Pomodoro da industria, c'è l'accordo al Nord

Il prezzo per la campagna 2020 è di 87 euro a tonnellata. Soddisfazione per la tempistica per Coldiretti Emilia Romagna, mentre l'intesa raggiunta penalizza i produttori agricoli secondo le Confagricoltura e Cia regionali

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All'Oi Nord Italia confermato il compito di ricezione del deposito dei contratti entro il 6 marzo
Fonte foto: © Illustrez Vous - Fotolia

È stato sottoscritto il prezzo di riferimento per il pomodoro da industria del Nord Italia per la campagna 2020: è di 87 euro a tonnellata.

Il presidente dell'Oi Pomodoro da industria del Nord Italia Tiberio Rabboni si congratula con la parte agricola e con la parte industriale per "un contratto tempestivo rispetto al calendario colturale e denso di novità positive per quanto riguarda gli obiettivi di programmazione produttiva per allineare e stabilizzare le forniture agricole ai reali fabbisogni industriali e dei mercati".

"A questo proposito - continua Rabboni - l'accordo quadro introduce un nuovo e più significativo ruolo per l'organizzazione interprofessionale vista la programmazione, concordata fra Op e industrie di trasformazione, che ha fissato obiettivi massimi di superficie e di quantità per la dotazione di ogni singola Op. All'Oi del Nord Italia, che ha fornito un supporto tecnico fondamentale nella fase di definizione degli obiettivi di programmazione, è confermato il compito di ricezione del deposito dei contratti entro il 6 marzo e attribuito il nuovo e centrale incarico di verifica delle condizioni stabilite dalla programmazione. L'eventuale mancato rispetto degli impegni (per superficie e quantità eccedenti) comporterà delle trattenute economiche che andranno a formare un fondo, gestito dall'Oi, per lo sviluppo della filiera. È una novità importante ed attesa - conclude Rabboni - che qualifica ulteriormente la nostra organizzazione come soggetto superpartes di garanzia e che rafforzerà l'efficienza e la coesione operativa di tutta la filiera del Nord Italia".
 

Coldiretti Emilia Romagna: "Possibile una pianificazione più corretta"

Anche Coldiretti Emilia Romagna è soddisfatta per la tempistica con cui si è concluso il contratto quadro perché, sottolinea in una nota, questo "permetterà alle aziende agricole una pianificazione più corretta e maggiori certezze nella scelta del riparto colturale aziendale".
L'organizzazione agricola sottolinea inoltre che "Per la prima volta nella trattativa fra le Organizzazioni di produttori e l'industria di trasformazione è stata concordata una programmazione che permetterà la gestione e il controllo delle superfici seminate e delle quantità prodotte, così come richiesto da Coldiretti che al tavolo agricolo ha da sempre chiesto serietà e responsabilità da entrambe le parti per poter ridare competitività a un comparto strategico per l'agricoltura italiana. A fine campagna, attraverso l'incrocio dei dati contrattati con le dichiarazioni annuali Pac, l'Organizzazione interprofessionale dovrà verificare e garantire il rispetto dell'accordo dei limiti contrattati fra le parti. Inoltre il contratto di fornitura per il pomodoro biologico prevede un prezzo di 136 euro/tonnellata. Concordare la programmazione - conclude Coldiretti Emilia Romagna - permette di creare un percorso che soddisfi tutti gli attori in campo garantendo la trasparenza sulla determinazione del prezzo".
 

Confagricoltura Emilia Romagna: "Accordo penalizzante"

Si tratta invece di un accordo penalizzante e rischioso per la parte agricola secondo Confagricoltura Emilia Romagna. Giovanni Lambertini, presidente della sezione pomodoro dell'organizzazione agricola che spiega: "Le nostre richieste sono rimaste inascoltate e il patto siglato non garantisce una reale valutazione della qualità del prodotto". La trattativa si è chiusa in leggero aumento rispetto agli 86 euro dell'anno precedente "ma il quantitativo di pomodoro contrattato è eccessivo", precisa Lambertini ricordando le istanze formulate lo scorso dicembre dall'organizzazione degli imprenditori agricoli per dare valore al prodotto lungo la filiera, ossia: centrare la programmazione 2020 per garantire una congrua remunerazione ai produttori ed evitare di sottoscrivere quantitativi di prodotto contrattato superiori alla reale capacità di trasformazione delle industrie del Nord, come è successo nella campagna 2019.

Si legge nel comunicato dell'organizzazione regionale che "E' stata completamente disattesa la richiesta relativa alle certificazioni, in quanto i produttori non possono più accollarsi gli oneri di fornire crescenti garanzie relative a un prodotto che già rappresenta il top di gamma a livello globale. Non solo. Avevamo anche rivendicato l'esigenza di indicare nella tabella qualitativa base cento il grado brix 4.80, che corrisponde al dato medio calcolato sullo storico del territorio, invece è stato pattuito solo un leggero spostamento da 4.95 a 4.90 gradi brix", aggiunge il presidente dei produttori di pomodoro da industria di Confagricoltura Emilia Romagna.

Lambertini mette in guardia gli agricoltori e "invita alla prudenza nel calcolo delle superfici da dedicare alla coltura al fine di tutelare la redditività aziendale, visto che nella fase precontrattuale non tutti hanno rispettato gli impegni presi"; ricorda infine la cessazione d'attività della Columbus, nota industria parmense di trasformazione del pomodoro, in grado di lavorare oltre un milione di quintali di prodotto. E altre realtà potrebbero presto chiudere i battenti, si legge nella nota dell'organizzazione agricola. "Tali quantitativi verrebbero quindi assorbiti da altre aziende, con prevedibili ritardi nella raccolta - afferma Lambertini -. Il rischio ricadrebbe in toto sulla parte agricola, rendendo incerto il periodo di consegna e costringendo l'agricoltore a lasciare il prodotto nei campi per un periodo talmente prolungato da provocare inevitabili danni qualitativi sui frutti.
 

Cia Emilia Romagna: "Partenza in salita"

"Bene i tempi stretti con cui si è arrivati alla definizione del prezzo del pomodoro, male il prezzo penalizzante per gli agricoltori". E' il commento di Cristiano Fini, presidente di Cia, agricoltori dell'Emilia Romagna.
Si tratta di "un prezzo non equilibrato rispetto ai parametri qualitativi richiesti" secondo il numero uno della Cia regionale che sottolinea l'"alta rischiosità che si devono accollare le imprese agricole".

"Vero è che il prezzo è di un euro in più rispetto allo scorso anno - prosegue il presidente Cia ER - ma il quantitativo di pomodoro contrattato ci sembra eccessivo, un fattore che potrebbe andare a discapito degli imprenditori e causare una perdita di valore. Inoltre va detto che il prezzo di 87 euro è una mera illusione perché è parametrato su un grado brix di 4,90 quando i dati dell'Oi pomodoro da industria ci ricordano, invece, che la media del distretto è sotto il 4.8. Questo - conclude Fini - determinerà che il prezzo medio delle liquidazioni sarà inferiore quello contrattato".

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