Chi ha paura delle New breeding techniques?

Il miglioramento genetico potrebbe rendere il lavoro più semplice e sostenibile, ma l'impiego delle Nbt è ostacolato dalla legislazione obsoleta. Le associazioni di categoria aprono, ma l'opinione pubblica...

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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Cisgenesi e genome editing sono le due biotecnologie più promettenti
Fonte foto: © sinitar - Fotolia

Il primo dicembre scorso la nuova Commissione europea, guidata dalla tedesca Ursula von der Leyen, è entrata in carica. Sul tavolo dei commissari all'Agricoltura e alla Salute-sicurezza alimentare ci sono già due dossier caldi. Il primo è la riforma della Pac e il secondo è la regolamentazione delle New breeding techniques (Nbt).

Le nuove tecniche di miglioramento genetico sono infatti in un limbo. Dopo la sentenza della Corte di giustizia europea del luglio 2018 cisgenesi e genome editing (le due tecniche più promettenti che ricadono sotto il cappello delle Nbt) sono state infatti assoggettate alla direttiva del 2001 sugli Ogm.

Una sentenza arrivata inaspettata e che ha ributtato la palla nel campo della politica (che sembrava volersene lavare le mani lasciando il dossier agli eurotogati) che adesso dovrà regolamentare in maniera puntuale il perimetro di utilizzo di queste biotecnologie.
 

Un grattacapo per la politica

Il Consiglio Ue ha chiesto alla Commissione di presentare entro il 30 aprile 2021 uno studio sulle Nbt ed eventualmente anche una proposta legislativa che dovrà passare al vaglio del Parlamento Ue. "Siamo convinti che le Nbt rappresentino una opportunità enorme per l'agricoltura e il made In Italy", spiega ad AgroNotizie Paolo De Castro, eurodeputato Pd e coordinatore del Gruppo S&D in Commissione Agricoltura a Strasburgo. "Permetteranno infatti alle nostre produzioni di essere al passo coi tempi in termini di gusti del consumatore, cambiamenti climatici e sostenibilità delle produzioni".

Per questo motivo, sottolinea De Castro, "dopo la sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea è necessario un intervento rapido ed efficiente da parte dei legislatori che tenga in considerazione le innovazioni e le tecnologie più recenti differenziandole dagli Ogm tradizionali. Questo punto sarà una delle nostre principali priorità per la nuova legislatura del Parlamento europeo".

Una regolamentazione è necessaria anche solo per fare chiarezza. Ad oggi infatti aziende e ricercatori operano senza sapere quale sarà il futuro del settore.

Per fare un esempio il Crea ha avviato un ambizioso programma di miglioramento genetico delle principali colture del made in Italy proprio utilizzando le Nbt. Come spiegato ad AgroNotizie dal responsabile, Luigi Cattivelli, il problema è che la ricerca sta avanzando senza avere la certezza che le piante selezionate in laboratorio potranno essere testate in campo, visto che la sentenza della Corte Ue rimanda alla legislazione sugli Ogm, lasciando tuttavia agli Stati membri il potere di legiferare in maniera autonoma.

A favore della sperimentazione si sono schierati, tra gli altri, Assobiotech, la Società italiana di genetica agraria, l'assessore all'Agricoltura della Regione Lombardia, Fabio Rolfi, e l'Associazione Luca Coscioni.

E mentre il resto del mondo sta già investendo in questo settore, l'Europa e l'Italia si trovano in un limbo che non fa bene a nessuno. Ma come mai tutta questa incertezza nel procedere in una direzione o nell'altra?
 

La Commissione europea aveva abbozzato un tentativo di lavorare sul tema già anni fa, ma i governi degli Stati membri non avevano voluto prendere palla. Sembra che il problema risiedesse nella volontà di non scontentare l'opinione pubblica che ha dimostrato una avversione marcata verso gli Organismi geneticamente modificati e non coglie (per ora) la differenza tra Ogm e Nbt.

Se in Europa c'è voglia di lavorare sul tema (la Commissione europea ha sottolineato di "Non avere preclusioni ideologiche") in Italia quali sono le posizioni delle associazioni di categoria? Abbiamo chiesto il parere di Coldiretti, Confagricoltura, Cia - agricoltori italiani, Federbio e Slow food.
 

