "Richiedi B2B", dedicato ai buyer e "Scrivici", dedicato a chi voleva informazioni.

Nei tre giorni di fiera sono state due le possibilità di incontro
Nei tre giorni di fiera sono state due le possibilità di incontro
(Fonte foto: Giulia Romualdi - AgroNotizie)

Sulle potenzialità di sviluppo del progetto Renzo Piraccini crede molto, anche grazie alle numerose e moderne tecnologie che abbiamo a disposizione. "Uno in pochi minuti riesce a collegarsi con tutto il mondo" ha affermato. Già, perché oggi grazie ai mezzi informatici è possibile entrare in contatto, scambiarsi informazioni, fare una chiacchierata o anche concludere un affare semplicemente stando comodamente seduti davanti al computer. Un modo tutto nuovo di comunicare che "ha messo in evidenza le grandi esigenze che il settore ha di comunicare, meglio e in maniera più efficace" afferma il presidente di Macfrut.
Ma l'importanza dell'uso di queste tecnologie si nota di più e forse è anche più apprezzata quando le persone che si devono contattare sono dall'altra parte del mondo. "Chiaramente questi sistemi - precisa infatti Piraccini - sono molto più interessanti per il mercato internazionale che non per il mercato nazionale. Questi nuovi mezzi, con più è lontano l'interlocutore più sono interessanti, più li apprezzi come un valore aggiunto vero. Se uno vuole parlare con una catena italiana non ha bisogno di Macfrut digital, di strumenti ce ne sono tanti".

Infine, il fatto che sia stato un progetto poco costoso a livello di stand, che naturalmente hanno comportato una spesa minore per gli espositori rispetto a quella di uno stand fisico, e il fatto che di costi relativi agli spostamenti praticamente non ce ne sono stati, sono stati un ulteriore aspetto positivo.

Ma non è stato tutto in discesa perché ci sono stati anche un po' di problemi tecnici che hanno caratterizzato la mattina del primo giorno. "Innanzitutto la nostra più grande preoccupazione era che andasse in crash la piattaforma perché non avevamo idea di quanta gente si sarebbe registrata. Se la dovessi rifare oggi la vorrei fare ad accesso libero e lascerei libera anche la partecipazione ai webinar, senza mettere il tetto delle trecento persone" puntualizza subito il presidente.

Poi ci sono stati appunto un po' di problemi legati alle connessioni di alcuni utenti che per esempio utilizzavano delle protezioni nei loro sistemi operativi o nelle reti di connessione o perché utilizzavano dei dispositivi non idonei. "All'inizio i business to business erano dedicati esclusivamente ai computer e non ai mobile perché appunto avevamo paura di andare in crash, ma quando abbiamo visto che il 50% di tutti quelli che si erano registrati, compresi i buyer, si erano registrati con dei mobile, abbiamo fatto un upgrade e la maggior parte dei problemi tecnici sono stati risolti".
Ma come tutte le novità qualche inconveniente è inevitabile e da mettere in conto e c'è chi fin da subito si è attrezzato diversamente. "Quando la piattaforma ha avuto dei problemi - racconta Piraccini - molti, avendo l'indirizzo e-mail dei buyer, li hanno contatti per farsi dare il numero di telefono e li hanno sentiti al di fuori della piattaforma".

Stand Sicilia Avocado a Macfrut digital 2020
Un esempio di stand a Macfrut digital 2020
(Fonte foto: Giulia Romualdi - AgroNotizie)


Soddisfatti o rimborsati?

Oltre al diretto interessato, anche le aziende che hanno partecipato come espositrici hanno tracciato un bilancio della fiera sotto questa nuova veste. Se per alcuni è stata un'ottima vetrina ed è promossa a pieni voti, per altri è rimandata a settembre come si suol dire in ambito scolastico.

