L'Europa produce bene, ma importa peggio

Residui da fitofarmaci e farmaci animali: i dati Efsa sono confortanti. Più inquietanti quelli sulle merci di importazione extra-europea

Duccio Caccioni di Duccio Caccioni

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Nei grandi porti affacciati sull'Atlantico passa gran parte del cibo di importazione che viene consumato in Europa
Fonte foto: © denio109 - Fotolia

L'emergenza Covid-19 ha coperto una montagna di cose.
Per esempio son qui che compulso, con colpevole ritardo, gli ultimi dati diramati dall'Efsa, lo scorso 3 aprile, riguardo ai residui dei fitofarmaci e dei farmaci animali negli alimenti distribuiti nell'Unione europea. Si tratta di un report che contiene i risultati delle analisi di 658mila campioni prelevati nei 28 paesi dell'Unione: in pratica una specie di big data sulla salubrità dei cibi in Europa.

I risultati sono confortanti, con superamenti dei limiti abbastanza limitati (lo 0,3% del totale) e in linea con quanto rilevato nei recenti anni ( il range è 0,25-0,37%). Bene, ma non benissimo. Vogliamo dire: tutto sommato bene per l'Italia, che continua ad essere fra i paesi più virtuosi, soprattutto per il numero di analisi effettuate: siamo sempre stati primi anche se di recente Germania e Francia paiono assai più attente.

Non benissimo se pensiamo ai prodotti di importazione. Per esempio le banane, il secondo frutto più consumato anche in Italia, hanno avuto un numero di positività assai più elevato (crescente, dallo 0,5 all'1,7%). Chi come noi, depravati, si diverte a leggere i rapporti periodici Rassf (il sistema di allerta sanitaria degli alimenti dell'Unione) sa che i problemi possono essere molteplici: dalle banane centro-americane ai pistacchi iraniani passando per il mefitico pollo congelato brasiliano. Ecco: quei simpaticoni degli olandesi, ma dico anche dei belgi (ma giusto per fare un esempio, eh…) che son sempre velocissimi nella tirata di orecchie, capelli e quant'altro sporgente degli italiani dovrebbero mettersi una mano sulla coscienza (e l'altra sul portafoglio, chiaro).

Nei grandi porti affacciati sull'Atlantico passa gran parte del cibo di importazione che viene consumato in Europa. Una volta passata la dogana di Rotterdam, Anversa etc. i prodotti arrivano poi direttamente sulle nostre tavole. Nei porti atlantici i controlli sono laschi, laschissimi e si lascia il compito alle organizzazioni dei singoli paesi, che però poi avranno il l'arduo compito di cercare l'ago nel pagliaio.
Perché non provare la libidine dello zelante anche noi? Proviamo a tirarli per il portafoglio.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: agrofarmaci import/export mercati residui

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