Anche i ricchi piangono

Un gigante mondiale come la Cargill, secondo Bloomberg, è in procinto di cambiare le proprie storiche strategie per il modificarsi della situazione di mercato

Duccio Caccioni di Duccio Caccioni

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Anche altri giganti avebbero deciso di rivedere le proprie strategie operative
Fonte foto: © slavomir pancevac - Fotolia

Quando dal 30 agosto gli emissari statunitensi inizieranno, a Shangai, l'ennesimo round di trattative con i loro colleghi cinesi sul sistema daziario non saranno in pochi nel mondo a ben sperare.

Fra questi probabilmente anche i vertici di quella che è considerata la più grande e antica azienda familiare americana, la Cargill: 109,7 miliardi di dollari di fatturato annuo.
Fondata nel 1865 dagli antenati degli attuali proprietari, l'azienda conta 155mila dipendenti in 70 paesi del mondo ed è leader del commercio cerealicolo mondiale (e non solo). Dopo anni di depressione e di elevata volatilità dei prezzi agricoli il colosso di Minneapolis, secondo un articolo comparso sulla agenzia Bloomberg, ha deciso di modificare strategie che duravano da 153 anni.

Con il cambio climatico che produce danni nelle campagne del Mid West, le risse commerciali fra Usa e Cina e la peste suina che riduce la domanda di mangimi, anche gli altri giganti avebbero deciso di rivedere le proprie strategie operative.

La Cargill non pare infatti sola: in movimento sono anche tutti i componenti del famoso Abcd (Archer Daniels Midland Co, Bunge, Cargill, Louis Dreyfuss Co.), i super leader del food trade mondiale.

Gente che conta: ne vedremo delle belle.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: mercati cambiamenti climatici

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