Per molti espositori nazionali è stata una vera e propria scommessa, quasi una sfida che li ha portati ad interagire in un modo tutto nuovo con buyer e curiosi, complici dei video della durata di circa un minuto dove si sono presentati dando spazio anche alle novità per quanto riguarda i prodotti. Ma se per alcuni un minuto è stato più che sufficiente per racchiudere tutto quello che avrebbero messo fisicamente in uno stand, altri hanno storto un po' il naso ritenendo che un minuto sia stato troppo poco.

Inoltre, se molti avevano giocato d'anticipo sui social qualche giorno prima dell'inizio, creando la giusta suspense tra i futuri visitatori, altri al termine della fiera hanno fatto un po' di mea culpa constatando la mancata preparazione e le poche aspettative, che invece non mancano in una fiera fisica, che hanno portato a non credere troppo in questa formula.

Chi da sempre si occupa di comunicazione si è detto entusiasta di questa novità, come Fruitecom. "Con creatività e impegno siamo riusciti a creare uno stand virtuale che incuriosisse i visitatori e, allo stesso tempo, fosse in grado di illustrare in modo chiaro i servizi di cui ci occupiamo" hanno affermato Silvia Roncaglia, business development & pr, e Michela Dongi, marketing e pr. "Gli strumenti innovativi che la tecnologia fornisce possono facilitare molti aspetti del lavoro nell'ambito della comunicazione e questo periodo ci ha aperto gli occhi su quante attività si possano realizzare anche in digitale, abbattendo così le distanze fisiche" hanno precisato da Fruitecom.

Padiglione agrofarmaci, fertilizzanti e biostimolanti
Padiglione agrofarmaci, fertilizzanti & biostimolanti
(Fonte foto: Giulia Romualdi - AgroNotizie)

Per quanto riguarda gli incontri business to business, punta di diamante della fiera, le opinioni si dividono tra chi ha ricevuto qualche contatto interessante, soprattutto dall'estero, che sta portando avanti ancora oggi e chi invece non ha nemmeno avuto la possibilità di provare questo strumento per mancanza di contatti o perché quelli che ha ricevuto non sono arrivati da potenziali buyer. O ancora, nonostante si fossero organizzati degli appuntamenti, all'orario fissato nessuno si è presentato, inconveniente che però purtroppo si può presentare anche in una fiera fisica.
Tasto dolente è stato l'orario degli incontri: i B2B erano aperti dalle 9:00 alle 19:00 e molto spesso non è stato possibile raggiungere buyer oltreoceano per motivi di fuso orario.
A livello di incontri business to consumer tutti sulla stessa linea: c'è da lavorarci su.

Tra soddisfatti e meno soddisfatti, sono comunque tutti concordi innanzitutto nel complimentarsi con gli organizzatori, soprattutto per come è stato gestito il pre fiera e in secondo luogo nel riconoscere le grandi potenzialità del digitale: permette di raggiungere un numero praticamente infinito di utenti e potenziali clienti, in particolar modo quelli che si trovano dall'altra parte del mondo, stando comodamente seduti nel propio ufficio. Insomma, poca spesa, massima resa. Anche perché l'investimento fatto da ciascun espositore non è stato nemmeno minimamente paragonabile a quello che si fa per un evento fisico, anche in termini di tempo.

Ma le relazioni umane sono insostituibili: il prendere un caffè insieme allo stand, fare una chiacchierata tra una pausa e l'altra e magari sedersi attorno ad un tavolo per una cena alla fine della giornata sono qualcosa che non può essere sostituito da nessuna tecnologia.
E per il futuro la speranza è di tornare al Macfrut tradizionale, ma magari mantenere viva una parte virtuale perché non è detto che una formula escluda l'altra. Anzi, per quanto riguarda i rapporti con i buyer oltreoceano la kermesse digitale potrebbe essere una carta vincente.


La fiera dell'internazionalizzazione

Già nel corso dell'inaugurazione virtuale la ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova aveva detto che la parola chiave di questa edizione, accanto a rilancio, era internazionalizzazione e così è stato.
Anche sulla base di quanto affermato dalle aziende espositrici italiane, che i principali contatti li hanno avuti con l'estero, e vedendo il numero degli espositori stranieri (400 espositori, il 40% dei quali oltreconfine), Macfrut digital è stata la fiera dell'internazionalizzazione.

