Grano duro, Emilia Romagna: rinnovato l'accordo tra Barilla e cerealicoltori

Oltre 360mila tonnellate nel triennio: questo l'impegno previsto dal contratto di filiera che ha come obiettivi qualità e sostenibilità ambientale ed economica

grano-duro-frumento-spighe-spiga-by-roberto-m-adobe-stock-750x541.jpeg

L'intesa riguarda la fornitura di oltre 120mila tonnellate di grano duro all'anno che saranno prodotte in una superficie agricola di oltre 20mila ettari
Fonte foto: © RobertoM - Adobe Stock

L'accordo triennale tra Barilla e cerealicoltori è stato siglato lo scorso 4 dicembre a Bologna nella sede della Regione Emilia Romagna. L'intesa è valida a partire dalla campagna di produzione cerealicola 2019-2020 e riguarda la fornitura di grano duro di alta qualità dell'Emilia-Romagna alla Barilla per oltre 120mila tonnellate all'anno che saranno prodotte in una superficie agricola di oltre 20mila ettari, pari a circa un terzo della produzione regionale. Promosso dalla Regione Emilia-Romagna, l'accordo per la fornitura di grano duro al gruppo di Parma supera oggi i quindici anni di vita. Il nuovo contratto di filiera coinvolge Barilla, la Società produttori sementi Bologna e le principali organizzazioni di produttori cerealicoli della regione: Op Grandi colture italiane, Op Cereali, Consorzio agrario Terre Padane, Consorzio agrario di Parma, Consorzio agrario dell'Emilia e Consorzio agrario adriatico.

"La ministra Bellanova ha annunciato che saranno nuovamente stanziate risorse, pari a 10 milioni di euro all'anno, per favorire lo sviluppo di questi contratti - afferma l'assessore regionale all'Agricoltura, Simona Caselli -. Le intese di filiera rappresentano uno strumento fondamentale per migliorare la programmazione, garantire stabilità al comparto e per concorrere a salvaguardare la redditività alla componente agricola. In particolare, è significativo il contributo di innovazione tecnica e organizzativa che gli accordi siglati negli anni hanno contribuito a sviluppare consentendo di fissare obiettivi a lungo termine quantitativi, qualitativi e di sostenibilità delle produzioni".

Luigi Ganazzoli, responsabile acquisti del Gruppo Barilla, afferma: "Attraverso questi contratti di coltivazione triennali stiamo riuscendo finalmente ad aumentare la produzione di grano duro italiano di qualità e a remunerare adeguatamente gli agricoltori che potranno anche programmare al meglio lo sviluppo di mezzi e di risorse. Allo stesso tempo stiamo riscontrando una riduzione dell'impatto ambientale grazie alla crescita del progetto grano duro sostenibile, in linea con la nostra mission 'Buono per te, buono per il pianeta'. Per quest'anno, inoltre, abbiamo concordato una lista di varietà consigliate studiate insieme a Horta, spin off dell'Università Cattolica di Piacenza. In questo modo saremo in grado di promuovere la coltivazione di grano duro sempre più adatta alle caratteristiche del territorio emiliano-romagnolo. Questo per noi è un approccio strategico che progressivamente vorremmo estendere a tutte le regioni italiane oggetto dei nostri approvvigionamenti".
 

I vantaggi

L'intesa rende possibili in concreto molteplici vantaggi: Barilla potrà contare su una varietà di grano appositamente selezionata e su un bacino di produzione vicino agli stabilimenti e tutto italiano. Ai consumatori verrà garantito un prodotto finale di elevata qualità e coltivato con tecniche rispettose dell'ambiente.
Gli agricoltori, infine, hanno la conferma di uno sbocco di mercato sicuro, con un prezzo di vendita concordato e premi per la qualità del prodotto fornito. Potranno, inoltre, accedere ai contributi (per ettari coltivati) previsti dal ministero delle Politiche agricole a favore dei produttori che aderiscono a contratti di filiera di durata triennale.
 

Il nuovo contratto triennale

L'impegno riguarda la fornitura di un quantitativo di oltre 360mila tonnellate nel triennio.
Il contratto di filiera triennale è una sorta di "accordo ombrello" che fissa gli impegni generali a cui saranno poi collegati i singoli contratti firmati tra il Gruppo Barilla e ogni organizzazione di produttori o consorzio agrario. A loro volta questi ultimi stipuleranno con i propri soci agricoltori i contratti di coltivazione, con le specifiche tecniche e le opzioni di valorizzazione del grano duro.

La Società produttori sementi Bologna fornirà la maggior parte del seme utilizzato per le coltivazioni. È la selezionatrice delle principali varietà di grano identificate dal disciplinare e sviluppate con un'attività di ricerca e sperimentazione, in parte sostenuta anche dalla Regione.

Nel contratto vengono confermati i diversi premi per la produzione. Il prezzo (determinato per una quota dal listino della Borsa merci di Bologna e prefissato per la restante) include, infatti, anche specifiche premialità legate a diversi fattori: la qualità raggiunta nel contenuto proteico del prodotto; l'adesione al disciplinare di produzione sostenibile di Barilla, in linea con quello di produzione integrata della Regione Emilia-Romagna; la semina di determinate varietà; la durata e le modalità di stoccaggio. Infine, viene estesa da un minimo di 50% e fino al massimo del 100% la percentuale di prodotto ottenuta utilizzando lo strumento applicativo "granoduro.net" che supporta le scelte delle tecniche colturali più adatte e sostenibili in base al terreno e alla varietà coltivata, garantendone sostenibilità e tracciabilità.
 

Il grano duro in Emilia-Romagna

L'Italia è il principale produttore mondiale di grano duro, insieme al Canada. A fronte di un consumo nazionale di circa 5,5 milioni di tonnellate da parte dell'industria molitoria, la produzione media italiana di grano duro si aggira sui 4 milioni di tonnellate. L'Emilia-Romagna è una delle regioni più vocate nella produzione di qualità di questo cereale; nell'annata 2019-2020 gli ettari coltivati sono stati 60mila, in riduzione del 16% rispetto all'annata precedente.
L'andamento climatico in diversi casi ha penalizzato la qualità delle produzioni e talvolta le rese (-4,7% rispetto all'annata precedente). Le quotazioni del grano duro sono state inizialmente piuttosto depresse (-4,5% a inizio campagna) per poi recuperare nell'ultimo periodo, assestandosi a fine novembre intorno a un +16% rispetto allo stesso mese dello scorso anno.
Gli accordi con il gruppo Barilla hanno contribuito a mantenere le superfici coltivate, oltre ad innalzare le capacità professionali per garantire la qualità del prodotto, sia in campo sia nella fase di gestione e stoccaggio. Il primo accordo quadro risale al 2006. Da allora a oggi le superfici a grano duro coltivate in Emilia-Romagna sono quadruplicate.

Ti è piaciuto questo articolo?

Registrati gratis

alla newsletter di AgroNotizie
e ricevine altri

Unisciti ad altre 213.967 persone iscritte!

Leggi gratuitamente AgroNotizie grazie ai Partner