Nord Italia, risorse per filiera latte e consorzi di bonifica

Nuovi contributi per latte, ripristino danni e consorzi di bonifica in Emilia Romagna. Nuova normativa per il settore enoturistico, mentre Lombardia e Piemonte protestano contro l'Ue per il riso cambogiano

Lorenzo Pelliconi di Lorenzo Pelliconi

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Soldi in arrivo per filiera latte, ripristino danni e consorzi di bonifica in Emilia Romagna
Fonte foto: © Wolfilser - Fotolia

Maggiori fondi per la filiera latte, il rimborso danni e i consorzi di bonifica in Emilia Romagna, che ha anche fatto la definizione delle nuove linee guida per il settore enoturistico. 
Fronte comune da Lombardia e Piemonte contro la commissione Ue che non ha imposto i dazi sul riso cambogiano. 


Emilia Romagna

Agroalimentare, risorse in arrivo fra filiera latte, rimborso danni e consorzi di bonifica
Nel decreto Milleproroghe ci sono 21,2 milioni di euro di finanziamenti per l'agroalimentare emiliano-romagnolo, oltre 19 milioni per i rimborsi alle aziende colpite da calamità e fondi aggiuntivi per i Consorzi di bonifica. Di questi, oltre 17 saranno destinati al sostegno a 8 progetti per il settore lattiero-caseario per alcune aziende impegnate nella produzione di Parmigiano Reggiano e Grana Padano, oltre alla filiera della Gran Latte che si pone come obiettivo il miglioramento del benessere animale e delle tecniche di produzione del latte alimentare e latticini freschi. Con queste risorse aggiuntive, salgono a 58 milioni i contributi complessivi per la filiera latte nel Psr.
Le nuove risorse potranno generare investimenti per oltre 49 milioni di euro, per un totale complessivo nell'ambito del meccanismo Psr di 152 milioni, con il coinvolgimento di 307 aziende agricole e 49 imprese di trasformazione e commercializzazione. Sul fronte dei danni da calamità naturali, ci saranno 19,5 milioni di euro per rimborsare le aziende colpite nel quinquennio 2013-2018. I fondi per le opere irrigue dei Consorzi di bonifica sono incrementati fino a 233 milioni di euro complessivi per progetti cantierabili.

Enoturismo, ecco le nuove linee guida regionali
La Regione Emilia Romagna ha adottato un provvedimento per il varo delle nuove linee guida e indirizzi al fine di regolamentare l'attività enoturistica, che per molte aziende vitivinicole si sta già rivelando una buona occasione di integrazione del reddito. L'enoturismo è un fenomeno culturale e di costume che sta prendendo sempre più piede anche in Emilia Romagna. Da qui la necessità di normare l'attività, costituita da visite guidate nei vigneti, in cantina e nei luoghi dove sono esposte le attrezzature per la coltivazione e le produzioni enologiche.
C'è poi il momento dedicato alla degustazioni delle produzioni aziendali, in abbinamento a qualche prodotto tipico, e infine la vendita diretta del vino. Possono dedicarsi all'attività enoturistica le aziende agricole iscritte al Registro delle imprese che producono uva e trasformano direttamente la propria produzione, oppure le imprese agroindustriali che fanno trasformazione e commercializzano vino con uva acquistata prevalentemente da terzi, come nel caso di società cooperative private. Per avviare l'attività enoturistica è inoltre necessario fare una segnalazione certificata di inizio attività (Scia) nel proprio comune. A questo segue l'esposizione in azienda di un'apposita cartellonistica con logo ufficiale della Regione Emilia Romagna, e d'obbligo, una pagina web relativa all'azienda.


Lombardia e Piemonte

La Commissione Europea ha deciso di non includere il riso cambogiano tra i prodotti sottoposti a dazi d'ingresso in Europa dall'estate 2020. Lombardia e Piemonte insorgono.
"L'Italia produce più del 50% del riso europeo, Piemonte e Lombardia hanno più del 90% della superficie risicola nazionale – sottolineano i rispettivi assessori all'agricoltura Marco Protopapa e Fabio RolfiI nostri risicoltori non subiranno passivamente le scelte folli della Commissione Ue. Lavorando congiuntamente con l'Ente nazionale risi siamo pronti a portare i nostri produttori a Bruxelles nelle prossime settimane".

Si chiederà il coinvolgimento della Commissione agricoltura della Conferenza Stato-Regioni per ottenere una posizione unica di tutte le regioni italiane. "Il presidente dell'Ente risi ha ragione: questa commissione non vuole bene al riso europeo e italiano – commentano Protopapa e Rolfi – Noi ci stiamo battendo per tutelare la qualità e per la promozione commerciale dei nostri prodotti, garanzia di sicurezza alimentare, e ci ritroviamo la concorrenza sleale di altri sistemi produttivi".

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