Sostenibilità, a remunerare gli agricoltori ci pensa la blockchain

Agli agricoltori viene chiesto di essere sempre più sostenibili. E se questo impegno fosse debitamente remunerato? Un'opportunità potrebbe aprirsi grazie alla blockchain

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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La sostenibilità acquista valore quando può essere quantificata (Foto di archivio)
Fonte foto: © Oleksiy Ilyashenko - Fotolia

Parola d'ordine sostenibilità. Oggi quando si parla di agricoltura non si può prescindere dal tema della sostenibilità ambientale delle produzioni. Dall'Unione europea, dalla Gdo e dai consumatori viene chiesto di impiegare sempre meno agrofarmaci e fertilizzanti, di non arare il terreno e di utilizzare solo la quantità di acqua strettamente necessaria.

Una sostenibilità ambientale che talvolta mal si coniuga con la sostenibilità economica dell'azienda agricola, che spesso si trova a fare i conti con prezzi di mercato che a malapena coprono i costi di produzione. E le prospettive per il settore primario sono in chiaroscuro, poiché dall'Unione europea si chiede un maggiore impegno ambientale, anche se la nuova Pac è in fase di definizione e l'attuale resterà in vigore fino al 2023. Un aiuto dal punto di vista economico potrebbe arrivare dal Green new deal e dalla strategia From farm to fork, che tuttavia è ancora in fase di definizione e che quindi non assicura risorse pronte per l'agricoltura.
   

Blockchain e tracciabilità agroalimentare

Che cosa fare allora? Una opportunità potrebbe offrirla la tecnologia e in particolare la blockchain. Uno strumento di cui abbiamo parlato varie volte che permette di immagazzinare dati su registri diffusi e di renderli immutabili nel tempo. La blockchain viene oggi utilizzata soprattutto per garantire la tracciabilità dei prodotti agroalimentari.

Può ad esempio essere impiegata da un consorzio di produttori di formaggio per raccogliere dati nelle stalle consorziate sulla quantità e qualità del latte conferito, materia prima che poi viene impiegata per la produzione di formaggio, attività che a sua volta genera dati. Dati che provengono anche da chi il formaggio lo trasporta e lo vende.

In questo modo il consumatore finale può sapere in maniera sicura la storia del formaggio che ha acquistato. Ma il consorzio o l'insegna della grande distribuzione possono utilizzare queste informazioni anche per ritirare con maggiore semplicità una partita di prodotto avariata oppure ottimizzare i processi di filiera.
 

Blockchain e sostenibilità agroalimentare

Che cosa c'entra dunque la blockchain con la sostenibilità ambientale? L'idea pionieristica che circola nei corridoi di Bruxelles è quella di certificare attraverso blockchain la sostenibilità ambientale delle imprese agricole e di legare i premi della Pac a quest'ultima. Ma c'è di più, perché ad essere interessati al tema della sostenibilità e a mettere sul piatto delle risorse potrebbero essere anche le autorità locali, le fondazioni, le associazioni di consumatori, le imprese di altri settori e così via.

Ma perché è necessaria la blockchain? Il problema che spesso si pone in relazione all'erogazione di premi legati alla sostenibilità è la certificazione e quantificazione dell'impegno dell'agricoltore, che spesso si riduce alla compilazione di scartoffie. Non è facile quantificare in maniera oggettiva l'impegno delle aziende virtuose in termini di riduzione dell'uso di fitofarmaci o di fertilizzanti, minore impiego di acqua o di carburante e così via.

La svolta arriva grazie alla tecnologia. Sarebbe infatti possibile dislocare in campo dei sensori connessi in rete (device IoT) in grado di misurare in maniera oggettiva alcuni parametri e di trasmettere i dati ad una piattaforma che li immagazzini attraverso blockchain. Sulla base di questi dati potrebbero poi essere ripartite le risorse messe a disposizione al fine di promuovere la sostenibilità ambientale.

Facciamo un esempio. Un cerealicoltore impiega uno spandiconcime a rateo variabile in grado di tenere traccia della quantità di fertilizzante impiegato per metro quadro. L'agricoltore in questione utilizza delle mappe di prescrizione e spande il prodotto non in maniera uniforme, ma modulando le quantità sulla base delle reali necessità della coltura. A fine stagione può verificarsi la condizione per cui il suddetto agricoltore abbia impiegato meno fertilizzante rispetto al proprio vicino. Questa condizione risulterebbe dai dati contenuti nella blockchain e certificati dall'impiego di attrezzature smart. Il comportamento virtuoso verrebbe quindi ripagato con una percentuale aggiuntiva rispetto agli aiuti Pac solitamente percepiti.

Analogamente un viticoltore che impiega prodotti fungicidi con un profilo ambientale favorevole potrebbe essere premiato rispetto a chi impiega prodotti più impattanti. I dati per farlo ci sono, ad esempio quelli relativi al carico/scarico del magazzino. Oppure al Gps del trattore, che potrebbe certificare il trattamento.
 

La digitalizzazione al servizio della sostenibilità

Si tratta certamente di una piccola rivoluzione che richiede un ingente sforzo nell'ammodernamento di tutte le strumentazioni e un cambio di mentalità da parte degli agricoltori, sia orientato al tema della sostenibilità sia rispetto a quello della digitalizzazione. Senza contare le remore che moltissimi hanno nel veder tracciata ogni operazione in campo.

Quella offerta dalla tecnologia blockchain potrebbe tuttavia essere un'opportunità per valorizzare sul mercato e nei confronti dell'opinione pubblica il lavoro silenzioso che ogni giorno migliaia di agricoltori portano avanti senza tuttavia vedersi riconosciuto il giusto profitto economico.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: agroalimentare innovazione unione europea sostenibilità tecnologia blockchain

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