Tra Repubblica Dominicana, Somalia, Colombia, Kenya, Indonesia, solo per citarne alcuni, sono stati numerosi i padiglioni internazionali, con la Cina che l'ha fatta da padrona con 87 espositori. Tant'è che un webinar è stato dedicato proprio al settore ortofrutticolo Cina-Europa dove è stato messo in luce che nei primi sei mesi le importazioni di ortofrutta italiana in Cina sono aumentate del +74%. Lo scorso anno l'incremento è stato del +20%, anche se c'è da dire che il nostro paese contribuisce per l'1% dell'export dello Stato asiatico.

Sono stati 87 gli espositori dalla Cina
Sono stati 87 gli espositori dalla Cina
(Fonte foto: Giulia Romualdi - AgroNotizie)

Renzo Piraccini ha parlato di una "Nuova via della seta" in ortofrutta. "I dati ci dicono dell'enorme potenzialità che ha il mercato europeo per il grande Stato asiatico. Dobbiamo avere un obiettivo: realizzare nel Nord Est dell'Italia un polo logistico per i prodotti agroalimentari cinesi destinati al mercato europeo e trasformare la piattaforma in un hub per esportare ortofrutta in Cina. Questa è una grande opportunità che dobbiamo cogliere al volo se vogliamo allargare gli orizzonti di un mercato ortofrutticolo destinato per l'86% all'Europa".

Sull'importanza dei rapporti Italia-Cina nel corso del webinar è intervenuto anche Paolo De Castro, vicepresidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo"La Commissione Agricoltura - ha affermato - sta lavorando per allargare i rapporti con la Cina e tutto il Sud Est asiatico. Il rapporto con la Cina è importante anche sul piano della messa in linea delle norme sulla sicurezza alimentare in modo che i nostri consumatori abbiamo gli stessi standard così come i nostri amici cinesi fanno con le produzioni europee".


Tanto business ma anche tanti webinar tecnici

Non solo business to business, Macfrut digital 2020 è stato anche un momento di divulgazione e conoscenza grazie ai numerosi webinar tematici che si sono susseguiti nei tre giorni e che hanno trattato una molteplicità di argomenti. "Per molti webinar abbiamo avuto moltissime visualizzazioni, in alcuni abbiamo raggiunto l'overbooking e proprio perché molta gente non ha potuto seguirli in diretta, abbiamo pensato di tenere aperta la piattaforma" afferma Renzo Piraccini. Fino alla fine del mese, infatti, si possono continuare a vedere tutti i webinar on demand partendo da questa pagina e scegliendo quello o quelli che più interessano.

Dunque questo nuovo modo di confrontarsi e informare è stato apprezzato sia dai visitatori che dagli organizzatori dei webinar, anche se molti hanno più volte ribadito l'estrema importanza che continueranno ad avere le relazioni umane. "E' difficile fare pronostici - afferma Anna Rufolo, responsabile del Settore ortofrutticolo della Cia - agricoltori italiani - però penso che ci sarà il recupero delle relazioni, ma naturalmente tutto il know how che siamo stati in qualche modo costretti a sviluppare ed accelerare, rimarrà, ne faremo tesoro".

A farle eco Francesco Vincenzi, presidente dell'Associazione nazionale consorzi gestione e tutela del territorio e acque irrigue. "E' mancato il rapporto umano - spiega - che è quello che caratterizza oggettivamente un evento fieristico, ma dal punto di vista della comunicazione credo che la tecnologia sia un eccellente strumento, anche perché si raggiungono dei numeri di partecipazione ben diversi da quelli che si raggiungono dal vivo".

Spazio è stato dato alle piante officinali, una filiera dalle numerose opportunità ma che necessita di organizzazione ed aggregazione, e all'orticoltura con due incontri virtuali: Field solutions relativo all'innovazione tecnologica e Green house technology che ha dato spazio all'hi-tech per una nuova orticoltura in serra. Senza dimenticare le esperienze e prospettive di mercato per i teli biodegradabili con Novamont forum e il webinar Biosolutions international congress dove è stato fatto il punto su un tema particolarmente attuale e molto sentito da agricoltori e non solo: la lotta biologica alla cimice asiatica.

