Campania, post Covid-19: imprese agricole giovani a caccia di normalità

Hanno subito danni paragonabili ad una tempesta, rallentato gli investimenti e perso clienti. Ma non hanno mai mollato. E ora chiedono un'attenzione diversa per il proprio lavoro

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Per Antonio Palumbo (Anga Campania Confagricoltura), serve una nuova visione dell'agricoltura per rendere più forte il Sud ed il paese
Fonte foto: © Photo Feats - Fotolia

L'epidemia da Covid-19 ha colpito anche le imprese agricole, con aziende che hanno comunque continuato a lavorare, ma in condizioni assolutamente estreme. In Campania, in provincia di Salerno, tra il Cilento e la Piana del Sele non è andata diversamente. A soffrire di più le aziende condotte da giovani, con investimenti in atto e con una forte propensione all'export, che oggi invece appaiono come quelle più reattive e pronte a tornare sui mercati nazionali ed esteri.

Ma cosa chiedono oggi gli imprenditori, proprio mentre Regione Campania sta erogando gli aiuti a forfait decisi dal presidente Vincenzo De Luca, sull'onda dell'emergenza ed il governo mette mano ad aiuti per oltre un miliardo di euro verso il settore? Regole certe per ripartire, ma soprattutto una nuova visione dell'agricoltura. Ecco cosa ne esce da questo viaggio di AgroNotizie in una delle aree agricole del Mezzogiorno d'Italia a più elevato tasso di innovazione.
 

Anga Campania Confagricoltura: "Serve agricoltura forte per Sud forte"

"Siamo imprenditori agricoli e vorremmo un'attenzione diversa da parte dei pubblici poteri verso il nostro settore, che sia capace di offrire un sistema di regole certe e di andare oltre gli strumenti d'intervento oggi esistenti, come è stato già fatto con la cambiale agraria lanciata da Ismea. Una riscoperta importante, ma che da sola non basta - afferma Antonio Palumbo, presidente di Anga Campania Confagricoltura - c'è bisogno di una nuova visione, perché un paese ed un Sud forti hanno bisogno di un'agricoltura forte".
 

Girolamo Mirra, i mercati esteri chiedono certezze

L'esigenza di una nuova visione non può prescindere dallo stato dell'arte, che l'esperienza di altri giovani imprenditori ben descrive. E' il caso di Girolamo Mirra, che ad Eboli è il titolare di un'azienda orticola biologica: 10 ettari in serra e 20 ettari in pieno campo, con una parte della produzione che diventa IV gamma e l'altra parte poponi: melanzane, zucche, zucchine. "Con l'80% della produzione collocata sui mercati esteri, principalmente Gran Bretagna, Olanda e Germania, siamo stati colpiti dai rallentamenti alle frontiere nei primi 20 giorni di lockdown, - spiega Mirra, che afferma - i ritardi con i quali la nostra merce arrivava a destinazione ne ha in alcuni casi determinato il mancato ritiro, con perdite nel periodo del 20-30%".

E quando gli interventi del governo hanno determinato lo sblocco delle frontiere "La nostra campagna di commercializzazione era finita" sottolinea Mirra. Il vero danno ora è il cliente perso: "Abbiamo bisogno, per una programmazione futura, di tornare ad offrire tempi certi per la logistica, anche qualora si dovessero presentare situazioni di parziale emergenza, diversamente sarà difficile riagguantare i clienti sui mercati esteri" spiega l'imprenditore. E l'emergenza ha anche cambiato le richieste della clientela in Italia: "Sempre meno fiori di zucca, molto richiesti dal canale Horeca oggi ancora in crisi e sempre maggiore domanda di cipolle e zucche, che si stanno rivelando dei veri prodotti anticrisi".
 

Domenico Parisi, piantare kiwi nonostante il lockdown

Ma la crisi da Covid-19 può anche essere un freno agli investimenti, non solo alla commercializzazione. E' il caso di Domenico Parisi, azienda frutticola biologica a Pontecagnano e fragoleto condotto ad integrata ad Eboli con oasi naturalistica attrezzata per il pic-nic vicino ad un laghetto, che ha sofferto su entrambi i fronti: "Il lockdown ci ha sorpresi l'8 di marzo facendo crollare le prenotazioni per l'area attrezzata, proprio mentre eravamo in attesa degli astoni di due anni per piantare il kiweto; il blocco dell'attività di ospitalità si è intrecciato con il rallentamento della logistica, con le nuove piante di actinidia che sono giunte in azienda con due settimane di ritardo; siamo riusciti ugualmente a piantare gli alberi e con una percentuale di fallanza molto bassa, ma con grande difficoltà".

E' l'effetto paralizzante dei primi giorni del lockdown sulla manodopera, lo stesso che ha rallentato la raccolta delle fragole nell'azienda di Eboli, e solo giorni più tardi si è materializzata l'ordinanza regionale che ha finalmente chiarito come i dipendenti di un'azienda agricola potessero viaggiare a bordo dello stesso automezzo, agevolando la ripresa del lavoro: "Ai dipendenti dell'azienda ebolitana in cassa integrazione abbiamo pagato comunque la differenza tra lo stipendio intero e quanto percepito dall'Inps - spiega Parisi - in segno di tangibile solidarietà per un momento così difficile". Le perdite dell'azienda di Pontecagnano - dove la piantumazione dei kiwi è poi andata a buon fine - sono contenute nel 10% del fatturato e imputabili al mancato raccolto dei broccoli. L'oasi naturalistica di Eboli, invece, colpita in primavera, perderà su base annua non meno del 30% degli introiti.

"Abbiamo tutti i numeri per venirne fuori, l'investimento è stato comunque portato a termine e sarà produttivo nel 2021 - conclude Parisi - ma resta da riconquistare il mercato, per farlo dobbiamo avere la possibilità di offrire elementi certi ai nostri interlocutori".
 

Geppino Croce: "Ho studiato nuove ricette"

Nella provincia di Salerno c'è anche chi, come Geppino Croce, è titolare di un agriturismo in uno dei posti più belli e panoramici del Cilento: Bellosguardo"Preso in pieno dal lockdown ne ho approfittato per lavorare a nuove idee e ricette per l'azienda, ho letto molto e dedicato tanto tempo alla famiglia - racconta l'imprenditore - ho di fatto cancellato la primavera e ho puntato tutto sulla ripresa estiva ed autunnale, ho avuto fiducia e vedo che molti clienti sono tornati". La Tenuta di Nonno Luigi, a causa del fermo determinato dalla pandemia, a fine anno avrà comunque perso il 40% del fatturato, che Croce ha trasformato ingegnosamente in un investimento sul futuro.

Sono queste solo alcune testimonianze di giovani imprenditori agricoli alle prese con i postumi economici da Covid-19, ma forse già da sole bastano ad offrire un'idea di quanto questo tessuto imprenditoriale - tanto meridionale quanto con la testa in Europa - sia in grado di offrire in termini di affidabilità e di futuro. Un tessuto imprenditoriale da non dimenticare: sul quale investire con saggezza e da rendere ancora più forte.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: AgroNotizie

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Tag: biologico azienda agricola giovani agriturismo danni

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