L'innovazione digitale al centro del World Agri-Tech

Il digitale ha le carte in regola per rivoluzionare il modo di fare agricoltura. Ma quali sono le potenzialità e soprattutto gli ostacoli nel cammino verso un settore più digitale e sostenibile? Se ne è parlato durante il World Agri-Tech Innovation Summit

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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L'edizione 2020 del WAT è stata totalmente virtuale
Fonte foto: Agronotizie

La pandemia di Covid-19 ha messo in discussione l'intero settore agroalimentare a livello globale. Durante i mesi di lockdown sono emersi con forza temi che sembravano appartenere al passato: la sovranità alimentare, la necessità di fornire cibo sano e sicuro a tutti, l'approvvigionamento di materie prime e di manodopera.

Sono stati questi i temi al centro dell'edizione 2020 del World Agri-Tech Innovation Summit, l'evento (di cui AgroNotizie è partner) che ogni anno raccoglie a San Francisco e Londra investitori, aziende, startup, imprenditori e agricoltori da tutto il mondo per discutere del futuro dell'agricoltura. Quest'anno l'evento, causa proprio il Covid-19, si è tenuto esclusivamente in maniera virtuale, ma non per questo la partecipazione è stata meno ampia e coinvolgente.

Sul palco (virtuale) si sono alternati speaker del calibro di Bob Reiter, head of R&D di Bayer Crop Science, Jeff Rowe, president global seeds di Syngenta, Neal Gutterson, cto uscente di Corteva Agriscience, Kyle Dooley, leader global data strategy and analytics di CNH Industrial, Brad Arnold, svp global crop cycle and fuse connected services di Agco Corporation, Adrian Percy, ex Bayer e ora cto di Upl, Georgiana Francescotti, global AgTech and digital services di Adama.


Il digitale al centro

Gli strumenti digitali al servizio degli agricoltori sono stati al centro di numerosi dibattiti in quanto in grado di rendere il settore più resiliente rispetto alla pandemia, e in generale di aumentare la sostenibilità ambientale delle produzioni, ridurre i costi di gestione delle aziende agricole, tracciare in maniera sicura i prodotti alimentari dal campo alla tavola, nonché migliorare la gestione agronomica.

Ad esempio Jeff Rowe di Syngenta ha sottolineato come dopo le grandi rivoluzioni del passato (quella verde e quella biotecnologica), oggi stiamo vivendo la rivoluzione digitale. Un esempio è la possibilità di utilizzare piattaforme digitali che suggeriscono all'agricoltore qual è la migliore semente da utilizzare in un dato appezzamento. Valutazioni che vengono effettuate grazie all'analisi di dati provenienti da diverse fonti, come i satelliti, le attrezzature connesse e le esperienze di altri agricoltori in condizioni simili.
 
Jeff Rowe di Syngenta
Jeff Rowe di Syngenta

Si tratta di una rivoluzione a livello iniziale, che promette di cambiare in modo radicale il settore nei prossimi anni. E un contributo lo potrebbe dare l'Intelligenza artificiale, la quale è (sarà) in grado di analizzare enormi moli di informazioni, provenienti da fonti di natura diversa, per sostenere le decisioni degli agricoltori.

La tendenza è quella di integrare sempre di più agricoltura e digitale. E per questo le aziende della meccanica, come quelle dell'agrochimica, sono alla ricerca delle menti giuste: data scientist, software engineers, AI specialist e così via. E allo stesso tempo grandi aziende attive in altri settori, come Amazon web services, Ibm, Microsoft e Google, per citarne alcune, stanno entrando in questo settore sfruttando la loro esperienza nel campo del digitale.
 

Gli ostacoli all'agricoltura digitale

Secondo Bob Reiter di Bayer un elemento chiave verso la transizione digitale sarà la semplicità d'uso degli strumenti oggi in fase di test o di early adoption. In futuro, sottolinea Reiter, dovrà esserci un solo strumento che aiuti in maniera semplice, efficace e a 360° gli agricoltori a fare meglio il proprio lavoro.

E un ruolo fondamentale lo giocheranno i costruttori di trattori e attrezzature agricole. Già oggi sui mezzi in campo c'è tanta tecnologia, ma come ha spiegato Brad Arnold di Agco la sfida è quella di rendere i dati interoperabili e gestibili in maniera semplice ed efficace. Trasportando l'agricoltore da un mondo di incertezze, in cui non aveva sotto controllo tutte le variabili, ad uno di certezze. La strada per avere mezzi autonomi, giura Brad, è però ancora lunga: ci vorranno decadi prima di arrivarci, quello che dobbiamo fare oggi è risolvere un problema alla volta.

E soprattutto, ha sottolineato Kyle Dooley di CNH Industrial, occorre lavorare sulla connettività, per permettere alle macchine di trasmettere e ricevere dati in maniera affidabile. Solo in questo modo si possono davvero sfruttare le potenzialità dell'Intelligenza artificiale e la grande mole di dati che tutte le macchine producono.

Per Neal Gutterson, di Corteva, le tre grandi direttrici che cambieranno il modo di fare agricoltura saranno lo sviluppo di agrofarmaci di origine biologica, l'implementazione di piattaforme digitali e il miglioramento genetico delle sementi. Ma anche il modo di fare innovazione sta cambiando. Non solo R&D interna alle grandi aziende, ma sempre più open innovation.

Come ha spiegato Adrian Percy di Upl, che ha illustrato la nuova strategia denominata OpenAg, che mira proprio a mettere insieme stakeholder diversi per collaborare assieme. A questo proposito è nato anche un centro di ricerca fisico, denominato OpenAg Center, nel quale Upl vuole riunire menti provenienti da settori diversi per innovare insieme l'agricoltura.
 
Adrian Percy di Upl
Adrian Percy di Upl

Già, perché l'agricoltura ha la grande possibilità di contribuire a vincere le sfide dei cambiamenti climatici e dell'inquinamento in generale. Ad oggi l'Unione europea, attraverso il Green deal e la strategia From farm to fork, sta puntando molto sul plasmare un'agricoltura a minore impatto ambientale, ma per coniugare la sostenibilità economica con quella ambientale sarà necessario innovare, sia in termini di prodotto che di tecnologie.

E soprattutto portare l'innovazione agli agricoltori. Secondo una ricerca condotta da Adama e illustrata Georgiana Francescotti, il 62% degli agricoltori non usa software di data collection e il 60% si affida ancora a carta e penna.. Mentre il 71% ha risposto che i propri tecnici di fiducia non hanno mai parlato di soluzioni digitali.

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Fonte: Agronotizie

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