I favorevoli alle Nbt: Confagricoltura e Cia

Delle tre associazioni di agricoltori Confagricoltura e Cia - agricoltori italiani sono quelle che da sempre hanno sostenuto posizioni più progressiste su questo tema. "Con il genome editing si arriva a perfezionare il corredo genetico delle piante in maniera simile a quanto avviene in natura, ma con maggior precisione e rapidità. La tecnica ha anche il vantaggio di essere poco costosa e si può facilmente adattare alle tante tipicità dei nostri territori", ha dichiarato il presidente di Cia - agricoltori italiani, Dino Scanavino, durante un evento organizzato proprio dall'associazione a Bruxelles, ricordando la necessità di superare la normativa del 2001.

Anche da Confagricoltura arriva un chiaro segnale di apertura nei confronti delle Nbt. "I cambiamenti climatici sono sotto gli occhi di tutti e anche la necessità di avere produzioni più sostenibili. Le Nbt rappresentano una opportunità per fornire agli agricoltori strumenti sicuri e al passo coi tempi", ha spiegato ad AgroNotizie Deborah Piovan, imprenditrice agricola, portavoce del progetto Cibo per la mente e dirigente di Confagricoltura. "Per questo chiediamo che l'Unione europea e gli Stati membri mettano mano velocemente al regolamento 2001 sugli Ogm per facilitare la ricerca e rendere possibile la commercializzazione di nuove sementi".

Anche perché, sottolinea Deborah Piovan, molti Stati al di fuori dell'Unione europea stanno già lavorando al miglioramento genetico con queste tecnologie. E la beffa sarebbe quella di ritrovarsi ad importare derrate prodotte grazie alle Nbt, visto che il loro utilizzo ('imitando' ciò che avviene in natura) non è rilevabile con nessun tipo di screening (almeno per quanto riguarda il genome editing).
 

Coldiretti apre, ma con circospezione

Più cauta la posizione di Coldiretti che chiede una analisi approfondita dell'impatto che queste tecnologie avrebbero sulla salute umana e sull'ambiente. "La sfida è quella di fare al più presto chiarezza sul sempre più ampio mondo delle nuove tecniche di selezione vegetale per regolamentarne ambiti di applicazione e prospettive", ha dichiarato ad AgroNotizie Ettore Prandini, presidente di Coldiretti.

"Lo studio e l'impiego di ogni nuova tecnologia che aiuta ad esaltare la distintività del nostro modello agroalimentare, il made in Italy e i suoi primati di biodiversità, meritano di essere approfonditi nel rispetto del principio di precauzione, della sostenibilità ambientale, del libero accesso al mercato, della reversibilità e della necessità di fornire una risposta alle attese dei consumatori".

Insomma, nessuna chiusura preconcetta, ma Coldiretti pone una serie di paletti lungo la strada che separa le Nbt dai campi degli agricoltori. Una apertura che nulla ha a che vedere con i 'vecchi' Ogm transgenici, che secondo Prandini "sono stati condannati dalla storia tanto che oggi sono rimasti solo due paesi sui 28 che fanno parte dell'Unione a coltivare Organismi geneticamente modificati".
 

Da Federbio chiusura totale alle Nbt

Contraria alle New breeding techniques è invece Federbio. "Sulle nuove tecniche d'ingegneria genetica la nostra posizione coincide perfettamente con quella assunta a livello europeo e internazionale da Ifoam (Federazione internazionale dei movimenti per l'agricoltura biologica, Ndr): il mondo del biologico ribadisce il proprio impegno a escludere non solo gli Ogm, ma anche i prodotti derivanti dalle nuove biotecnologie dai propri sistemi di produzione", spiega ad AgroNotizie Maria Grazia Mammuccini, presidente di Federbio (leggi in questo articolo l'intervista completa alla presidente).

"Riteniamo fondamentale che sulle nuove tecniche d'ingegneria genetica venga condotta un'attenta valutazione del rischio e vengano elaborati, dalla rete europea di laboratori per la rilevazione di Ogm, metodi e strategie per identificare i prodotti derivanti dalle Nbt affinché si possano attivare i necessari controlli. Questo è fondamentale - sottolinea Mammuccini - per garantire tracciabilità e trasparenza e quindi la possibilità ai cittadini di scegliere il cibo che preferiscono e agli agricoltori il modo ottimale di produrlo".

Nessuno spiraglio dunque, anche se per i sostenitori delle Nbt le nuove varietà, resistenti ai patogeni, potrebbero aiutare gli agricoltori biologici ad avere produzioni più abbondanti. Per Mammuccini "l'innovazione per il futuro dell'agricoltura è questa: adottare un approccio olistico puntando sulla resilienza dei sistemi agroecologici piuttosto che su quello della singola pianta. E' in questa direzione che occorrerebbe investire maggiori risorse in termini di ricerca, innovazione e sistemi di conoscenza".

