Un "crack" tira l'altro

Botti piene e vino invenduto. I fiori nelle piazze, ma senza soldi. Molti i settori in difficoltà e si inizia a parlare di aiuti. Si avvicina l'etichetta "a semaforo", spauracchio per il made in Italy. Intanto l'olio è italiano anche quando non lo è

Angelo Gamberini di Angelo Gamberini

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Una selezione degli argomenti pubblicati nella settimana dal 22 al 28 giugno

Fondi europei, sapremo usarli?

L'agricoltura non si è mai fermata, ma non per questo è stata risparmiata dalle conseguenze dell'emergenza sanitaria e molte sono le filiere che ora contano i danni e tentano una ripartenza.

Cresce così l'attenzione per le iniziative prese a sostegno del settore, come pure le critiche per i mancati interventi o per l'inadeguatezza delle risorse disponibili. Così "QN" del 22 giugno, all'indomani della chiusura degli "Stati Generali" voluti dal Governo, commenta nelle pagine dedicate all'economia il programma per l'agricoltura disegnato dalla ministra per le Politiche agricole Teresa Bellanova, che si presenta con un nome accattivante: "Progettiamo il rilancio".

Gli obiettivi, scrive Davide Gaeta che firma l'articolo, sono importanti ma occorre che si traducano in immediate misure di intervento.
Sarà necessario, si legge ancora nell'articolo, "ricorrere a piene mani ai fondi europei che per il nostro paese, rappresentano più un problema che un'opportunità, abituati come siamo a non riuscire a sfruttare la disponibilità di spesa ed a rischiare di dover restituire i fondi ai nostri competitori comunitari".

La soluzione? Semplificare le procedure. Per ora non c'è ancora riuscito nessuno.


Un'opportunità per i polli

Ci sono due notizie che riguardano il mondo avicolo solo apparentemente distanti fra loro, entrambe pubblicate il 23 giugno.
La prima la troviamo sul quotidiano veronese "L'Arena", che ospita un'intervista a Antonio Forlini, presidente di Unaitalia, fra le principali associazioni di questo settore.

La pandemia da coronavirus ha avuto per questo settore un doppio svolgimento: "nelle prime settimane - si legge nell'articolo - la domanda è stata più forte della media del periodo, tanto che le aziende facevano fatica a rispondere, poi una volta fermatosi questo fenomeno si è iniziata sentire la mancanza del canale di vendita Horeca (hotel, ristoranti e catering)".

La seconda notizia la leggiamo su "Il Fatto", dove si discute delle infinite contese commerciali fra Stati Uniti e Cina.
Questa volta nel mirino di ritorsioni dell'una e dell'altra parte sono finiti i prodotti avicoli statunitensi, ai quali Pechino applica un supplemento di verifiche sanitarie.

"Il Fatto" non lo scrive, ma da questa contesa potrebbero trarre vantaggio gli operatori europei del settore avicolo, italiani compresi. Meglio darsi da fare.
 

Attenti a quel semaforo

"La margarina vegetale da preferire all'olio di oliva extravergine".
È questo l'esempio che il settimanale "Panorama" in edicola il 24 giugno ha scelto per descrivere come l'etichetta a semaforo, ribattezzata Nutriscore, potrebbe sconvolgere l'approccio fra consumatori e prodotti alimentari.

"L'etichettatura a semaforo, di proprietà di un'agenzia governativa francese - continua il settimanale - suggerisce ai consumatori cosa fa bene e cosa no".
Peccato che l'algoritmo con il quale si valutano gli alimenti, partendo dal contenuto in alcune sostanze, come grasso, sale e zuccheri, finisca con il penalizzare molte delle eccellenze agroalimentari made in Italy.
Forse non è un caso che questa tipologia di etichetta piaccia a molte multinazionali dell'agroalimentare.

