Nbt, Federbio chiude: "Non ci sono differenze con gli Ogm"

A Bruxelles si discute del futuro delle Nbt e in Italia le associazioni di categoria si dividono tra favorevoli e contrarie. A sostenere le tesi del "no" c'è Federbio. In questa intervista la presidente Maria Grazia Mammuccini spiega perché il futuro del settore non può passare dalle Nbt

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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Maria Grazia Mammuccini, presidente di Federbio
Fonte foto: Federbio

Amate e odiate, le New breeding techniques sono per alcuni la speranza a cui affidare un futuro dell'agricoltura produttivo e sostenibile. Per altri sono un escamotage per far rientrare dalla finestra gli Ogm che il consumatore tanto detesta. Se le maggiori associazioni italiane di agricoltori (e non solo) aprono ad un dialogo sul tema (leggi questo articolo per sapere di più), Federbio ha le idee molto chiare.

"Sulle nuove tecniche d'ingegneria genetica la posizione di Federbio coincide perfettamente con quella assunta a livello europeo e internazionale da Ifoam (Federazione internazionale dei movimenti per l'agricoltura biologica, Ndr): il mondo del biologico ribadisce il proprio impegno a escludere non solo gli Ogm, ma anche i prodotti derivanti dalle nuove biotecnologie dai propri sistemi di produzione", spiega ad AgroNotizie Maria Grazia Mammuccini, presidente di Federbio.

"Riteniamo fondamentale che sulle nuove tecniche d'ingegneria genetica venga condotta un'attenta valutazione del rischio e vengano elaborati, dalla rete europea di laboratori per la rilevazione di Ogm, metodi e strategie per identificare i prodotti derivanti dalle Nbt affinché si possano attivare i necessari controlli. Questo è fondamentale per garantire tracciabilità e trasparenza e quindi la possibilità ai cittadini di scegliere il cibo che preferiscono e agli agricoltori il modo ottimale di produrlo".

Presidente Mammuccini, ritiene che piante modificate con le Nbt possano aiutare anche gli agricoltori biologici ad avere produzioni più sostenibili?
"L'agricoltura biologica trova fondamento nell'agroecologia, quindi su un approccio sistemico e trans-disciplinare che vede l'azienda agricola e il territorio rurale come un sistema integrato basato sull'interazione tra le migliori pratiche ambientali e agronomiche orientate prima di tutto all'incremento della fertilità del suolo, a un alto livello di biodiversità, alla salvaguardia delle risorse naturali, all'applicazione di criteri rigorosi in materia di benessere degli animali e a una produzione ottenuta esclusivamente con sostanze e procedimenti naturali senza l'utilizzo della chimica di sintesi.

Il metodo biologico ha pertanto una duplice funzione economica e sociale da un lato e dall'altro di produzione di beni pubblici che contribuiscano alla tutela dell'ambiente, al governo del territorio, al contrasto e all'adattamento al cambiamento climatico.

L'innovazione per il futuro dell'agricoltura per noi è questa: adottare un approccio olistico puntando sulla resilienza dei sistemi agroecologici piuttosto che su quello della singola pianta ed è in questa direzione che occorrerebbe investire maggiori risorse in termini di ricerca, innovazione e sistemi di conoscenza".


Ritiene che le Nbt possano giocare un ruolo nel rendere il made In Italy più capace di competere in un contesto di cambiamenti climatici?
"Una strategia a sostegno del biologico e della transizione ecologica dell'agricoltura non è compatibile con gli Organismi geneticamente modificati e neanche con i prodotti derivanti dalle nuove biotecnologie. Riteniamo che non sia coerente neanche con la distintività del made in Italy e delle Denominazioni di origine controllata, protetta e Igp che stanno alla base del sistema agroalimentare del nostro paese e che, a partire dalla valorizzazione della grande biodiversità dell'agricoltura italiana, può trovare nella transizione ecologica dell'agricoltura quelle innovazioni necessarie a restituire fertilità al suolo affrontando così l'adattamento e il contrasto al cambiamento climatico".

Le Nbt potrebbero permettere di avere prodotti sani e in abbondanza senza l'uso di agrofarmaci. Uno dei desideri dei consumatori...
"Sulle tendenze di consumo l'affermazione di prodotti etichettati Ogm free, insieme alla crescita del biologico di questi ultimi dieci anni, ci pare una chiara indicazione di una trasformazione del modo di produrre e consumare cibo determinato dalle scelte consapevoli dei cittadini verso prodotti che offrano maggiori garanzie per la salute, per il rispetto dell'ambiente e che al tempo stesso rispondano a principi di equità sociale".

Quale ritiene debba essere l'approccio del legislatore italiano ed europeo nei confronti di queste tecnologie?
"La Corte di giustizia europea ha già definito come il quadro giuridico sugli Ogm sia idoneo a una loro regolamentazione. Questo principio per noi è fondamentale per adottare una rigorosa valutazione del rischio e garantire tracciabilità ed etichettatura dei prodotti da nuove tecniche di ingegneria genetica in modo da consentire una giusta informazione ai cittadini e, contemporaneamente, tutelare l'approccio biologico".

Nessuna nuova regolamentazione dunque?
"In linea con la posizione assunta da Ifoam a livello europeo, anche per noi qualsiasi tentativo di aggirare la sentenza della Corte di giustizia con una nuova proposta legislativa equivarrebbe a togliere ai consumatori il diritto di sapere come vengono prodotti gli alimenti e a negare agli agricoltori e agli operatori della filiera alimentare i mezzi per escludere gli Ogm dai propri sistemi di produzione".

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