Ma nel corso dei tre giorni si è parlato anche di Politica agricola comune grazie all'incontro virtuale organizzato dalla Regione Emilia Romagna e Apt servizi e a quello organizzato dalla Cia dal titolo "L'ortofrutta italiana sulla strada del Green deal: Pac, innovazione e chimica verde". "Per noi - afferma Anna Rufolo, responsabile del Settore ortofrutticolo della Cia - la fiera è stata una bella vetrina e il webinar un'occasione per trattare un argomento di estrema attualità. Un'occasione non persa rispetto al momento che stiamo vivendo e un'occasione per parlare agli esperti del settore, agli interessati e alle aziende anche grazie agli interventi che si sono susseguiti".

Qual è la strada che deve percorrere l'ortofrutta italiana per seguire il Green deal europeo? E' stata questa la domanda principale sulla quale è ruotato l'incontro che ha trattato temi cruciali come la riduzione degli agrofarmaci, l'incremento della produzione biologica e la salvaguardia della biodiversità. Anna Rufolo non ha dubbi nel ritenere che "il settore non parte da zero, c'è già una propensione all'innovazione". "Chiaramente parliamo di un processo di transizione verde che dovrà essere accompagnato da ricerca di soluzioni alternative, innovazione e trasferimento della conoscenza, senza abbassare l'attenzione sulle priorità di natura economica" afferma facendo contemporaneamente un appello alle istituzioni per avere "strumenti che aiutino gli agricoltori a fare reddito e quindi a rimanere competitivi, aumentare un po' la resistenza alle crisi di mercato che sono cicliche anche nell'ortofrutta e far fronte alla pressione di sfide fitosanitarie crescenti".

Infine un altro tema molto sentito nei tre giorni di fiera è stato quello dell'acqua e di riflesso dell'irrigazione grazie a tre webinar che "hanno avuto un filo conduttore" come spiega Francesco Vincenzi, presidente dell'Anbi. "Sono state tutte iniziative che hanno avuto come filo conduttore la sfida della sostenibilità, il Green new deal e la nuova Pac nell'ottica dell'irrigazione". Accanto ad Acquacampus e all'incontro dedicato nello specifico all'irrigazione, nella prima giornata è stato presentato Goccia verde, un programma volontario di certificazione dell'uso sostenibile dell'acqua e del territorio. Un progetto "a disposizione delle aziende agricole, delle Op e di tutti coloro che vogliono certificare il fatto della sostenibilità nell'uso dell'acqua" spiega il presidente. Nella speranza di far vedere dal vivo l'anno prossimo "le prime sperimentazioni con i primi dati certi".


Ritorno al passato ma senza dimenticare quanto fatto

Se "di doman non c'è certezza", la speranza è comunque quella che, più prima che poi, il coronavirus rimanga solo un brutto ricordo.
"L'edizione 2021 di Macfrut spero che sia fisica - afferma fiducioso Renzo Piraccini - ma questo è un progetto che non abbandoneremo perché ha un potenziale troppo grande, è una formula straordinaria per allargare il raggio di azione".

Ma alla domanda se ci sarà una formula mista tra fisico e digitale, il presidente è più che sicuro sul futuro. "Assolutamente no. Io non credo alle cose a metà. Nel 2021 ci sarà la fiera fisica e poi ci potrebbe essere un'appendice digitale, magari rivolta ad un'area geografica particolare o a tematiche particolari". Il tutto mettendo in atto alcuni aggiustamenti e alcune migliorie, anche sulla base delle richieste e dei consigli degli espositori. "Dobbiamo rendere tutto più semplice - spiega il presidente di Cesena Fiera - abbiamo toccato con mano che l'uso di queste tecnologie, pur a noi sembrando semplice, delle volte è complicato quindi dobbiamo rendere tutto semplice, automatico, con pochi passaggi".

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