Si torna a parlare di queste etichette a semaforo a pochi giorni dalla presentazione da parte della commissione europea della nuova strategia verde Farm to Fork, le cui ripercussioni sull'agricoltura italiana potrebbero essere importanti.

Il settimanale "Panorama" non ne parla, ma l'Italia ha presentato una propria controproposta con le "etichette a batteria", più attente alla salute e meno agli interessi di parte.
Chi avrà la meglio? Dipenderà da come le nostre rappresentanze a Bruxelles sapranno muoversi in un terreno che già si preannuncia "scivoloso".


Annegati nel vino

"Un crack da 3 miliardi. E' la bolletta pagata dal vino italiano all'emergenza Covid 19". Si apre così l'articolo a firma di Anna Maria Capparelli per il "Quotidiano del Sud" in edicola il 25 giugno.

Le cantine da Nord a Sud, continua l'articolo, sono piene di scorte a causa della chiusura degli esercizi per la ristorazione collettiva e per le difficoltà all'esportazione.
Con i suoi 46 milioni di ettolitri, l'Italia supera anche la Francia e mette in tavola un'offerta di alta qualità, con centinaia di vini che possono fregiarsi dei marchi di origine.
Un settore di grande importanza, che vanta un fatturato di 11 miliardi di euro e che occupa 1,3 milioni di addetti, messo a rischio se non ci saranno interventi di sostegno.

Un primo importante intervento, si legge ancora nell'articolo, arriva dal ministero per le Politiche agricole, con 50 milioni di euro destinati alla distillazione di crisi.
Soldi destinati ai produttori di vini generici che decideranno di avviare il loro prodotto alla trasformazione per la produzione di disinfettanti o di bioetanolo.

L'articolo si conclude con una critica rivolta a Bruxelles per l'esiguità del "pacchetto salva vino", che per il nostro paese si ferma poco meno di 337 milioni, destinati oltre che alla distillazione di crisi, anche alla vendemmia verde e alla promozione.
 

Troppe "corbellerie" agricole

Lo confesso, condivido gran parte delle opinioni espresse dal presidente dell'Accademia Nazionale di Agricoltura, Giorgio Cantelli Forti, che intervistato da Carlo Valentini per "Italia Oggi" del 26 giugno lancia strali sulle tante "corbellerie" che affliggono l'agricoltura.

Come lui sono indignato per le politiche europee in tema di etichette, che lasciano le porte aperte al falso made in Italy.
Emblematico il caso dell'olio, spacciato per italiano quando italiano non è, con il benestare di etichette compiacenti.
Poi la vicenda Ogm, "argomento tabù in Italia - afferma Cantelli Forti – ma noi li importiamo e li consumiamo, a scapito del nostro business agricolo".

Poi un giudizio inappellabile verso le coltivazioni biodinamiche: "non è un metodo di produzione dotato di basi scientifiche – dice Cantelli Forti - in quanto trae origine da una ideologia feticista e di oscura valenza".
 

I nostri macelli sono diversi

Ancora il 26 giugno c'è un'altra intervista che è opportuno segnalare. È quella raccolta da "Il Sole 24 Ore" con Luigi Scardamaglia, vicepresidente di Assocarni.
Il tema è quello dell'igiene nei macelli e dell'episodio di diffusione del coronavirus in uno dei più importanti impianti di macellazione in Germania.

"I nostri macelli garantiscono tutti gli standard di sicurezza necessari per tutelare i lavoratori e garantire la qualità e la salubrità della carne che viene prodotta".
Questa l'affermazione con la quale Scordamaglia apre l'intervista rilasciata al quotidiano di Confindustria, per poi proseguire: "In Germania l'industria della carne fa ricorso a cooperative itineranti al cui interno trovano occupazione soprattutto lavoratori dell'Est Europa.
Squadre che si spostano di azienda in azienda, persone che viaggiano, vivono e dormono insieme, cosa che naturalmente ha favorito il contagio
".
"In Italia - si legge ancora - questo tipo di cooperative è illegale".


