Taglio del nastro per il nuovo impianto produttivo di Pioneer Hi-Bred Italia a Sissa (Parma). La società, parte del Gruppo Corteva (che ha ereditato le attività agro di Dow e DuPont), ha investito 4 milioni di euro per migliorare la selezione e il trattamento delle sementi. Si tratta di un investimento importante, che segue uno stanziamento di 4 milioni per gli impianti di concia e di 2 milioni per il nuovo magazzino. 10 milioni di euro che si vanno a sommare ad altri 22 spesi negli ultimi undici anni.

Con il suo stabilimento di 70mila metri quadri Pioneer si posiziona come il principale player del settore per le colture da pieno campo. "Il 70% del mais da seme coltivato in Italia viene gestito in questo impianto. Lavoriamo anche il 40% del girasole e il 10% della soia", spiega ad AgroNotizie Gabriele Righetti, production location manager di Pioneer, durante la visita al nuovo stabilimento. "Abbiamo circa 400 produttori, localizzati principalmente in Emilia Romagna, con cui lavoriamo fianco a fianco per offrire agli agricoltori prodotti di elevata qualità".
 
Un momento della visita ai nuovi impianti nello stabilimento Pioneer di Sissa (Parma)
Un momento della visita ai nuovi impianti nello stabilimento Pioneer di Sissa (Parma)

Dallo stabilimento di Sissa partono 3 milioni di sacchi all'anno, di cui circa il 20% prende la strada dell'estero. E grazie ai nuovi impianti, che garantiscono una qualità del seme ancora più elevata, si prevede che la produzione di mais segnerà un +30%. Le pannocchie di granturco conferite dagli agricoltori, una volta essiccate, vengono sgranate e i chicchi selezionati in maniera accurata attraverso differenti attrezzature prima di essere conciate.

Tutte le sementi di mais e soia sono certificate ISO 22005:2008 per garantirne la rintracciabilità e ad inizio anno l'impianto è stato certificato Esta (European seed treatment assurance scheme) che assicura l'impegno di tecnologie innovative e sicure nel processo di produzione, gestione e uso di sementi conciate. Sementi che, dicono dall'azienda, permettono di risparmiare fino al 95% di agrofarmaci rispetto ad una applicazione in pieno campo. "Il nostro impegno sulla sostenibilità è forte - ricorda Righetti - e lo dimostra anche la riduzione del 60% della plastica da imballaggio".
 
I sacchi contenenti sementi prodotte in Italia riportano la bandiera italiana
I sacchi contenenti sementi prodotte in Italia riportano la bandiera italiana

"L'inaugurazione di questo reparto è la dimostrazione che fare agricoltura e investimenti in Italia è possibile", ha dichiarato dal palco, davanti ai dipendenti Pioneer, Primo Bragalanti, country manager di Corteva Agriscience Italia. "Oggi serve investire in tecnologia e capacità produttiva per essere competitivi in Italia e in Europa".

E proprio sul tema della competitività l'Italia potrebbe fare meglio. Il Regolamento europeo 1107/2009 relativo all'immissione sul mercato dei prodotti fitosanitari è stato oggetto di diverse interpretazioni da parte degli Stati membri dell'Ue, che hanno compromesso la competitività del settore italiano.

Sul palco Primo Bragalanti, country manager di Corteva, e Gabriele Righetti, production location manager di Pioneer
Sul palco Primo Bragalanti, country manager di Corteva, e Gabriele Righetti, production location manager di Pioneer

Due sono gli articoli su cui le ditte sementiere puntano il dito. Il primo è l'art.28, la cui applicazione in Italia ha comportato l'impossibilità per le aziende nostrane di produrre sementi conciate per l'export, anche se esclusivo, con prodotti fitosanitari non registrati in Italia. Questo ha reso difficile l'esportazione verso quei mercati, europei e non, che richiedono l'utilizzo di certe molecole.

L'art. 49 ha consentito invece l'ingresso in Italia di sementi conciate con prodotti fitosanitari non registrati nel nostro paese. Il legislatore europeo ha infatti deciso che "gli Stati membri non vietano l'immissione sul mercato e l'impiego di sementi conciate con prodotti fitosanitari autorizzati per tale uso in almeno uno Stato membro".

Si tratta di posizioni contraddittorie che in altri paesi, come Francia, Austria, Ungheria e Romania sono state superate grazie all'intervento del legislatore nazionale. Mentre in Italia le ditte interessate lamentano una mancanza di mobilitazione a difesa di un settore che contribuisce all'economia del paese e all'occupazione.