Psr Puglia, il Tar boccia il primo ricorso contro le nuove graduatorie

Potrebbe essere la prima di una serie di sentenze in grado di ridare slancio alla spesa e rendere Regione Puglia più forte nel richiedere alla Commissione Ue la deroga al disimpegno automatico

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Regione Puglia per i ricorsi ha congelato 300 milioni di euro e per 77 milioni di quota Feasr non ha centrato il target di spesa 2019
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Il Tribunale amministrativo regionale della Puglia - sezione di Bari con sentenza n. 57/2020 depositata il 21 gennaio 2019 ha respinto nel merito il primo degli 85 ricorsi – presentati da ben 142 ricorrenti – e proposti contro le "nuove graduatorie" delle misure strutturali del Programma di sviluppo rurale Puglia 2014- 2020.
In particolare si tratta di un ricorso contro la nuova graduatoria per misura 4.1 a relativo ad un progetto connesso ad un primo insediamento e che Regione Puglia aveva approvato sin dal 15 marzo 2019. E il provvedimento del Tar Bari spalanca le porte ad altri pronunciamenti simili, con la possibilità concreta di riavviare la liquidazione degli aiuti ai progetti d'investimento finanziati dal Psr Puglia e colpiti dal congelamento dei pagamenti a causa delle liti giudiziarie.

Non solo, per Regione Puglia già questa sentenza potrebbe essere un elemento di forza da giocare nella partita con Bruxelles, per evitare il disimpegno automatico delle risorse del Fondo europeo per l'agricoltura e lo sviluppo rurale: ben 77 milioni di euro.
 
Il giudice ha condiviso le tesi dell'Avvocatura regionale di Puglia circa l'irrilevanza delle vecchie graduatorie, oggetto delle precedenti pronunce di improcedibilità del Tar Bari, avendo le nuove graduatorie completamente sostituito le precedenti, e ha ritenuto legittimo l'operato dell'Autorità di gestione Psr Puglia, apprezzando favorevolmente il notevole sforzo compiuto dagli Uffici per rimodulare l'assetto degli interessi in gioco e giungere ad una nuova finale valutazione, pienamente legittima.

In pratica, le nuove graduatorie superano i profili di illegittimità prodotti da quelle vecchie, che erano frutto dell'irrealistico utilizzo del sistema dell'Indice di performance economica, che di fatto avvantaggiava le imprese agricole che presentavano le performance economiche più fantasiose e fuori norma, e che erano state corrette, nel caso della misura 4.1 dall'Autorità di gestione sin dal 15 marzo 2019 secondo il principio: "la Regione dovrà riconsiderare il valore di performance economica medio ricalcolandolo al netto di quelle per le quali dovesse essere confermata la non conformità dei dati").
 
"Esprimo soddisfazione - ha dichiarato il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano - per la decisione del Tar Bari che conferma, sebbene in una fase ancora non definitiva, la correttezza dell'operato della Regione e dell'Autorità di gestione del Psr. L'unico obiettivo perseguito nel momento in cui ho dovuto assumere la delega all'agricoltura, è stato quello di assicurare l'inizio della spesa delle risorse Psr nel rispetto del quadro normativo".

Infine il presidente e assessore alle politiche agroalimentari di Puglia lascia capire che la sentenza del Tar potrebbe consentire a breve "il raggiungimento di un livello di spesa del Psr adeguato all'importanza del comparto agricolo in Puglia". Anche perché è lecito attendersi – una volta fissato il principio – una valanga di sentenze fotocopia verso tutti gli altri ricorsi contrari alla nuova graduatoria.

Tale sentenza inoltre avvalora anche la tesi di Regione Puglia rispetto alla richiesta formulata a Bruxelles di deroga al disimpegno automatico del Feasr per mancato raggiungimento del target di spesa per il 2019. Infatti, Regione Puglia ha ammesso di aver congelato 300 milioni di euro proprio a causa dei nuovi ricorsi amministrativi, giunti quando tutto il contenzioso sembrava risolto.

E non a caso, la procedura di deroga al disimpegno automatico su Feasr, per ora aperta informalmente da Regione Puglia innanzi alla Dg Agri della Commissione Ue, e che dovrà essere ufficializzata entro fine gennaio ai sensi degli articoli 87 e 88 del Regolamento Ue n. 1303/2013, prevede tale possibilità proprio per liti giudiziarie sull'utilizzo dei fondi e cause di forza maggiore.

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