C'è la proroga

La doppia proroga su mutui e finanziamenti a prima vista sembrerebbe non prevedere le imprese agricole.
Che verrebbero così escluse dalla possibilità di rinviare dal 30 giugno al 30 settembre le scadenze per mutui e finanziamenti.

La circolare diffusa il 26 giugno dalla Associazione bancaria italiana (Abi) precisa però che ad esserne interessati sono tutti gli accordi sottoscritti con le associazioni di rappresentanza dei consumatori, delle imprese e degli enti locali.
Come precisa "Italia Oggi" del 27 giugno, la "moratoria famiglie" è stata sottoscritta dalle principali organizzazioni degli agricoltori e pertanto ne possono trarre beneficio anche le imprese agricole.

La circolare diffusa da Abi conferma poi la possibilità di sospensione e allungamento sino a 24 mesi, opzione che tuttavia resta nella facoltà della impresa creditizia di accogliere o meno.
 

Te lo dico con un fiore

"Ripartiamo dai fiori", questo il nome scelto per la manifestazione dei florovivaisti che ha concluso la settimana che va dal 22 al 28 giugno.
Città e piazze invase dai fiori, non per festeggiare, ma per protestare e mettere in luce il disastro che incombe sul settore florovivaistico, dopo il blocco di eventi e cerimonie a causa dell'emergenza da coronavirus.
Un crack stimato in oltre 1,5 miliardi di euro che coinvolge decine di migliaia di posti di lavoro.

La visibilità dell'iniziativa (e un'efficace diffusione di comunicati da parte degli organizzatori...) ha contribuito a far rimbalzare la notizia su molti quotidiani grandi e piccoli, che all'evento hanno dedicato attenzione, chi con ampi servizi, chi con fotografie accompagnate da brevi didascalie.
Fra i tanti segnalo il servizio pubblicato da "Il Tempo" del 28 giugno, dove si ricorda che a causa del Covid 19 sono stati rinviati almeno 60mila matrimoni e un numero imprecisato di altre cerimonie religiose e poi fiere ed eventi pubblici.

"A rischio – si legge su questo quotidiano – c'è il futuro di un settore chiave del made in Italy agroalimentare, con il valore della produzione italiana di fiori e piante stimato in 2,57 miliardi di euro".
Anche in questo settore, come per molti altri, le richieste sono sempre le stesse: rinvio delle scadenze fiscali, ammortizzatori sociali, indennizzi a fondo perduto. Sperando ce ne sia per tutti.


Questione di etichetta

E' un argomento del tutto diverso quello che propone il 28 giugno "Libero", per ricordarci che fra pochi giorni, il 7 luglio per l'esattezza, scadono i termini per la risposta che Bruxelles deve dare all'Italia in merito alle etichette dei salumi.
Il Governo italiano ha infatti inviato alle autorità comunitarie nello scorso mese di aprile lo schema di decreto che introduce l'obbligo di dichiarazione di origine per le carni suine trasformate.
In assenza di una risposta scatterebbe la regola del silenzio assenso, che renderebbe applicabile la nuova regola.

Ma sullo sfondo c'è il progetto di rimettere mano a tutto l'impianto delle norme sulle etichette, con la possibilità che sia l'etichetta "a semaforo" ad averla vinta, con pesanti ripercussioni su alcune nostre eccellenze alimentari.

Non meno importante, ricorda "Libero", la posizione di alcune industrie dell'agroalimentare, non proprio favorevoli a "confessare" l'origine delle materie prime utilizzate, anche quando si parla di grano. Vedremo chi la spunterà.
 
"Di cosa parlano i giornali quando scrivono di agricoltura?"

Ogni lunedì uno sguardo agli argomenti affrontati da quotidiani e periodici sui temi dell'agroalimentare e dell'agricoltura, letti e commentati nell'Edicola di AgroNotizie.

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