Agroalimentare: il Covid-19 evidenzia i nervi scoperti della filiera

Tra gap tecnologico, problema della manodopera nei campi e difficoltà logistiche, gli effetti dell'emergenza sanitaria nel lungo periodo sono ancora imprevedibili. Il punto nell'incontro online dell'Università di Palermo

Barbara Righini di Barbara Righini

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Un confronto tra i diversi protagonisti della filiera agroalimentare (Foto di archivio)
Fonte foto: © Alessio Orrù - Fotolia

Lentamente ci si avvia verso la normalizzazione, ma sono ancora in gran parte imprevedibili gli effetti di lungo periodo della crisi da Covid-19 sulla filiera agroalimentare.
Per cercare di fare il punto l'Università di Palermo ha organizzato un incontro online mettendo a confronto diversi settori: dall'olivicoltura al comparto delle mele a quello vitivinicolo, coinvolgendo anche rappresentanti della distribuzione e la Fondazione Fico, con la partecipazione del direttore scientifico, Duccio Caccioni.

Massimo Tagliavini, presidente Aissa, ha analizzato come la crisi abbia portato alla luce criticità: "Soffriamo di un gap tecnologico - ha detto - rispetto agli altri paesi. L'intero sistema agroalimentare nazionale andrà riadattato e dovrà funzionare in maniera coordinata. Bisogna poi trarre vantaggio dai progressi tecnologici, anche in agricoltura. Bisogna pensare alla programmazione di lungo periodo, produciamo sempre meno e dipendiamo troppo dai paesi esteri".

Il problema della dipendenza dall'estero è stato toccato anche da Francesco Tabano, presidente di Federolio che rappresenta circa l'80% del fatturato del comparto. "La pandemia - ha detto Tabano - ha evidenziato le problematiche logistiche con costi di trasporto che sono lievitati. Ha anche reso lampante la dipendenza dalle importazioni: produciamo circa il 35% del fabbisogno di olio. Dobbiamo lavorare sulla filiera, a partire dai vivai, per aumentare la nostra produzione. Se dovessimo immaginare di rinnovare gli impianti con una olivicoltura moderna, non abbiamo neanche chi ci fornisce le piantine. La Spagna, per esempio, rinnovando gli impianti, ha quasi azzerato l'alternanza di produzione. Noi non solo non impiantiamo ma ogni anno ettari ed ettari di uliveti vengono abbandonati".

Per Assomela resta ancora prioritario il problema manodopera, tutt'altro che risolto: "E' imminente la problematica delle operazioni di diradamento - ha detto il direttore di Assomela Alessandro Dalpiaz - poi ci sarà da affrontare la raccolta. Facciamo fatica a comprendere la contrarietà ai voucher, sappiamo che sono stati utilizzati non in maniera virtuosa ma auspicheremmo che il tema fosse affrontato. Siamo poi sostenitori della 'quarantena attiva', in modo che chi arriva sia subito operativo in campo, salvaguardando la salute e la sicurezza. Ci piace l'idea di valorizzare i lavoratori nazionali, studenti anche, impiegare chi oggi è in difficoltà, ma bisogna distinguere: il diradamento, per esempio, necessita di una professionalità acquisita e i lavoratori che arrivano dalla Romania, conoscono tecniche e contesto perché lavorano ogni anno nelle stesse aziende. In ogni caso ben vengano gli italiani".

Ugo Palara, responsabile dell'Ufficio tecnico di Agrintesa, cooperativa che vanta 4mila soci produttori nel settore ortofrutticolo e viticolo, dopo aver sottolineato l'annata assolutamente critica per i produttori della Romagna, con le gelate che in molti casi hanno azzerato il raccolto 2020 e la cimice asiatica che nel 2019 ha colpito duro e che è una problematica ancora aperta, si è voluto rivolgere agli studenti che stavano seguendo l'incontro. "Il lato positivo della crisi dovuta al coronavirus è che ora tutti si sono accorti della centralità della produzione agroalimentare, il lavoro non mancherà ma è necessario essere pronti, preparati. Il settore agroalimentare offre grandi sfide e resta un comparto economico importante per il paese, occorre però attenzione per il nuovo che avanza".

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Fonte: Agronotizie

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Tag: agroalimentare filiera

Temi caldi: Coronavirus

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