D'altronde i dati di mercato danno ragione a Federbio: i consumatori nutrono una profonda avversione nei confronti degli Ogm e prediligono, in numero crescente, i prodotti da agricoltura biologica. E infatti Mammuccini sottolinea come "sulle tendenze di consumo l'affermazione di prodotti etichettati Ogm free, insieme alla crescita del biologico di questi ultimi dieci anni, ci pare una chiara indicazione di una trasformazione del modo di produrre e consumare cibo determinato dalle scelte consapevoli dei cittadini verso prodotti che offrano maggiori garanzie per la salute, per il rispetto dell'ambiente e che al tempo stesso rispondano a principi di equità sociale".
 

Democratizzare la ricerca

Sul tema dell'accesso al mercato delle sementi le Nbt potrebbero giocare un ruolo importante. Se infatti da un lato alcuni lamentano il rischio che pochi grandi gruppi monopolizzino la ricerca, dall'altro le Nbt (con una regolamentazione ad hoc) potrebbero democratizzare la ricerca. Le piccole aziende sementiere o i centri di ricerca pubblici potrebbero infatti sfruttarle anche con budget limitati, non dovendo investire milioni nei dossier richiesti per l'autorizzazione degli attuali Ogm.

"Un ruolo cruciale è giocato dalle piccole-medie imprese, dai piccoli centri di ricerca e dalle università. In Italia abbiamo alcune eccellenze che hanno sviluppato nuove varietà ortofrutticole in grado di resistere alle malattie più comuni senza alcun utilizzo di prodotti fitosanitari", spiega De Castro. "In futuro, dobbiamo continuare a perfezionare queste pratiche, per raggiungere un modello agricolo sempre più sostenibile e capace di essere protagonista della transizione ecologica".
 

Slow food apre una 'riflessione interna'

Slow food sul tema ha preferito non esprimersi. Contattato da AgroNotizie l'ufficio stampa ha sottolineato come "sulle Nbt c'è, in questo momento, una verifica e discussione all'interno dell'associazione nazionale. Pertanto si preferisce ancora non intervenire".

Aveva fatto scalpore un articolo comparso su Avvenire lo scorso ottobre in cui veniva annunciata l'apertura di Carlin Petrini alle Nbt. "Io sono per implementare la ricerca sulle New breeding technique (Nbt). Non si pensi che siamo ascientifici o antiscientifici", aveva detto Petrini secondo il giornalista autore dell'articolo. E ancora: "Sono favorevole solo se la ricerca sarà pubblica e se non si faranno partire, con questo via libera, dei meccanismi che portino alla brevettabilità di specie animali e vegetali ottenute con questi processi biologici".

Dichiarazioni poi in parte smentite con una nota dell'associazione, in cui si afferma che Petrini "non ha affermato che le New breeding technique (Nbt) sono un cibo buono, pulito e giusto" e che "non ha chiesto sia rivista la sentenza della Corte europea che vieta di sperimentarle".

Nella nota poi si aggiunge che "Carlo Petrini e Slow food ritengono che in materia di Nbt sia necessario uno studio approfondito sicuro, pubblico e indipendente e che queste tecnologie debbano essere fuori dalle logiche di brevettazione".
 

Strada in salita per le Nbt

Insomma, la maggioranza degli stakeholder italiani si dice o favorevole alle Nbt oppure comunque disponibile a parlarne sulla base di studi che ne analizzino l'impatto sulla salute dell'uomo e sull'ambiente. L'altro tema ricorrente è quello che riguarda la brevettabilità delle sementi ottenute con le New breeding techniques.

Secondo alcuni i frutti della ricerca (anche privata) andrebbero resi disponibili per tutti. Dall'altro le aziende vogliono proteggere gli investimenti. Una soluzione potrebbe essere ciò che in parte già avviene con il cosiddetto 'privilegio dell'agricoltore', il diritto cioè per il piccolo operatore di riutilizzare in certe circostanze sui propri campi i semi del raccolto precedente.

L'altro grande scoglio che frena la politica è il consumatore. Anche se secondo l'Eurobarometro l'opinione pubblica europea è meno preoccupata rispetto al passato dalla questione Ogm, il dibattito pubblico sulle Nbt riporterà sulla scena il tema e sarà complesso spiegare ai cittadini la differenza tra Ogm 'tradizionali' e ottenuti con le New breeding techniques. A meno di lasciare da parte le spiegazioni tecniche e concentrarsi solo sugli impatti positivi che avrebbero.

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