La siccità al Centro Sud continua a minacciare la prossima stagione irrigua e le colture non irrigue in atto. E' questo l'allarme rilanciato sul finire della scorsa settimana dall'Osservatorio sullo stato delle risorse idriche dell'Associazione nazionale Consorzi di gestione e tutela del territorio e acque irrigue e dal direttivo nazionale di Confagricoltura.
 

Sicilia, 72 milioni di metri cubi d'acqua in meno rispetto al 2019

Il 75% di pioggia in meno rispetto ad un anno fa caduta nel mese di gennaio 2020: è questa la fotografia che attesta l'ingresso della Sicilia nella lista delle regioni in difficoltà idrica, perché i 25 invasi dell'isola contengono oltre 72 milioni di metri cubi in meno rispetto all'anno scorso, stando alla rilevazione effettuata dal dipartimento regionale dell'Autorità di bacino del distretto idrografico Sicilia presso la presidenza della Regione Siciliana al 1° febbraio, su tutti i bacini dell'Isola. A riprendere il dato siciliano e ad evidenziarlo è l'Osservatorio dell'Anbi sullo stato delle risorse idriche.

Secondo quanto AgroNotizie è in grado di rilevare, in Sicilia al 1° febbraio scorso, su una capacità d'invaso di 830,1 milioni di metri cubi, erano invasati circa 539,99 milioni di metri cubi d'acqua, pari al 65,05% della capacità complessiva di accumulo della risorsa. Un dato in crescita minima rispetto ai 536,46 milioni registrati al 1° gennaio 2020. Testimonianza di un gennaio asciutto e poco piovoso.
 

Basilicata, la situazione si sta aggravando

Secondo l'Anbi si registra anche l'aggravarsi della situazione in Basilicata, dove mancano all'appello oltre 161 milioni di metri cubi: il 14 febbraio scorso si sono registrati nei bacini di questa regione circa 258 milioni, mentre un anno fa erano circa 419 milioni.

Emblematico è il "bollettino dighe" del giorno di San Valentino diramato dall'Ente per lo sviluppo dell'irrigazione e la trasformazione fondiaria in Puglia, Lucania e Irpinia: l'invaso più importante della Basilicata, quello di Monte Cotugno, che ha una capacità di 220,4 milioni di metri cubi lungo la linea di massimo invaso autorizzato, posta a 235 metri di quota sul livello del mare, registra invece un livello di appena 227,80 metri e riesce a ritenere acqua per non più di 141 milioni e 480mila metri cubi. Si tratta di ben 113,5 milioni in meno rispetto al dato del 14 febbraio 2019, quando l'acqua immagazzinata superava il livello massimo autorizzato ed era quantificata in oltre 255 milioni di metri cubi.

"Questa situazione sta creando crescente apprensione tra gli agricoltori che, a causa della crisi climatica e delle richieste di mercato, hanno da settimane iniziato ad irrigare le coltivazioni di fragole e di peschi già fioriti" sottolinea l'Anbi.

"Restano invece confortanti le condizioni idriche di Calabria e Sardegna" aggiunge l'Associazione. Eppure, proprio in queste due regioni è già stata autorizzata l'irrigazione di soccorso, che di fatto anticipa la stagione irrigua.
 

Puglia: situazione stabile, ma a rischio

"Stabile, ma a rischio, resta la situazione in Puglia, dove le riserve d'acqua, contenute negli invasi, sono praticamente dimezzate dall'anno scorso: il 14 febbraio 2020 sono quasi 141 milioni di metri cubi contro gli oltre 280 di 12 mesi fa" suggerisce Anbi.

Secondo quanto rileva AgroNotizie, tale dato preoccupante è riferito ai quattro invasi gestiti dal Consorzio per la bonifica della Capitanata: Occhito sul fiume Fortore, Capaccio sul torrente Celone, San Pietro sull'Osento e il serbatoio di Marana Capacciotti. Basti pensare che solo la diga sul Fortore, rispetto a 12 mesi fa, presenta un deficit di acqua pari ad oltre 89,3 milioni di metri cubi.

"Le temperature record e la mancanza di precipitazioni nel Centro-Sud - ha posto in evidenza il direttivo nazionale di Confagricoltura con una nota diffusa alla stampa - compromettono i raccolti di orticole invernali, ma anche estive e di cereali. Si registra, infatti, un deperimento organico delle piante. In molte aree la terra è arida; ad esempio, in Capitanata dove non piove da più di 50 giorni - il grano è nato ma non si sta sviluppando".

"Questa congiuntura idrica - conferma Massimo Gargano, direttore generale di Anbi - è aggravata dalle inusuali temperature del periodo, che stanno ingenerando un anticipo nei processi colturali e, per questo, bisognosi di apporti irrigui extra. A complicare il quadro - conclude Gargano - ci sono le molte settimane in assenza di piogge e nevicate".
 

Confagricoltura, i cambiamenti climatici colpiscono il Centro-Sud

"Dai dati del servizio relativo ai cambiamenti climatici di Copernicus emerge che gennaio 2020 è stato il mese più caldo mai registrato dal 1880, anno in cui sono cominciati i moderni rilevamenti, battendo il primato di gennaio 2016 (+0,03 gradi). Una situazione che è effetto dei cambiamenti climatici e che sta provocando enormi difficoltà all'agricoltura, in particolare nelle campagne del Centro-Sud del paese, dove già si registrano forti ripercussioni dovute alla siccità". Lo ha sottolineato nei giorni scorsi il comitato direttivo di Confagricoltura che ha fatto il punto sulle conseguenze delle anomalie climatiche.

Confagricoltura ha ricordato che l'aumento delle temperature medie e la modifica del regime delle precipitazioni (intensità e durata) e della loro distribuzione geografica, ha già comportato forte variabilità dei corsi d'acqua (riduzione della portata media, maggiore eutrofizzazione); invasi a secco e quindi l'impossibilità di irrigazioni di soccorso.

"Il caldo anomalo poi fa proliferare ulteriormente gli insetti alieni che danneggiano ulteriormente piante e produzioni - ha evidenziato l'Organizzazione degli imprenditori agricoli -. Ci sono fioriture anticipate, per la falsa primavera, di piante frutticole, con il rischio poi, a causa delle eventuali gelate, di aumentare i danni".

Senza dimenticare il rischio alluvioni, passando da un eccesso all'altro: da zero pioggia a fenomeni virulenti, con l'acqua che scorre sui terreni aridi e non viene assorbita. E con il 2019, l'Europa ha vissuto il suo anno solare più caldo, superiore al 2014, 2015 e 2018.