Biologico, la lettera aperta del Gruppo Seta

Scritta da Luigi Mariani dell'Università di Milano e destinata ai parlamentari, vuole mettere in luce temi come la sostenibilità ambientale, gli aspetti economici e la salubrità a seguito della priorità annunciata dal nuovo Governo di approvare il ddl 998

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Il ddl 998 è relativo alle 'Disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell'acquacoltura con metodo biologico'
Fonte foto: © Jurgen Falchle - Fotolia

Mentre il Biofach di Norimberga annuncia di veleggiare speditamente verso il tutto esaurito per l'edizione della fiera mondiale dedicata al biologico e mentre i numeri del settore aumentano vertiginosamente, con superfici triplicate dall'inizio degli anni Duemila (arrivando a 58 milioni di ettari), Luigi Mariani dell'Università di Milano scrive una lettera aperta ai parlamentari italiani per sottolineare a nome del Gruppo Seta (acronimo che sta per Scienze e tecnologie per l'agricoltura) "i molti punti critici del ddl sul biologico".

C'è chi è convinto che il biologico sarà il futuro e, va detto, almeno nei paesi nei quali il reddito pro capite è più elevato e la capacità di spesa più alta, il settore "organic" va forte nei consumi. Un trend crescente tanto che uno studio pubblicato da Nature Communications dell'Istituto di ricerca sull'agricoltura biologica (Fibl) ha previsto addirittura che sarà possibile alimentare 10 miliardi di persone nel 2050 con prodotti 100% biologici.

Non la pensano così gli esponenti del Gruppo Seta, di cui appunto Luigi Mariani è coordinatore, e, anzi, chiedono spazio per porre all'attenzione delle istituzioni "concetti che nel pubblico dibattito non trovano il più delle volte spazio". E lo fanno partendo dalla cronaca e cioè dalla priorità annunciata dal nuovo Governo di approvare il disegno di legge 998 relativo alle "Disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell'acquacoltura con metodo biologico".

Questi i temi elencati nella lettera aperta.

"Le coltivazioni biologiche - scrivono - sono meno sostenibili sul piano ambientale rispetto a quelle con metodo convenzionale/integrato. Ciò perché producono, a parità di superficie, dal 20 al 70% in meno, per cui la loro estensione generalizzata richiederebbe dal 20 al 70% in più di terre coltivate con immani distruzioni di foreste e praterie naturali".

Inoltre, proseguono, "rispetto all'agricoltura convenzionale il biologico presenta emissioni di gas serra per unità di prodotto superiori del 50% nel pisello e del 70% nel frumento, del 300% nel riso e superiori del 61% per chilogrammo di pane prodotto".

Non manca l'attenzione agli aspetti economici, anche in ottica di consumi. "I prodotti biologici - scrivono gli estensori del documento, arricchito peraltro da una sezione di approfondimento - sono commercializzati a prezzi fino al 150% più elevati rispetto agli analoghi prodotti convenzionali, il che dovrebbe indurre a riflettere sulle ripercussioni economiche per il consumatore (o per lo Stato, quando si parla di mense scolastiche obbligate ad approvvigionarsi solo di prodotti bio)".

E cosa dire relativamente alla salubrità? Aspetto smontato dalla scienza. "Il prodotto biologico non presenta differenze significative rispetto agli altri sul piano della salubrità o delle caratteristiche nutrizionali come emerge dal lavoro scientifico di Dangour e collaboratori (2009) e dai report Efsa sui residui di fitofarmaci negli alimenti".

Poi c'è la questione degli aiuti pubblici. "Già oggi il 45% del reddito netto delle imprese biologiche è garantito da finanziamenti comunitari contro il 31% di quelle convenzionali".

Nessuna concessione nemmeno all'agricoltura biodinamica, bollata dal Gruppo Seta come "pratica esoterica".

Anche i numeri sarebbero contro al bio: "Il ddl 988 si riferisce a un settore di nicchia (66.773 aziende biologiche e 286 biodinamiche, in tutto il 4,5% delle 1.471.000 aziende agricole italiane" (Fonte Bioreport Crea, ed. 2017-2018).

Le conclusioni stroncano senza appello il sistema. "Come Gruppo Seta - scrivono - ci domandiamo quale interesse nazionale si prenda in considerazione nel provvedimento, che non affrontando il cruciale tema dei controlli sul biologico, minando il sistema sementiero nazionale, indebolendo il sistema dell'istruzione agraria universitaria, introducendo una pletora di organismi territoriali di cui non si sente il bisogno e stimolando sistemi a bassa produttività accrescerà ulteriormente la nostra dipendenza dall'estero che già oggi sfiora il 50% del fabbisogno nazionale per il frumento e gli alimenti zootecnici. In tale contesto il sostegno offerto ad una pratica esoterica come il biodinamico, nello stesso paese che con Galileo Galilei ha dato i natali al Metodo scientifico quale sistema di conoscenza dei fenomeni naturali, colpisce particolarmente, suonando quasi come una nuova abiura".

Il dibattito è aperto e sarebbe interessante conoscere le opinioni, oltre che degli esponenti dell'agricoltura biologica, anche di qualcuno dei parlamentari destinatari della missiva del Gruppo Seta.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

Autore: Redazione Agronotizie

Tag: biologico sostenibilità

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