Enoturismo, un affare da 2,5 miliardi di euro all'anno

E' il fatturato del turismo in vigna e cantina secondo il 15° Rapporto sul Turismo del vino in Italia presentato a Telese Terme (Bn) sabato 9 novembre dall'Osservatorio sul turismo del vino

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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I servizi verso gli ospiti crescono in qualità e quantità, ma rimangono alcune criticità da risolvere
Fonte foto: © Roberto Zocchi - Fotolia

Presentato a Telese Terme (Benevento) sabato 9 novembre 2019 il 15° Rapporto sul Turismo del vino in Italia, nell’ambito della Giornata mondiale dell’Enoturismo promossa da Recevin – la rete delle 800 Città del Vino presenti in 11 paesi europei – ed organizzata da Sannio Falanghina, la Capitale europea del Vino 2019.

Il Rapporto, intitolato “Lo sviluppo del turismo del vino tra valore del servizio e ampliamento della filiera” e realizzato dall’Osservatorio sul Turismo del vino dell’Associazione nazionale delle Città del vino, conferma le anticipazioni annunciate alla Borsa internazionale del turismo nel padiglione della Regione Campania, in particolare le stime e le numerose iniziative per migliorare l’offerta enoturistica: in Italia si contano almeno 14 milioni annuali di accessi enoturistici, tra escursioni e pernottamenti; almeno 2,5 miliardi di euro annuali di fatturato, considerando l’intera filiera enoturistica. Cifre che lasciano ben sperare, specie per le aziende che sono profondamente radicate nella realtà delle aree interne dell’Italia, paese dove l'enoturismo ha ormai una cornice giuridica separata dall'agriturismo.

Risultati molto incoraggianti arrivano anche da due sondaggi esplorativi, che segnalano un’offerta ormai consolidata di servizi essenziali ed accessori per l’enoturismo. Un impegno che, accompagnato al fascino del binomio vino-territorio, è adeguatamente compensato: gli enoturisti spendono in media circa 85 euro se escursionisti senza pernottamento in loco e circa 160 euro al giorno se turisti con pernottamento in loco.
Il turismo del vino in Italia cresce di anno in anno in numeri e servizi, in particolare in Toscana: quasi il 50% delle aziende rispondenti al sondaggio è toscana e quasi il 50% degli enoturisti ritengono la Toscana la regione italiana più attrattiva in questo campo.

Altro focus interessante riguarda il turismo dell’olio, a testimonianza della validità dell’intuizione della partnership strategica tra l’Associazione nazionale delle Città del Vino e l’Associazione nazionale delle Città dell’olio, soprattutto in una prospettiva di collaborazione tra i due comparti in tema di valorizzazione del territorio, promozione dell’offerta e commercializzazione del prodotto.

Il sentiment di tanti operatori, dunque, è che il turismo del vino stia crescendo da tanti punti di vista, non soltanto quantitativi. Tuttavia, nei territori emergono segnali di disagio a livello infrastrutturale: valutazioni insufficienti riguardano sia la qualità dei collegamenti, sia la funzionalità degli organismi territoriali, come ad esempio le strade dei vini e dei sapori.

Inoltre, tra i servizi su cui bisognerebbe maggiormente investire, si evidenziano criticità nella comunicazione, alcuni ritardi in merito all’accessibilità di persone disabili a vigneti, cantine e degustazioni, e la necessità dell’aggregazione territoriale.

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