Campania, nocciole verso lo stato di calamità naturale

Coldiretti ha chiesto alla Regione di attivare gli uffici periferici per l'accertamento formale del danno

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Corilicoltura, si rischia una grave perdita di quote di mercato, a causa del prevedibile arrivo di molto prodotto dall'estero
Fonte foto: © Grafvision - Fotolia

In Campania la Coldiretti chiede all’assessorato regionale all’Agricoltura di avviare, attraverso gli uffici periferici della Regione, la procedura per il riconoscimento della calamità naturale per i produttori di nocciole, colpiti dagli eventi atmosferici eccezionali della scorsa primavera (freddo eccessivo a fine primavera e piogge ben sopra le medie stagionali) e dell’estate (onde di calore) che hanno tagliato la produzione della campagna 2019, incidendo negativamente i primi fenomeni sull'impollinazione e sulla maturazione dei frutti il secondo .

Durante un tavolo – tenutosi la scorsa settimana – il direttore di Coldiretti Campania, Salvatore Loffreda, illustrando che la mancata produzione di nocciole in Campania mediamente è del 60% rispetto al potenziale produttivo, ha formalizzato la richiesta di procedere all’attivazione degli strumenti del decreto legislativo 102/2004 nelle mani del consigliere delegato Nicola Caputo, unitamente ad altre proposte per il rilancio e la valorizzazione della filiera corilicola della Campania

Inoltre, l’organizzazione di produttori Il Guscio di Visciano (Napoli) che ha in sé anche molti produttori della provincia di Avellino, dove si registrano danni molto elevati alla produzione potenziale, assistita dal direttore tecnico Sabato Castaldo, ha anche chiesto all’ente regionale di sollecitare il Governo per la concessione della deroga al sistema assicurativo nazionale per l’attivazione del decreto legislativo 102/2004, in modo da ottenere il riconoscimento della compensazione dei danni alla produzione sul Fondo di solidarietà.
 

Le proposte di Coldiretti

Per definire una strategia complessiva di riposizionamento dell’intera filiera produttiva, Coldiretti Campania ha avanzato, a valle della richiesta di stato di calamità, una serie di proposte:
  • costituzione di un tavolo permanente regionale, in grado di supportare le azioni di riposizionamento strategico a livello sia produttivo che commerciale della nocciola campana;
  • istituzione di un coordinamento tecnico-scientifico sulla cimice asiatica, partendo dal buon lavoro svolto per la filiera castanicola
  • valorizzazione dell’osservatorio del Nocciolo presente a Giffoni Valle Piana (Salerno);
  • pervenire alla garanzia di continuità delle misure di indennità compensativa (misura 13) e misure agroambientali (misura 10 e 11) del Programma di sviluppo rurale della Campania tra le due programmazione settennali, in virtù di eventuali slittamenti di attuazione del nuovo piano;
  • avvio di un percorso per la definizione di una Igp Campana della nocciola;
  • incremento delle attività di controllo sanitario e di tracciabilità sulle nocciole importate nei porti campani, con particola attenzione a quello di Salerno.
 

La relazione della Op Il Guscio

La Op, nel chiedere l’attivazione in deroga al sistema assicurativo nazionale del Fondo di solidarietà per i danni a coltura, ha descritto minuziosamente la situazione dei danni sul campo, al fine di meglio motivare la richiesta.

La relazione ha ribadito come i danni maggiori si sono avuti durante il processo dell’impollinazione “lungo e delicato” e causati dai repentini cambi di temperature, alternanza di siccità e piogge intense, tutti sbalzi che hanno congiurato contro un buon esito della fecondazione.

Intanto è stato ribadito che “una perdita pari a più del 60% della produzione, corrisponde a più di 12 milioni di euro che verranno a mancare nelle casse di circa 3mila imprese distribuite su ben 6mila ettari di noccioleti dell’Agro nolano e del Vallo di Lauro e Baianese”.
Se a questo aggiungiamo i prezzi non esaltanti o quantomeno non proporzionali alla riduzione della produzione, il quadro è abbastanza chiaro – continua la relazione della Op Il Guscio - ci sono state perdite per gli agricoltori che vanno dal 50 al 30% del fatturato con ripercussioni pesanti, soprattutto se consideriamo che la redditività del nocciolo si aggira attorno al 20% del fatturato”.

A questo si aggiunge l’effetto deprimente sul prezzo del prodotto comunque raccolto e avviato al commercio che verrà dall’incremento della produzione mondiale: "Secondo i dati dell’Inc resi noti lo scorso maggio, la produzione mondiale raggiungerà nella stagione 2019-20 quota 1.101.000 tonnellate, di cui ben 770mila tonnellate raccolte in Turchia (+34%). In Italia è atteso un calo del 28% circa, da 125mila a 90mila tonnellate”.

Immensi poi i problemi da affrontare sul piano commerciale, per la tenuta futura delle quote di mercato, attesa la forte e crescente richiesta di nocciole da parte anche della Gdo, oltre che dell’industria alimentare e l’arrivo previsto di molto prodotto d’importazione, favorito dalla richiesta di forniture costanti nel tempo e di prodotto estremamente standardizzato.

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